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La nuova pellicola di Steven Spielberg
e il primo film firmato da Dustin Hoffman

 

di Enrico Cerulli

 

La locandina internazionale. In “Lincoln”, sua nuova pellicola, Steven Spielberg ci immerge profondamente in un periodo cruciale della storia degli Stati Uniti. Nel difficile periodo della Guerra di Secessione americana fra gli stati del Nord abolizionista (Unionisti) e quelli del Sud schiavista (Confederati), ci racconta tutta l’attività e gli sforzi del presidente Abraham Lincoln per far approvare alla Camera dei Rappresentanti un emendamento alla Costituzione che abolisse la schiavitù. Quanto fosse atroce e sanguinoso questo conflitto, come dell’importanza del contributo dei soldati di colore tra le file degli Unionisti, ne abbiamo un chiaro esempio nelle prime significative immagini del film. Un’opera senza dubbio molto interessante sia dal punto di vista storico, sia per l’introspezione psicologica del personaggio Lincoln che, grazie alla efficace recitazione di Daniel Day-Lewis, viene reso in maniera credibile e approfondita.

Il regista ritrae un uomo dal pensiero molto acuto, razionale, ma contorto, con una personalità quasi ascetica, a volte scostante, seppur molto affezionato alla moglie (ottima l’interpretazione dell’attrice Sally Field) e al figlio piccolo. Con un rapporto conflittuale con il figlio maggiore, che vuol arruolarsi per “fare l’eroe” e che lui invece vuol preservare dalla violenza della guerra. Ci viene mostrato un Lincoln capace di una robusta dose di realismo, infatti non esita a servirsi di clientelismo e corruzione verso i suoi colleghi per avere in cambio i voti per l’emendamento, ma anche molto idealista, convinto fortemente dell’assoluta necessità, per preservare l’Unione degli Stati Uniti, di abolire la schiavitù.

Di tutta la pellicola colpiscono i lunghi, complessi, contorti discorsi, sia di Lincoln, sia dei suoi fiancheggiatori, e anche degli altri personaggi, sia in privato che in occasioni pubbliche, che purtroppo appesantiscono e di molto questo lavoro, rendendolo piuttosto indigesto. Le scene o sono marcatamente simboliche, come quella in cui i soldati reduci della battaglia parlano a Lincoln, o quella in cui il presidente racconta alla moglie un sogno e lei glielo interpreta, oppure riguardano questi lunghi e complicati monologhi e dialoghi.

Daniel Day-Lewis è Abrahm Lincoln, 16° presidente degli Stati Uniti. (foto 20th Century Fox) Una suggestiva immagine del film di Spielberg. (foto 20th Century Fox) Sally Field nei panni della moglie di Lincoln Mary Todd Lincoln. (foto 20th Century Fox) Daniel Day-Lewis con il piccolo Gulliver Mcgrath. (foto 20th Century Fox) David Strathairn nel ruolo del Segretario di Stato William Seward. (foto 20th Century Fox)

Un personaggio (interpretato magnificamente da Tommy Lee Jones) però ci ha colpito molto positivamente e vale da solo tutto il film: lo sconosciuto (per noi italiani) Thaddeus Stevens, membro radicale del Partito repubblicano. Zoppo a causa di una malformazione infantile, con una improbabile parrucca corvina a coprire la sua totale calvizie, burbero e piuttosto brutto, ma sagace e intelligente, quest’uomo arriverà anche a rinnegare pubblicamente la sua profonda e sincera fede nell’uguaglianza fra bianchi e neri per non spaventare troppo i suoi colleghi di partito e spingerli comunque a votare il XIII emendamento, una soluzione sì di compromesso, ma senz’altro molto importante. E di quanto sincera e genuina sia la sua convinzione, lo spettatore ne ha la prova, con sorpresa, quando lo vede tornare a casa la sera dopo la votazione…

 

 

 

La locandina italiana. Passiamo ora all’altra proposta di questo mese. Il settantacinquenne Dustin Hoffman, al suo debutto come regista, con “Quartet” ci conduce in una magnifica (e lussuosa) casa di riposo per musicisti e cantanti d’Opera, immersa nella campagna inglese. Qui gli arzilli, anche se a volte smemorati e cagionevoli di salute, vecchietti passano il loro tempo suonando e rinverdendo i fasti (ma anche le invidie) delle loro passate carriere. Ogni anno preparano un concerto per l’anniversario di Giuseppe Verdi e si dedicano a meritevoli attività di divulgazione ed insegnamento della musica con gli studenti delle scuole. Cecily, Reggie e Wilfred sono i protagonisti della vita dell’istituto, e per il concerto annuale vogliono riproporre il celebre quartetto “Bella figlia dell’amore” contenuto nel Rigoletto di Verdi.

Ma la spensierata e allegra routine degli ospiti della casa di riposo viene turbata dall’arrivo di Jean Horton, una star della lirica con cui Reggie era stato sposato e da cui è stato lasciato in malo modo. Questo avvenimento compromette l’equilibrio di Reggie e di tutto il quartetto, mettendo a rischio anche il concerto. Fortunatamente un ritrovato anche se tardivo amore fra Jean e Reggie aggiusterà di nuovo le cose conducendoci ad un lieto fine. Il risultato è una pellicola non proprio equilibrata nel mix fra la parte sentimentale e quella comica, che finiscono per essere un po’ scontate entrambe, come del resto la sceneggiatura. Non che difettino le performance degli attori (bravi e noti nomi del teatro inglese), ma forse proprio quella del regista, che alla sua prima prova non appare molto convincente. Ma è noto che non tutte le ciambelle, soprattutto le prime che si fanno, riescono col buco!...

Pauline Collins alle prove con il regista Dustin Hoffman. (foto BIM) Maggie Smith e Pauline Collins. (foto BIM) Trevor Peacock e David Ryall. (foto BIM) Billy Connolly e Tom Courtenay. (foto BIM) Una scena di gruppo con Paulin Collins, Billy Connolly, Tom Courtenay e Andrew Sachs. (foto BIM)

 

 


Da sapere – Quello di quest’anno è un febbraio pieno di novità. Cominciamo con Re della terra selvaggia, film fantastico di Benh Zeitlin, ambientato nel delta del Mississippi alla vigilia di un catastrofico uragano, con protagonista una giovane bambina afroamericana. Poi c’è Warm Bodies, di Jonathan Levine, un horror sentimentale in cui una storia d’amore tra una ragazza e uno zombie, riesce a “rivitalizzare” quest’ultimo!?! Mentre in Promised Land di Gus Van Sant un rappresentante di una potente multinazionale prova a circuire i cittadini di una depressa cittadina rurale, ma con esiti inaspettati. Poi diamo spazio al cinema italiano d’autore con Quattro notti di uno straniero di Fabrizio Ferraro, ispirato dal racconto Notti bianche di Dostoevskij e Viva la Libertà di Roberto Andò, dramma fantapolitico con Toni Servillo e Valerio Mastandrea. Gabriele Salvatores presenta Educazione Siberiana, tratto dal romanzo omonimo di Nicolai Lilin, sull’infanzia e l’adolescenza di un giovane russo in una singolare comunità di “onesti criminali” siberiani.

In ultimo proponiamo S.B. Io lo conoscevo bene, film documentario di Giacomo Durzi e Giovanni Fasanella su Berlusconi, e Pinocchio, film d’animazione di Enzo D’Alò, con i disegni di Lorenzo Mattotti e le musiche (ultima sua opera) di Lucio Dalla.