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In periferia, sulle tracce di Richard Meier

di Asiul

Le borgate romane non sono in genere luoghi che attirano i turisti e nemmeno i romani che non vi abitano. Eppure…a Tor Tre Teste, periferia sudorientale della nostra capitale, c’è un gioiello di architettura contemporanea voluto fortemente da papa Giovanni Paolo II nell’ambito del progetto “50 chiese per Roma 2000” e realizzato dallo statunitense Richard Meier, autore della contestatissima teca dell’Ara Pacis.
Il lungo percorso (metropolitana A fino ad Anagnina più due autobus, 451 e 556) per arrivare in questa zona di Roma decisamente non turistica è ripagato dalla bellezza della chiesa e dallo spirito che vi aleggia. Tra grandi caseggiati, pini mediterranei e prati di periferia “Dives in Misericordia” (http://wn.com/Richard_Meier) compare con il suo candore accecante, dovuto a un particolare cemento autopulente al biossido di titanio, capace di rimanere bianco e inalterato nel tempo. L’edificio è costruito intorno a tre alte vele (chiamate da Meier shells per la loro somiglianza con gusci di conchiglia), di misure crescenti dall’esterno verso l’interno e collegate da corpi in vetro. L’interno è di una luminosità stupefacente e, nello stesso tempo, di una semplicità assoluta, con gli arredi di legno chiaro, l’altare in travertino, Dio misericordioso che ci osserva da un bel bassorilievo. Si rimane rapiti con la testa all’insù, ma anche storditi dalla luce che inonda l’interno della chiesa da tutte le parti.
Avevo già apprezzato Richard Meier per altre sue opere, come l’High Museum of Art di Atlanta, Georgia, USA, (www.high.org), e il Museo di Arte Contemporanea (MACBA) a Barcellona (www.macba.cat) nel cuore del vecchio quartiere di Raval. In entrambi i casi, pur in contesti completamente diversi, mi era piaciuto il contrappunto tra le sue bianche linee e l’ambiente circostante.
Con “Dives in Misericordia” Meier ha regalato a un quartiere della periferia romana non solo una magnifica opera, ma anche un luogo di accoglienza e aggregazione sociale, oltre che religiosa. Infatti. addossato alle tre vele c’è il bel centro parrocchiale con spazi a disposizione della comunità per attività varie.
A sottolineare la vocazione funzionale e non solo artistica delle opere di Meier, possiamo annoverare la stessa teca dell’Ara Pacis, concepita a protezione dell’altare della pace di Ottaviano Augusto, ma anche come centro polifunzionale con l’auditorium, lo spazio espositivo sottostante e l’area esterna di sosta intorno alla fontana.
Insomma, non sempre gli accostamenti tra l’antico e il moderno sono da criticare o addirittura da rigettare; basti pensare alla bellissima piramide di Pei nel cortile del Louvre, due elementi ormai inscindibili nel paesaggio urbano di Parigi.