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L’edificio del gruppo Metropolis all’angolo della Gran Via.

La fontana monumentale in Plaza de Espagna.

Un grattacielo razionalista.

Il Palazzo dei Congressi.

Lo stadio Santiago Bernabeu.

Panoramica dei tetti di Madrid.

Una sala dell’aeroporto Barajacas.

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di Bruga

Rafael Alberti a Madrid nel 1978. Notte di guerra al museo del Prado nell’edizione spagnola delle Ediciones Losange di Buenos Aires. Non lo ricorda quasi più nessuno, ma Rafael Alberti ha attraversato quasi tutto il secolo scorso, essendo nato nel 1902 e morto nel 1999: nei suoi 97 anni di vita intensa e drammatica, ha girato mezzo mondo a causa del franchismo e del suo impegno politico, ma è sempre stato legato sia al nostro paese (entrambi i genitori erano di origine italiana ed egli visse a Roma, in esilio, per una quindicina d’anni) che a Madrid.
Una delle sue opere più famose, non di poesia ma di teatro, è appunto ambientata nel meraviglioso museo madrileno, le cui opere – nella finzione di Alberti - si animano durante un drammatico episodio della Guerra civile, vissuto realmente dall’autore, incaricato di salvare i quadri più preziosi durante l’assedio franchista di Madrid. L’opera, pubblicata nel 1956 e ristampata da Einaudi nel 1970, ha avuto una periodo di grande popolarità, ma è ormai quasi introvabile sia nei cartelloni teatrali che nelle librerie.
La facciata principale del Museo del Prado. E anche il museo del Prado, adesso, si presenta in modo totalmente diverso da come lo descriveva Alberti: il nuovo ingresso, realizzato nel 2007 da Rafael Moneo, si trova davanti alla Puerta de Los Jerónimos e immette in un grande ambiente con tutti i servizi principali, dall'auditorium ai ristoranti e alla libreria. Un disimpegno meno imponente di quello del Louvre, ma capace di assorbire le migliaia di persone che ogni giorno (tranne il lunedì) vi si recano alla scoperta dei capolavori assoluti del Prado, a firma sia di pittori spagnoli che di “ospiti” illustri come Hieronymus Bosch o tanti italiani.
Leggendo le notizie sulla crisi finanziaria della Spagna, si potrebbe pensare a una città disastrata come le nostre: invece un italiano che visita questa capitale si stupisce di non trovare strade piene di buche, né giardini pieni di cartacce, e neanche tutti gli altri segni del degrado, dai graffiti ai più deturpanti mercatini di merce taroccata. Una città normale, Madrid, nella quale si fa manutenzione nonostante i tagli del bilancio e dove lo stadio o l’aeroporto (entrambi estremamente belli e funzionali) sono raggiungibili in metropolitana a costi irrisori.
Particolare di un edificio della Plaza Mayor. Con queste premesse, è superfluo indicare cosa vedere: tutto! Ci sono decine di guide aggiornatissime che vi spiegano in dettaglio cosa e come, ma sappiate che con una tessera dei mezzi pubblici (5 euro per un giorno, 24 per una settimana) e un pass per i musei (32 euro per un giorno, 85 per cinque giorni), ci sarà solo l’imbarazzo della scelta. Sul piano gastronomico idem, visto che la Spagna ha ampiamente recuperato negli ultimi venti anni il ritardo storico che, anche in questo campo, derivava dal “sonno” della dittatura franchista.
Ottimo anche il sito informativo, quel www.spain.info accessibile in una trentina di lingue, aggiornato e invitante, dal quale sarebbe bastato…copiare La statua di Garcia Lorca in Plaza Santa Ana. per evitare le brutte figure del nostro www.italia.it, adesso finalmente online dopo anni di lavoro e milioni di euro sprecati.
A una cinquantina di chilometri dalla capitale, in piena Sierra de Guadarrama, trovate un altro luogo di grande fascino, sperabilmente più fresco di Madrid e comunque meritevole di una visita anche col caldo torrido: il Monastero dell’Escorial. Un complesso (inserito nel Patrimonio dell'Umanità Unesco) che fu costruito nel Cinquecento da Filippo II, con migliaia di stanze, una basilica decorata da Luca Giordano, le tombe dei re e una pinacoteca che compete degnamente col Prado e con gli altri musei madrileni.