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Una scena del film.

Jessica Chastain interpreta la Signora O’ Brien.

Brad Pitt e il piccolo Laramie Eppler.

Sean Penn in una scena del film.

Sean Penn nel ruolo di Jack.

Sean Penn e Joanna Going.

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La locandina italiana. L’ultima fatica dell’anticonvenzionale e schivo regista americano Terrence Malick, dopo la premiazione al Festival di Cannes, è arrivata nelle sale cinematografiche italiane. Vi consigliamo di sceglierne una con le poltroncine comode e un efficiente impianto di aria condizionata, perché le due ore e venti minuti di visione sono un’esperienza piuttosto faticosa. I primi venti minuti sono forse i migliori, con una serie di immagini spettacolari che vanno dalla nascita e conseguente espansione dell’universo, fino all’inizio della vita sulla terra. Poi si viene immersi nell’atmosfera provinciale e conformista della provincia americana del Midwest, negli anni ’50. Qui vediamo la vita di una tipica famiglia dell’epoca e l’infanzia di Jack, primogenito di tre fratelli, con una madre dolce e affettuosa (Joanna Going) e un padre burbero e autoritario (Brad Pitt), che pretende rigorosamente di essere chiamato «Signore».
La pellicola fa intuire chiaramente quanto profondamente sia intrisa di pensiero religioso la società e la cultura americane, almeno quella dell’epoca: la messa domenicale con il sermone del predicatore, la preghiera prima del pasto recitata dal capofamiglia. E quanto poi sia la causa del malessere del giovane Jack, che arriva a compiere piccoli sadismi sul fratellino minore o gesti di ribellione alle regole, come rubare una sottoveste femminile dalla casa dei vicini, per poi gettarla nel fiume.
Jessica Chastain. Il resto del film si gioca tra immagini di Jack da adulto (interpretato da Sean Penn) che si muove, all’inizio in avveniristici scenari urbani e poi in un deserto, e flashback della sua vita da bambino. L’insieme però, diventa man mano sempre più angosciante, per poi sfociare nelle paradisiache immagini della spiaggia senza tempo, dove l’uomo incontra e abbraccia i genitori come erano quando lui era piccolo, e i fratellini, di cui uno era morto da giovane. La pellicola si chiude, come è iniziata, con una sorta di aurea divina che risplende nell’oscurità.
E il pubblico in sala applaude (ma qualcuno l’ha già lasciata a metà visione), più che altro per rincuorare se stesso, per essere riuscito a resistere fino alla fine del film. Che è un tentativo, sì coraggioso, di indagare sull’origine dell’universo e la nascita dell’uomo, come fu 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, al quale cui chiaramente Malick fa riferimento, ma con un risultato, in questo caso, piuttosto fallimentare. Per lo meno dal punto di vista delle immagini, che qui si perdono nell’astratto delle geometrie colorate, o nel misticismo del paradiso dove vagano i defunti.

Brad Pitt e Jessica Chastain. Da sapere:
Con l’avvicinarsi del periodo estivo, come d’uso in Italia, il calendario delle novità cinematografiche comincia ad assottigliarsi. A giugno, secondo la nostra opinione, sono ancora gli italiani a presentare le proposte più interessanti. Abbiamo Et in terra pax, degli esordienti Daniele Coluccini e Matteo Botrugno e il controverso documentario sulla famiglia Agnelli di Giovanni Piperno, intitolato Il pezzo mancante. Tra i film stranieri segnaliamo, Venere nera, del regista tunisino Abdellatif Kechiche, basato sulla vera storia della cosiddetta “Venere ottentotta”.

In libreria:
La copertina del libro su Alessandro Ferraù.Esaurito in breve tempo nei mesi scorsi, è nuovamente disponibile il volume “Una vita per il cinema” grazie alla seconda ristampa. È un omaggio ad Alessandro Ferraù e ai suoi cinquant’anni di attività nel mondo del cinema in un album di ricordi fotografici, che ripercorrono il periodo più fertile e felice della cinematografia italiana. Il volume, a cura di Elettra Ferraù, Alessandro Masini ed Emanuele Masini, è pubblicato dal Centro Studi di Cultura, Promozione e Diffusione del Cinema, lo stesso che realizza l’Annuario del Cinema. Alessandro Ferraù è stato un grande testimone degli anni d’oro del nostro cinema: non a caso Mario Verdone (apprezzato critico cinematografico e padre dell’attore e regista Carlo Verdone) lo definì “un editore, organizzatore e protagonista della vita cinematografica di grande serietà e professionalità, fervido di iniziative, sincero amico”.