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La battaglia di Monterotondo e Mentana avvenuta nei giorni dell’eccidio della famiglia Arquati per mano degli zuavi pontifici, litografia acquarellata di Archimede Tranzi.

Il corpo militare degli zuavi pontifici.

Giuditta Tavani Arquati è la protagonista di La ribelle e il Papa Re di Claudio Fracassi, Mursia Editore.

Il volume della principessa Trivulzio Belgiojoso La Rivoluzione lombarda del 1848 pubblicato dall’Universale economica nel 1949.

Villa Pliniana a Torno sul Lago di Como, al tempo proprietà di Emilio Barbiano di Belgiojoso marito della principessa.

Locate di Triulzi, luogo caro alla principessa Cristina dove realizzò numerose opere a carattere sociale e dove fu sepolta il 5 luglio 1871.

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A Roma la Tavani Arquati, a Milano la Trivulzio di Belgiojoso

 

di Eugenia Sciorilli


L’eccidio della famiglia Arquati in un dipinto di Carlo Ademollo conservato al Museo del Risorgimento di Milano. C’è una drammatica scena nel film “In nome del papa re” di Luigi Magni in cui si rievoca un episodio storico: l’assalto di una pattuglia di zuavi a un raduno di patrioti romani, che nel 1867 cercavano di dare il loro contributo all’unificazione di Roma allo Stato italiano. In quel giorno d’autunno, il 25 ottobre per l’esattezza, trovava la morte proprio in occasione dell’attacco delle truppe pontificie una delle molte eroine del Risorgimento: Giuditta Tavani Arquati.

Lapide in memoria di Giuditta e dei suoi compagni posta sull’edificio dell’ex filatoio Ajani in via della Lungaretta 97 nel quartiere Trastevere a Roma. Nata a Roma il 30 aprile 1830, figlia di Giustino Tavani (uno dei combattenti per la Repubblica Romana, che trovò l’esilio a Venezia dopo una lunga prigionia), Giuditta crebbe in un ambiente che le fece assorbire principi laici e repubblicani in una Roma dominata dal papato. Ancora adolescente, si sposò con Francesco Arquati, e con il marito continuò ad alimentare ideali politici che vedevano Roma come capitale di un’Italia appena formatasi come Stato unitario. La sua casa di Trastevere era un punto di ritrovo e di accoglienza per quanti condividevano quegli stessi ideali, che molti concittadini ancora consideravano un’utopia.

Il monumento sepolcrale di Giuditta Tavani Arquati al cimitero Verano di Roma, nel 1941 le spoglie di Giuditta vennero traslate all’Ossario garibaldino sul Gianicolo. Nel giorno della morte di Giuditta, e che coincise con la presa di Monterotondo da parte di Giuseppe Garibaldi, circa quaranta patrioti si riunirono in Via della Lungaretta 97, sede del lanificio di Giulio Ajani, di cui Francesco Arquati era il direttore. Lo scopo era di preparare l’insurrezione di Roma contro il governo del pontefice Pio IX. Non fecero in tempo ad attuare quella loro idea: le milizie del papa riuscirono a farsi strada all’interno dell’edificio. Ci fu chi riuscì a fuggire, chi venne catturato, altri congiurati, invece, ebbero una sorte peggiore: nove di loro, infatti, furono uccisi, tra cui Giuditta, il marito e un loro figlio. La loro residenza trasteverina venne saccheggiata.

Palazzo Trivulzio a Milano, luogo di nascita della principessa Cristina, in un’incisione settecentesca di Dal Re. Un’altra luminosa figura di eroina risorgimentale – e vale la pena di ricordarla in questo 150simo anniversario dell’Unità d’Italia – è stata Cristina Trivulzio di Belgiojoso, una ricchissima nobildonna milanese che voltò le spalle a un’esistenza agiata e priva di rischi per immergersi nel terreno ben più infido e pericoloso delle battaglie risorgimentali.

La principessa Cristina Trivulzio di Belgiojoso in un ritratto di Vincent Vidal. Nata a Milano il 28 giugno 1808, dotata di un indiscusso carisma, Cristina non esitò a impegnarsi in prima persona in alcuni degli eventi più significativi di quegli anni. Trovatasi a Napoli mentre scoppiava la rivolta che diede vita alle Cinque Giornate di Milano, riuscì ad assoldare duecento napoletani e portarli con sé a Milano per partecipare a quei moti risorgimentali. Successivamente, fu Giuseppe Mazzini in persona ad affidarle il comando degli ospedali provvisori, aperti in alcune chiese di Roma, per accogliere i feriti durante gli scontri del 1849, legati alle drammatiche vicende della Repubblica Romana.

La principessa, seduta a destra accanto alla madre, con la famiglia in una sala del palazzo di famiglia. Cristina ebbe davvero una vita rocambolesca: le sue frequentazioni degli ambienti patriottici la costrinsero a rinunciare agli agi che la propria condizione di nobile ereditiera le avrebbe permesso, ma riuscì nel corso degli anni ad entrare in contatto con personaggi straordinari come il poeta Heinrich Heine, il compositore Franz Liszt, e persino con il leggendario generale francese La Fayette. Questa figura indomita di patriota – che a Parigi volle fondare “La Gazzetta Italiana”, spedita in Italia di contrabbando – si spense nella sua città natale il 5 luglio 1871.