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In questo nuovo racconto astrologico, l’attrazione tra Lou Salomé e
Friedrich Nietzsche, affascinante come un romanzo, ma legata alla realtà storica

di Maria Rita Porfiri *


Da quasi un’ora Lou sedeva immobile sulla riva del lago, a fissare le acque ferme con l’anima in preda a un sentimento di tristezza tanto forte che le pareva potesse sovrastarla da un momento all’altro. Dovette fare appello a tutta la sua forza interiore per non cedere a un moto di compassione verso quell’uomo che ora, dichiaratamente, soffriva in modo indicibile per causa sua. Non aveva potuto far altro che essere sincera con Friedrich, lui non meritava inganni o menzogne.

Quello stesso pomeriggio, quando aveva rifiutato con fermezza la sua proposta di matrimonio, aveva colto una espressione strana nei suoi occhi, inquietante e disperata insieme. Nell’atmosfera rarefatta e silenziosa che aveva avvolto il paesaggio del lago, si erano scambiati un bacio fugace e appassionato e questo era stato tutto. Ammise a se stessa di sentirsi attratta da quell’uomo così brillante e intelligente, straordinariamente colto, capace di intuizioni geniali e innovative, che avevano scosso il mondo un po’ statico della filosofia tradizionale, avviandolo verso il nuovo secolo.

Eppure, era spesso lei stessa a ispirarlo con l’acutezza delle proprie idee, durante le loro interminabili conversazioni sui più disparati argomenti di matrice intellettuale, che spaziavano dalla filosofia alla musica, dalla religione alla storia dell’arte, dalla poesia alla psicologia. Nonostante le affinità spirituali che la accomunavano a Friedrich, c’erano diverse circostanze che ostacolavano una loro possibile unione sentimentale stabile: innanzitutto l’età di Friedrich, che aveva trentotto anni mentre lei ne aveva appena compiuti ventuno, poi la ferma convinzione di Lou che il matrimonio fosse una scelta troppo convenzionale e restrittiva per rientrare nei suoi progetti esistenziali, almeno a breve termine.

Decise che, una volta tornati in patria, avrebbe suggerito a Friedrich e a Paul Reé, un comune amico filosofo pure innamorato di lei, di sperimentare a Berlino un periodo di convivenza a tre, una sorta di “comune filosofica” fondata unicamente su una relazione di profonda e fraterna amicizia. Camminando sulla via del ritorno, lungo la strada che portava dal lago verso la villa dove soggiornava, Lou tornò con la mente alla frase che Friedrich le aveva rivolto appena conosciuta: “Da quali stelle siamo caduti per incontrarci qui?”, le aveva sussurrato fissandola con il suo sguardo severo e intenso.

Qualche mese più tardi Friedrich le aveva scritto, in una lettera accorata: “Ti devo il più bel sogno della mia vita”, e aveva confidato ad un amico che soltanto dopo aver frequentato quella giovane e affascinante russa si era sentito maturo per il suo Zarathustra. Nonostante fosse intimamente gratificata dalle attestazioni d’amore di un uomo della levatura di Friedrich, Lou si riteneva uno spirito libero ed era consapevole che non avrebbe potuto rinunciare facilmente alla propria, fiera, radicata indipendenza.

Questo atteggiamento era in pieno accordo con l’essere una donna Acquario (era nata il 12 febbraio), dominata dal pianeta Urano, spregiudicata e amante delle unioni libere e affrancate da vincoli legalizzati, inevitabilmente vissuti come una limitazione dell’espressione autentica della propria individualità. Sicura di sé, emancipata e anticonformista, questa era Lou. Per lei, l’amore vero doveva essere platonico e consisteva essenzialmente in un ampliamento della propria personalità a livello intellettivo e in uno scambio continuo e proficuo di reciproche conoscenze con l’altro.

Non riusciva a concedere all’amore uno spazio predominante nella sua vita; piuttosto occupavano un posto preminente valori, ideali, idee. Il concetto di amore era vissuto da Lou in modo universale, collettivo, era un affetto rivolto all’intera umanità. L’amicizia, per lei, rappresentava il più elevato e sacro sentimento. Sarebbe stato così anche quando, qualche tempo dopo, Lou avrebbe sposato un professore di lingue orientali, con il quale sarebbe stata unita da un legame platonico eppure profondo, che l’avrebbe accompagnata nei lunghi anni dei suoi irrequieti rapporti sentimentali con uomini la cui qualità comune sarebbe stata la vivacità e la creatività intellettuali.

Negli ultimi suoi anni, poi, Lou si sarebbe dedicata alla psicoanalisi, introdotta a quella nuova e affascinante disciplina dallo stesso Sigmund Freud. Ma tutto questo era ancora nascosto dalle cortine del tempo. Quel giorno che volgeva alla fine era stato un giorno di emozione e passione, che l’aveva avvicinata alla sua natura più profonda e alla strada che era determinata a seguire, una strada non tracciata ma che nel tempo a venire, guardando indietro, avrebbe giudicato inevitabile.

* psicoterapeuta di scuola junghiana