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Lo Scienziato
e il suo incontro
con gli astri

La Vergine e il Leone


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Maria Rita Porfiri *


Elsa era in piedi e sistemava dei grossi girasoli di un giallo intenso, in un vaso nel soggiorno della sua bella casa di Via dell’Oca, nel cuore di Roma. Erano i fiori che prediligeva, e anche quella volta glieli aveva mandati Alberto, in segno di riconciliazione dopo il loro ennesimo litigio. Il rapporto che avevano costruito in tanti anni, dapprima fatto di sentimenti intensi e profondi, era divenuto sempre più conflittuale, e ora la solidità del loro matrimonio iniziava a incrinarsi.

Le tornavano alla mente i momenti difficili dei nove mesi trascorsi dopo l’armistizio in una capanna nella campagna di Fondi, un’esperienza da cui entrambi avevano attinto motivi d’ispirazione per due romanzi che sarebbero diventati opere di successo. Scrivere, ossia interpretare la realtà e tradurre in parole l’essenza che in essa si coglie, era per loro una necessità vitale, la forza profonda e misteriosa che li aveva uniti e che adesso, con un processo inverso, li stava lentamente separando.

L’attenzione dei lettori e dei critici, negli anni, si era concentrata quasi esclusivamente su Alberto e la sua produzione di libri, e questo alimentava in Elsa un’accesa rivalità, che lei viveva con forte ambivalenza e che si rafforzava nelle occasioni in cui si sentiva messa in ombra e quasi defraudata, dal marito, del riconoscimento pubblico che riteneva di meritare. Questa posizione secondaria in cui si sentiva costretta, mal si conciliava con il suo temperamento energico di donna Leone (era nata il 18 agosto) governata dal Sole, ambiziosa e combattiva, desiderosa di calamitare l’attenzione altrui e accentrare su di sé l’ammirazione per i propri successi.

Indipendente e orgogliosa, si era incontrata con Alberto, un uomo dalla personalità altrettanto affascinante e complessa, che univa alla creatività del Sagittario (era nato il 28 novembre) un aspetto di personalità fortemente narcisistico, amante dall’apparire e del comparire, come attestava Giove nel Leone al centro del suo cielo.

L’ascendente in Scorpione conferiva al carattere di Alberto un acuto spirito polemico, e quel gusto intelligente per il paradosso e per l’ironia che così tanto aveva contribuito al successo di cui godeva in società; conteso dai migliori salotti della Roma-bene, non si sottraeva al fascino della mondanità, impersonando egregiamente il tipico esponente di un certa realtà culturale del suo tempo.

Elsa e Alberto appartenevano a due segni di Fuoco, la loro unione era passionale e dinamica, ma anche afflitta da aspri contrasti che sovente sfociavano in aperta ostilità. L’estrema insoddisfazione di lei, esacerbata dal ruolo da protagonista del marito, la inducevano, nei momenti di più cupo sconforto, a confessare con amarezza alle persone care che “le coppie di letterati sono una peste” e che, riguardo all’amore che l’aveva legata ad Alberto, le pareva “impossibile d'averlo mai provato e di poterlo provare ancora”.

Eppure, questo rapporto tra una donna Leone e un uomo Sagittario, due segni governati da elementi archetipici maschili, con una spiccata tendenza alla realizzazione individuale tanto negli affari personali che nelle relazioni sociali, resisté, tra momenti alterni, per oltre un quarto di secolo, fin quando Alberto si innamorò di una giovane scrittrice, ed Elsa continuò a dedicarsi alla sua tormentata vocazione letteraria.

* psicoterapeuta di scuola junghiana