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Una Donna tra Vigneti
e Spartiti

Attrice con charme
manager con grinta

 

 

 

 



di Eugenia Sciorilli


Questo bottone di ricerca, “Protagoniste”, è dedicato a donne viventi e in attività, ma il terzo numero di Travel Carnet fa eccezione alla regola e propone Iris Origo, che dopo una vita spesa per la scrittura e la valorizzazione di un territorio come la Val d’Orcia è morta nel 1988.
Perché questa scelta? Perché si rinnova anche in questa stagione estiva l’incanto di un festival raffinato, “di nicchia” (vedi Calendario di luglio), ovvero quegli “Incontri in terra di Siena” che proprio alla sua memoria e a quella del marito, Antonio Origo, è stato dedicato. A loro si deve il prodigio di un giardino eccezionalmente suggestivo come quello della Foce, disegnato da Cecil Pinsent e presente nella prestigiosa associazione “Grandi Giardini Italiani” (per informazioni e prenotazioni di visite al giardino, tel. 0578-69101 – info@lafoce.com).
Da anni un regista intelligente e al di fuori di schemi e mode, Marco Tullio Giordana, coltiva il progetto di realizzare un film sulla vita di Iris Origo. Nata a New York da famiglia facoltosa, cresciuta negli agi tra Stati Uniti, Irlanda e Firenze – la madre possedeva a Fiesole la splendida “Villa Medici”, frequentata anche da Bernard Berenson – Iris sposa nel 1924 un giovane marchese italiano, Antonio Origo, e decide insieme a lui di andare a vivere in una fattoria in provincia di Siena, la Tenuta “La Foce”.
Scelta non facile, perché allora la Val d’Orcia era una terra povera e infruttuosa. Attraverso gli anni, Iris e Antonio Origo riescono a rendere quel territorio prospero e meraviglioso. Appassionato anche il suo impegno nella Resistenza, durante la seconda guerra mondiale.
Nel frattempo, Iris Origo alimenta la vocazione di scrittrice dando alle stampe alcuni libri, diffusi soprattutto nel mondo anglosassone. La sua autobiografia, “Immagini e Ombre”, scritta nel 1970 e pubblicata in Italia nel 1984 da Longanesi, viene chiusa da questi due versi:
“L’uomo è un mondo, e ne ha
Un altro che gli sta vicino”.
La lezione di umanesimo di Iris Origo sta anche nella scelta di queste folgoranti parole.