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Itinerario del Califfato, la Torre del Homenaje di Alcalà La Real.

Itinerario del Califfato, veduta generale di Carcabuey.

Itinerario di Irving, il Castello di Alcalà de Guadaira.

Itinerario dei Nazaridi, veduta del Castello di Banos de la Encina.

Itinerario dei Nazaridi, il Palazzo di Jabalquinto a Baeza.

Itinerario degli Almoravidi, Palacio de Mondragon a Ronda.

Itinerario degli Almoravidi, la città e il Ponte Nuevo a Ronda.

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di Franco Martano

 

La copertina de I racconti dell’Alhambra di Washington Irving nell’edizione Studio Tesi. Nel maggio 1829 Washington Irving, un diplomatico-viaggiatore americano in vacanza a Siviglia, decise di sobbarcarsi un lungo e pericoloso viaggio attraverso l’Andalusia per visitare quella che, all’epoca, era considerata una delle città più affascinanti al mondo: Granada. Qui i Mori avevano dominato dal 1238, anno in cui Muhammad ibn Nasr entrò accolto trionfalmente dalla popolazione, fino al 1492, quando i re cattolici operarono la “Reconquista” e li cacciarono dalla Spagna. Ma la loro cultura è rimasta così profondamente permeata che ancora oggi, a distanza di oltre 500 anni, Granada conserva una vera, tangibile caratteristica di città bifronte, con una parte moderna e tipicamente europea, ed una araba, sia nella struttura urbanistica, che nel contesto sociale.
Nel suo libro “I Racconti dell’Alhambra”, Irving ci racconta la sua esperienza di molti mesi trascorsi vivendo nella fortezza che domina la città dalla collina di Sabika che all’epoca, dopo essere stata cittadella fortificata prima e residenza reale dei re di Spagna in seguito, era diventata una specie di zona rifugio per i derelitti della zona. Malgrado ciò, non aveva perso lo splendore della sua architettura e dei suoi giardini.
Veduta dell’Alhambra dal Generalife. Dal 1984 l’Alhambra e i suoi Giardini del Generalife sono diventati Patrimonio Mondiale dell’Unesco e rappresentano un chiaro esempio della raffinatezza artistica e culturale araba dell’epoca. I palazzi, i saloni, i patio e l’eleganza dei giardini lasciano a bocca aperta. Primi fra tutti, meritano attenzione il Patio de los Arrayanes , al centro del Palazzo de Comares, e il Patio de los Leones, nell’omonimo Palazzo. Il Palazzo e i Giardini del Generalife, con i loro colori, le vasche e le fontane, completano la visita al complesso. Era il luogo in cui i sultani trascorrevano le calde estati. Furono costruiti nella prima metà del 1300 e ristrutturati nella prima metà del XX secolo.

Alhambra, il Patio dei Leoni. Se l’Alhambra rappresenta il simbolo della grandezza della dominazione dei Mori, esiste poi la vera Granada araba, quella che ancora vive quotidianamente nel passato: è il Quartiere de l’Albayzin, il quartiere andaluso per antonomasia. Ci si accede da Plaza Nueva, costeggiando il fiume Darro. Si entra nelle stradine dove le “Teterie” (case da thè) si mischiano a botteghe piene di tutto ciò che di più arabo si possa immaginare, ad hammam, a mini ristoranti in cui regnano kebab, falafel e splendidi dolcetti con miele e mandorle. Si sale per vicoli dove le automobili non riescono a passare e si arriva fino al Mirador San Nicolas, nella zona più vivace e spettacolare, da dove la vista sull’Alhambra toglie il fiato.

Alhambra, il Patio de la Acequia. Interno dell’Alhambra, particolare della Sala de los Abencerrajes. Un momento di divertimento a Granada è quello dei pasti. Una cena in un ristorante dell’Albayzin con vista sull’Alhambra è un ricordo incancellabile! Per il resto, la cosa più divertente è “Tapear”, ossia girare per i caratteristici locali dove si mangiano le Tapas, piccole porzioni di leccornie locali. Si mangia in un ambiente vivacissimo, magari in piedi, appoggiati su una botte, insieme a commensali mai visti prima con cui ci si scambiano impressioni e consigli sui cibi.
Su tutti, un posto da non perdere è la “Bodega Castañeda”, proprio di fronte alla Cattedrale. (Attenzione a non confonderla con la “Antigua Bodega Castañeda”!). Un antico bancone in legno, tanti prosciutti appesi, tante cose buone da scegliere, dal baccalà al prosciutto Serrano, dalle telline alle verdure. Tutto è eccellente. E per bere? La specialità della casa, naturalmente! Un vermuth rosso con soda. Proprio così, un vermuth rosso con soda! Provare per credere.

Insomma, come hanno cantato i più grandi tenori del mondo: “Granada, tierra soñada por mí…”.

 

Consigli utili

Come arrivare:
In aereo, voli diretti da Roma (www.blu-express.com) o via Malaga (www.Vueling.it)
In auto, circa 1600 Km da Ventimiglia

Il patio dell’Abadia Hotel. Dove dormire:
Hotel Abadia *** (www.abadiahotelgranada.com)

Dove mangiare:
Bodega Castañeda in Calle Almireceros 1
La terrazza del ristorante Las Tomasas. Restaurante Las Tomasas (www.lastomasas.com)

Per un break:
La Tetería del Bañuelo in Calle Bañuelo, 5 (Quartiere Albayzin)

Quando andare:
Il periodo migliore è maggio/giugno o settembre.
In luglio/agosto il caldo arriva a 45/50 gradi

Dintorni ed escursioni:
I bellissimi paesaggi montani della Sierra Nevada e le colline Las Alpujarras, con i tipici villaggi andalusi

Per chi ha tempo, i 4 itinerari del “Legado andalusi” http://www.legadoandalusi.es :

1)Itinerario del Califfato, da Granada a Cordoba
2)Itinerario di Washington Irving, da Siviglia a Granada,
3)Itinerario dei Nazaridi, da Jaén, lungo la valle del Guadalquivir fino a Granada
4)Itinerario degli Almoravidi da Cadice, attraverso Malaga.

 

 

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