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Ingrid Bergman e Gary Cooper interpreti di Per chi suona la campana, film del 1943.

Bergman e Charles Boyer in Gaslight, film del 1944.

Una scena inquietante di Gaslight, film per il quale la Bergman ebbe il suo primo Oscar di miglior attrice protagonista.

Il dvd 2005 di 01 Distribution dell’edizione restaurata di Io ti salverò, 1945.

L’attrice al suo primo Oscar nel 1945 tra Fitzgerald e Bing Crosby.

L’attrice ricevuta dalla First Lady Bess Truman nel 1946 alla Casa Bianca.

Una scena del film Notorius, interpretato con Cary Grant nel 1946.

Lo storico settimanale Tempo dedica la copertina del 23 aprile 1949 alla storia d’amore e professionale di Roberto Rossellini e Ingrid Bergman.

Ingrid Bergman e Roberto Rossellini in una foto del 1951.

Sinfonia d’autunno, film del 1978 di Ingmar Bergman e ultima interpretazione cinematografica della grande attrice, BIM distribuzione.

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Nata sotto il segno della Vergine, Ingrid Bergman è stata un’attrice indimenticabile

di Maria Rita Porfiri *


Ingrid Bergman in un ritratto fotografico del 1944. Nel 1958, nelle sale cinematografiche americane uscì “Indiscreto”, una sofisticata commedia sentimental-brillante intepretata da Ingrid Bergman col più classico dei partner, Cary Grant, un attore che da solo sapeva garantire lo stile, molto apprezzato dal grande pubblico, di quel genere di pellicole.

Il fatto era che per Ingrid quel film non era semplicemente un’ennesima prova di bravura al servizio della raffinata industria cinematografica hollywoodiana. Si trattava per lei, piuttosto, di risolvere il suo complicato rientro dopo la lunga parentesi italiana, segnata dalla relazione con Roberto Rossellini che aveva suscitato un clamoroso scandalo nella moralista America degli anni ’50. “Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo "ti amo", sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei...” Era stato con queste parole che Ingrid, affascinata dalla nuova corrente del neorealismo, si presentò al regista italiano per convincerlo ad affidarle un ruolo in uno dei suoi film.

L’abbandono della sua precedente famiglia, lo scandaloso e intensissimo amore con Rossellini (all’epoca a sua volta sposato, e impegnato in una turbolenta relazione con l’attrice italiana Anna Magnani) immediatamente sfociato in una gravidanza, i tre figli avuti dal regista italiano dopo un matrimonio ‘riparatore’, potevano ben far pensare che la carriera della Bergman come stella di Hollywood fosse terminata.

L’intensa espressione della Bergman in un fotogramma del film Il Dr. Jekyll e Mr. Hyde, 1941. Ma gli ostacoli non erano mai stati in grado di scoraggiare Ingrid Bergman. Da quando, a 24 anni, aveva lasciato la Svezia per Hollywood, erede designata della divina Garbo, aveva saputo dimostrare, accanto alla sua bellezza e all’aura di nobiltà che emanava, la sua impeccabile professionalità, la sua tenacia e la sua dedizione al lavoro che aveva scelto, e che l’aveva scelta. A volte si paragonava a un treno in corsa, che una volta decisa la sua destinazione marciava senza incertezze sui suoi binari, e che nulla poteva arrestare. “Ho avuto diversi mariti e diverse famiglie”, dirà, “ma in fondo ho sempre avuto la sensazione di appartenere allo show business”. E lo show business sapeva che la Bergman era la sua star perfetta.

La determinazione e il rigore professionale, il perfezionismo e l’affidabilità, l’intelligenza e il senso dell’ironia, la ritrosia nell’esternare le proprie emozioni, l’amore per la cultura, erano in Ingrid Bergman caratteri in sintonia con il segno zodiacale cui apparteneva: la Vergine. Al momento della sua nascita, il 29 agosto 1915, si trovavano in Vergine anche il pianeta dominante del Segno, Mercurio, e Venere, che influirono sul suo carattere creando una miscela di dolcezza e pragmaticità; il predominio della razionalità sui sentimenti più passionali, anch’esso tratto distintivo dei nati sotto questo segno di Terra, era in qualche modo compensato in Ingrid dalla presenza, nel tema natale, della Luna in Ariete, che suggerisce un temperamento indipendente, capace di scelte coraggiose e libere anche in ambito sentimentale. Ne emerge una personalità forte e risoluta, affascinante e carismatica, quella di una vera star.

La copertina del dvd di Casablanca in edizione speciale della MGM. Difatti il suo rientro nel 1956 al cinema americano, nella parte di una donna smemorata che forse è Anastasia, erede superstite della dinastia Romanov, era stato immediatamente premiato dal suo secondo Oscar, grazie a una splendida interpretazione accanto a un memorabile Yul Brynner. Ingrid ricevette la statuetta dal suo amico Cary Grant, vera incarnazione del volto più benevolo dello star system che riaccoglieva la “peccatrice” tra le sue file.

Ecco quindi che, due anni dopo “Anastasia”, l’occasione di recitare appunto accanto a Grant in una sophisticated comedy, genere poco consueto a un’attrice che aveva sempre recitato ruoli drammatici, consentiva a Hollywood e alla stella di capolavori assoluti come “Notorious” e “Casablanca”, di riconciliarsi definitivamente, proponendo al pubblico la storia di una relazione sentimentale tra i due protagonisti che lei è lieta di intrecciare finché crede che lui sia sposato, ma che rischia di spezzarsi quando invece lei scopre che l’elegante Cary Grant è assolutamente scapolo. Il film sembra insomma una sorridente apologia dell’”irregolarità” sentimentale che si risolve, naturalmente, nel più classico dei “lieto fine” cinematografici.

Vergine, segno zodiacale di Ingrid Bergman. In seguito, la Bergman tornerà ad alternare ruoli brillanti e drammatici, nel cinema, in teatro e in televisione, fino alla morte che la coglierà nel giorno del suo sessantasettesimo compleanno, dopo una lunga malattia durante la quale girò anche il suo ultimo film, “Sinfonia d’Autunno”, diretto dal maestro svedese Ingmar Bergman. “La felicità è avere una buona salute e una cattiva memoria”, aveva detto; ma affrontò la perdita della salute con la stessa decisione con cui aveva affrontato tutte le difficoltà della vita, e continuò a lavorare fino alla fine con la stessa ferrea determinazione e la serenità di spirito che l’avevano sempre guidata.

* psicoterapeuta di scuola junghiana