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A cento anni dalla morte, un grande gastronomo viene ricordato con la Festa Artusiana
di Eugenia Sciorilli
“Non si vive di solo pane, è vero; ci vuole anche il companatico; e l'arte di renderlo più economico, più sapido, più sano, lo dico e lo sostengo, è vera arte”. Scriveva così Pellegrino Artusi nelle prime pagine del suo celebre libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” che pubblicò alla fine dell’Ottocento e conteneva (nelle edizioni successive) fino a 790 ricette, frutto di lunghi anni di ricerche, innumerevoli viaggi e sconfinata passione per il buon cibo. Un successo rinverdito dalla recentissima edizione inserita nei Classici della BUR Rizzoli, curata da Alberto Capatti.
Nato a Forlimpopoli nel 1820, Artusi morì a Firenze esattamente un secolo fa, nel 1911, ma con la sua città natale mantenne contatti in modo assiduo e costante. Non è un caso, allora, che proprio la località romagnola che lo ha visto venire alla luce gli rende omaggio dal 1997 con la Festa Artusiana, che quest’anno è prevista dal 18 al 26 giugno (info: 0543-749234). Gastronomia, spettacoli, concerti, mostre, incontri, animazioni, eventi speciali: su questo interessante canovaccio gli organizzatori dell’evento hanno intessuto la nuova edizione, che si prevede di spicco proprio grazie all’importante anniversario.
Pellegrino Artusi, secondo il giudizio unanime degli storici, non fu soltanto il padre della cucina italiana, ma anche un eccezionale divulgatore della lingua nazionale, a quel tempo ancora soverchiata dai dialetti. Scrittore e critico letterario, oltre che amante dei buoni sapori, Artusi ebbe modo di sostenere che “dopo l’unità della patria mi sembrava logica conseguenza il pensare all’unità della lingua parlata, che pochi curano e molti osteggiano, forse per un falso amor proprio e forse anche per la lunga e inveterata consuetudine ai propri dialetti”.
Nel suo celebre manuale di cucina, i piatti regionali – soprattutto romagnoli, emiliani e toscani, ma anche veneti, milanesi, genovesi, romani, napoletani e siciliani – si alternano tra loro e con i piatti della cucina internazionale, soprattutto quella francese. Ma c’è un’altra impronta geniale: i piatti poveri si mescolano con quelli della tradizione aristocratica, e ai piatti d’autore si aggiungono le ricette proposte da amici e lettori. La cucina di Artusi è semplice, sana e parsimoniosa, basata su alcuni precetti che persino i più celebrati chef di oggi non si stancano di ripetere: il rispetto degli ingredienti naturali, la qualità e la stagionalità dei prodotti, la semplicità delle preparazioni, il gusto della sperimentazione.
Da sapere: la XV edizione della Festa Artusiana di Forlimpopoli (18-26 giugno 2011) offrirà al pubblico un’iniziativa da non perdere: tutte le sere, fino a mezzanotte, il centro storico – su cui domina una bella rocca trecentesca – si trasformerà in una “città da assaggiare”, in cui vicoli e piazze diventeranno luoghi del manuale artusiano. È stato anche indetto il Premio Marietta, concorso nazionale riservato a cuochi non professionisti (scadenza il 6 giugno, bando scaricabile dai siti).
www.festartusiana.it
www.pellegrinoartusi.it
www.casartusi.it
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