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Il Castello dei Cavalieri nei pressi del porto di Kos.

Particolare del Castello dei Cavalieri.

La Cattedrale di Kos.

Il vecchio mercato municipale di Kos.

Una tipica cappella greca.

Un caratteristico mulino a vento abbandonato.

Il porticciolo di Kardamena.

Una suggestiva spiaggia nella Baia di Kefalos.

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Per cortese autorizzazione dell’autore, Diego Zandel,
proponiamo ai lettori un suggestivo itinerario
tra i profumi e i colori dell’isola di Kos
nelle tradizioni della Pasqua ortodossa

 

Dal capitolo diciannovesimo del romanzo “Il fratello greco”
La copertina  del libro, Il fratello greco.di Diego Zandel – Hacca Edizioni:

“Siamo dei selvaggi?”
“Perché? No, siete antichi. L’uomo qui ritrova il senso magico della vita. Quello che noi, cosiddetti moderni, abbiamo smarrito. Spero di portarmelo un po’ indietro”.
Errico lo aveva capito pienamente nel corso della settimana santa che aveva preceduto la Pasqua ortodossa.
Era stata, tra l’altro, quella, l’ultima settimana fredda prima dell’esplosione della primavera che, per incanto, era cominciata proprio quella domenica. Nel cielo terso e luminosissimo aveva preso a girare un sole che, d’allora, sarebbe diventato sempre più caldo, mentre l’isola veniva inondata di odori, della camomilla, della liquirizia, del timo, e di colori, con una prevalenza del giallo delle gerbere.

(…)

La statua di Ippocrate a Kos. Errico, a dispetto dell’educazione avuta da un padre anarchico e ateo, aveva seguito come un fedele qualsiasi, accanto a Soula, i riti liturgici che avevano coinvolto l’intera popolazione per tutta la settimana santa, fino al sabato di attesa della Resurrezione.
Prima della messa mezzanotte di quel giorno anche a Errico era stata consegnata una candela accesa da un unico fuoco sacro che, portato per l’occasione da Gerusalemme, era arrivato ad Atene per poi essere diffuso in tutte le chiese della Grecia. Con la candela in mano aveva assistito all’intera, lunga funzione liturgica, ascoltando la voce possente del papas che dall’altare, attraverso gli altoparlanti, si librava nell’aria per tutta la montagna. Alla fine lui e Soula erano tornati a casa, i loro volti, nel buio, illuminati dalle candele che tenevano in mano, e le cui fiammelle non avrebbero dovuto spegnersi per quaranta giorni. Lungo la strada si rincorreva, a mo’ di saluto, l’annuncio che passava di bocca in bocca: “Xristos anésti!”, Cristo è risorto, al quale si rispondeva “Alithòs anésti!”, è veramente risorto. Anche Errico, con insolita commozione, lo aveva ripetuto alle persone che incontrava, mentre scendeva verso casa, dopo aver preso l’impegno con Stergo per la grande festa che avrebbero fatto l’indomani. Si erano salutati abbracciandosi, lui e il fratello e Zafira e Soula, come componenti di una famiglia.
Kos, l’Asclepeion, tempio del dio greco della medicina Asclepio. “È stata la mia notte di Resurrezione più bella”, aveva commentato Soula, quando erano rimasti soli, tradendo nella voce l’intima gioia che davvero provava.
Prima di entrare in casa, Errico l’aveva vista salire in piedi su una sedia e tracciare, col nerofumo delle sacre candele, una croce in segno di benedizione sul bianco calcinato sopra la porta d’entrata. Era tale la magia di ogni gesto compiuto quella notte che Errico aveva fatto tacere dentro di sé qualsiasi considerazione di carattere critico che il padre gli aveva trasmesso nei confronti di ogni religione. Voleva semplicemente lasciarsi vivere, abbandonandosi a quella ritualità antica che gli offriva nuovi contatti con la gente del posto e, soprattutto, con l’anima di Soula, così inestricabilmente greca. Il simbolo trionfava al di là di ogni ragione.

Da sapere: l’isola greca di Kos, situata di fronte alla località costiera di Bodrum (Turchia) ospita quello che viene ritenuto il più antico albero d’Europa: il platano d’Ippocrate, alla cui ombra il celebre medico si rifugiava per dedicarsi agli studi di medicina.

www.diegozandel.it
www.hacca.it