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La famosa scena della scarpa nel film La febbre dell’oro 1925.

Chaplin incontra la famiglia Gandhi a Londra nel 1931.

Charlie Chaplin nella parodia di Hitler nel film Il Grande Dittatore, 1940.

Charlie Chaplin e Jack Oakie in una scena del film Il Grande Dittatore.

Mappa celeste della costellazione dell’Ariete con la Mosca Boreale.

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di Maria Rita Porfiri *

Charlie Chaplin in un ritratto giovanile del 1900-1910. La finestra, affacciata su un parco a qualche chilometro dal lago di Ginevra, offriva un panorama rilassante e un po’ malinconico, che si adattava piuttosto bene allo stato d’animo che doveva provare il nuovo proprietario della lussuosa villa. Erano trascorsi diversi mesi dal momento in cui, mentre si trovava su un piroscafo diretto verso l’Inghilterra, un cablogramma lo informava che un pubblico decreto del Ministro della Giustizia aveva annullato il suo visto di rientro negli Stati Uniti; in questo paese, dove aveva risieduto per molti anni, le autorità lo avevano preso di mira da tempo, sospettandolo senza fondamento di simpatie comuniste.

Il ritorno in Europa, quindi, da piacevole viaggio per mostrare alla sua famiglia la terra in cui era nato, si era trasformato in un paradossale esilio dal paese di cui non era mai in realtà stato cittadino. Il celebre Charlie Chaplin, con alle spalle la più luminosa carriera che il cinema avesse mai visto, non aveva infatti mai abbandonato la cittadinanza britannica da quando, su un altro piroscafo transatlantico, aveva raggiunto l’America con una troupe di varietà e senza saperlo aveva cambiato per sempre la sua vita, armato di un talento e di una determinazione senza pari.

Chaplin nelle vesti di Charlot. Fu questa determinazione, unita alla ferma consapevolezza delle sue capacità, a spingerlo verso traguardi che, sino allora, nessuno aveva mai raggiunto nel cinema. Non solo seppe creare un personaggio di successo universale, l’inconfondibile “vagabondo” , ma divenne anche un abile uomo d’affari, fondando la casa di produzione United Artists assieme ad altre stelle di Hollywood, superando felicemente la transizione dal cinema muto al sonoro (che fu invece fatale per tanti suoi colleghi), e accumulando un patrimonio tale da non essere intaccato neanche dalle tre pesanti cause di divorzio cui lo condusse la sua irrequietezza sentimentale.

Nato il 16 aprile 1889, sotto il segno dell’Ariete, Chaplin ne mostrava appieno i tratti di decisione, ambizione e combattività, che ne distinsero tutta la vita. Dietro la maschera del candido vagabondo di buon cuore si celava un uomo dal carattere volitivo e autoritario, piuttosto sensibile al potere e al denaro ma anche sinceramente legato alle persone a lui vicine. Animato dall’influsso di Marte, pianeta dominante del suo segno, amava moltissimo affrontare la sfida e il rischio, mosso da una grande sicurezza in se stesso e da un’incrollabile Chaplin in costume nel 1915. fiducia nelle proprie potenzialità. Ad alimentare la sua genialità indiscussa contribuivano la creatività e l’originalità, due doti tipiche dell’Ariete. Affascinante, esuberante e sempre pronto alla conquista, Chaplin esigeva devozione e ammirazione dalle donne, spesso molto più giovani, con cui aveva una relazione amorosa. Anche la sua controversia con il governo statunitense, che avrebbe condotto al suo “esilio”, riflette l’indipendenza e la risolutezza della sua personalità di “Ariete”.

E, alla fine, furono gli altri a piegarsi. Chaplin non volle tornare a vivere in Inghilterra, che aveva lasciato per sempre, nonostante venisse insignito del titolo di baronetto, e gli Stati Uniti, finita l’oscura parentesi maccartista, lo accolsero nuovamente con gli onori dovuti alla sua grandezza. Ma la sua residenza rimase in Svizzera, dove ebbe ancora numerosi figli dall’ultima, amatissima moglie Oona, figlia del grande scrittore Charlie Chaplin e Jackie Coogan nel film Il Monello, 1921. O’Neill, di cui Charlie disse: “La profondità e la bellezza del suo carattere sono una continua rivelazione... Anche quando la guardo camminare davanti a me, sul marciapiede, a volte sono colto da un’improvvisa ondata di ammirazione e amore per lei, e mi viene un nodo alla gola”. Quando si sposarono, nel 1943, lui aveva cinquantaquattro anni mentre lei ne aveva appena compiuti diciotto.

Vissero insieme ancora a lungo, dopo che Chaplin cessò definitivamente di fare film, circondato dall’ammirazione e dalla riconoscenza universali per l’autore di alcuni dei capolavori rimasti nella memoria di tutti, specie per il tenero “vagabondo” con bastone e bombetta; trascorsa l’irrequietezza degli anni di Hollywood, il dominatore della scena si accontentò di una tranquilla vecchiaia nell’Olimpo dei grandi. Morì la notte di Natale del 1977.

 

* psicoterapeuta di scuola junghiana