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Marguerite Yourcenar grande dame della letteratura

L’8 giugno 1903 è la data di nascita
di una celebre accademica di Francia
che ha legato il suo nome
a un capolavoro: “Memorie di Adriano”

di Eugenia Sciorilli

 

Nasce a Bruxelles l’8 giugno 1903 una protagonista del mondo letterario del ventesimo secolo: Marguerite Yourcenar.
Donna di eccezionale cultura, narratrice e poetessa, viaggiatrice instancabile e spinta da una sete costante di esperienze, Marguerite Yourcenar è coinvolta in un fortunato caso editoriale grazie al suo romanzo “Memorie di Adriano”.
Convinta di scriverlo per una manciata di lettori, la Yourcenar si decide a pubblicarlo dopo ripensamenti e pause nella stesura, che la spingono a varie riscritture. La prima versione, infatti, risale alla sua prima giovinezza, mentre la data di pubblicazione è del 1951 (la prima edizione italiana è presso Einaudi, nel 1963).
Tra le prime idee di scrivere su un personaggio mitico della civiltà romana e le pagine stampate, si avvicendano quindi alcuni decenni di “fuoco sotto la cenere”, con un episodio rocambolesco che spinge l’autrice a dedicarsi infine a quella storia: un ritrovamento casuale di alcuni fogli dattiloscritti dalla carta ormai ingiallita, nel 1948.
Finalmente esce dunque nelle librerie francesi, e a poco a poco conquista il mondo intero, “Memorie di Adriano”, quest’opera narrativa di una finezza straordinaria e di un’originalità geniale, che rievoca la vita e il pensiero di uno dei più grandi imperatori romani dandogli voce come se fosse un monologo, ma in realtà dando corpo a un luminoso affresco storico.
Sulla scia della “Recherche” di Proust, il romanzo “Memorie di Adriano” si propone come capolavoro e allo stesso tempo come bestseller, conquistando i critici letterari e vendendo milioni di copie, con decine di traduzioni.
All’inizio degli anni Ottanta, ormai agli apici della fama, Marguerite Yourcenar confermò nel libro-intervista “Ad occhi aperti” (Bompiani) la sua passione per il viaggio confidando che negli attimi prima di morire avrebbe voluto rivedere “i giacinti del Mont-Noir o le viole del Connecticut in primavera” e poi “le dune, in Fiandra come più tardi nelle isole-barriera della Virginia, con il rumore del mare che dura dal principio del mondo”, e anche “Capo Sounion, al tramonto; Olimpia, a mezzogiorno; alcuni contadini su una strada di Delfi, che offrono spontaneamente alla straniera i campanacci della loro mula”. E ancora: “Un arrivo mattutino, a Segesta, a cavallo, attraverso sentieri allora deserti e sassosi che profumavano di timo”.