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A cento anni dal Premio Nobel per la Chimica

di Eugenia Sciorilli


In Inghilterra, l’Università di Cambridge non permetteva alle donne di laurearsi o di prendere in prestito libri dalla biblioteca fino al 1947, e lo psichiatra vittoriano Henry Maudsley riteneva che lo studio universitario rendesse sterili le donne. In Germania, fino al 1908 le donne dovevano ottenere il permesso dei professori per frequentare le università come uditrici. E allora, sembra un miracolo che nel 1911, esattamente un secolo fa, Maria Curie potesse ricevere il Premio Nobel per la Chimica, addirittura il suo secondo Nobel dopo quello che aveva ottenuto (per la Fisica) otto anni prima.

Com’è potuto accadere un simile miracolo nella storia ardua dell’emancipazione femminile? A noi donne Maria Curie appare come un simbolo, un modello luminoso, eppure era un essere umano come tanti, in carne e ossa, con un’immensa forza di volontà e un’altrettanto intensa dedizione ai suoi studi scientifici.

Maria Curie nasce come Maria Sklodowska a Varsavia, il 7 novembre 1867, e dopo i primi studi nella città natale riesce a laurearsi alla Sorbona di Parigi, raggiungendo un traguardo straordinario per l’epoca: essere la prima donna a insegnare nel celebre ateneo parigino. Proprio alla Sorbona incontra un altro docente, Pierre Curie, si innamora di lui e lo sposa. Insieme avrebbero formato la coppia più famosa nella storia della scienza.

Il nome di Maria Curie è legato alla sua geniale ricerca, insieme al marito Pierre, dei fenomeni radioattivi e alla scoperta del radio e del polonio – perquesto è stata insignita per ben due volte di un Nobel, il riconoscimento più alto per uno scienziato – ma la sua esistenza è stata costellata di fatiche enormi, di durezze esistenziali come l’ostilità dei colleghi e le ristrettezze economiche, oltre che dei doveri di madre e di moglie, ai quali non volle mai sottrarsi.

A ricordare Maria Curie, nel 1998, è stato anche Ugo Amaldi, prestigioso rappresentante del Cern di Ginevra, che a chiusura di un magnifico discorso tenuto al Politecnico di Bari, quando si domandava quali fossero i tratti della sua figura da ricordare maggiormente, forniva lui stesso questa risposta: “Oltre alla grande e infaticabile sperimentatrice, certamente la guida sicura di tanti ricercatori e la didatta di profonda cultura (…) ma anche la donna ‘timida’ e ‘inetta alla vanità’, molto diversa da quella che può apparire da alcune sue famose foto”.

Anche per questo Travel Carnet ha voluto dedicare alla figura di Maria Curie, alla scia luminosa che ha saputo creare per le generazioni successive il primo bottone di ricerca sulle Protagoniste del 2011.