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Lo Scienziato
e il suo incontro
con gli astri


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La vergine e il leone

Un racconto su Carl Gustav Jung che si dedica allo studio dello Zodiaco,
visto con gli occhi della donna che fu sua paziente, poi allieva, e infine amante

di Maria Rita Porfiri *


Toni era seduta su una poltrona a lato del camino acceso, sprofondata nei suoi pensieri. Sentiva il temporale battere sui vetri della finestra con violenza. Per vie misteriose, la sua memoria era tornata a un episodio che risaliva a molti anni addietro, quando sua madre, in preda a una preoccupazione che a lei in quel momento era parsa davvero eccessiva, aveva deciso di farla visitare da un giovane ma già affermato psichiatra zurighese, noto anche al di fuori della comunità scientifica per essere l’erede spirituale designato dell’illustre professor Freud di Vienna.
Era risaputo come questo medico, al pari del grande caposcuola austriaco, applicasse ai suoi pazienti il pionieristico metodo psicoanalitico “per la cura dell’anima”. La madre di Toni era convinta che questa nuova terapia fosse il rimedio migliore per guarire sua figlia dal male di vivere che l’affliggeva da quando, molti mesi prima, aveva perduto il padre, e che rischiava di soffocare la sua giovane esistenza.
Toni all’epoca aveva ventitré anni ed era una ragazza piuttosto alta, magra, con lunghi capelli scuri. Gli occhi, profondi e remoti, il naso affilato e l’atteggiamento delle labbra, perennemente contratte, le conferivano un’aura di fierezza insieme austera e triste, e un aspetto all’apparenza algido. Tre anni era durata la sua analisi con Jung, ed erano bastati perché diventasse prima sua collaboratrice, poi allieva, infine amante.
Era, da allora, l’altra donna, quella che, con sofferenza e umiliazione, da oltre vent’anni, era costretta a condividerlo con la moglie e la famiglia… Toni ricacciò indietro questo pensiero e accese una sigaretta; da sopra il tavolino accanto alla poltrona la attendevano, per essere trascritti, gli appunti stenografati che aveva raccolto qualche tempo prima, durante una dissertazione accademica di lui sul tema dell’astrologia e dei segni zodiacali.
Iniziò a leggere, arrestandosi ogni tanto di fronte a segni resi incomprensibili dalla fretta di scrivere; “Lo Zodiaco è nato allorché l’uomo, con la sua immaginazione e la capacità di costruire metafore, ha creato le costellazioni, attribuendo a quelle stelle che appaiono in corrispondenza con i cicli stagionali nomi che rimandano alle caratteristiche specifiche di ogni stagione. In altre parole, egli ha proiettato nel cielo la ritmicità del tempo.”
Risuonava in lei quella voce maschile, ferma eppure bonaria, che proseguiva a spiegare: “Nell’antichità primigenia i segni erano soltanto quattro, mentre gli antichi romani ne conoscevano undici... la Bilancia, i cui piatti sono stati creati sottraendo le chele allo Scorpione, venne aggiunta in epoca più tarda, al tempo dei Cesari, e infatti è il solo segno che rappresenti uno strumento... gli altri segni zodiacali, come è noto, sono raffigurazioni di creature mitologiche oppure di esseri umani...”
Jung aveva poi descritto i dodici segni simbolicamente uno per uno, a cominciare dall’Acquario, che, a suo dire,”rovescia l’acqua dal suo orcio spandendola ovunque, perchè trae origine in una remotissima epoca in cui, nel periodo invernale, si verificarono ingenti piogge. E i Pesci, a seguire, che nuotano in quelle acque fredde, per cedere il passo alla rinascita vivificatrice della natura, espressa dal giovane Ariete; e ancora il Toro, simbolo della poderosa forza vitale della primavera, seguito dallo straordinario esempio di fertilità umana rappresentato dalla generazione dei Gemelli, fino a giungere al Cancro, il granchio che procede all’indietro, come il sole che splende nel suo cielo e che, con il solstizio d’estate, inizia a calare.
Per quello che riguarda il Leone, poi, l’uomo l’ha chiamato così non perché somigli all’animale, ma perchè nel periodo di calura infuocata dell’estate il sole ardente brucia e inaridisce ogni cosa, e appare distruttivo come un leone infuriato, nonostante già sia avviato alla stagione del declino.
La Vergine, dal canto suo, dovrà rabbonire il Leone che ruggisce, tagliandogli e accorciandogli la criniera come fece la biblica Dalila con Sansone. Secondo il calendario egizio, durante la prima metà di settembre l’occhio sinistro della dea Nit, simbolo uterino, sarà pronto ad accogliere il dio Osiride. L’elemento femminile in questo segno ha il sopravvento, lo Yin è sopra lo Yang, e la casta donna-vergine renderà mansueto il bellicoso ed irruente uomo-leone.”
Toni interruppe la lettura a questo punto, nonostante la dissertazione comprendesse anche il commento ai rimanenti quattro segni zodiacali. La chiara allusione alla particolare natura del loro rapporto, contenuta nella frase di Jung - lei era della Vergine, lui del Leone - suscitava ancora in lei emozioni contrastanti a distanza di anni. Toni allora ripose i fogli, si alzò stancamente dalla poltrona, e cominciò a prepararsi per raggiungerlo al Club Psicologico di Zurigo, dove Jung avrebbe tenuto una conferenza che lei stessa aveva contribuito a organizzare. Fuori aveva smesso di piovere.

* psicoterapeuta di scuola junghiana