Tweet

 


 

| HOME PAGE | MERIDIANI E PARALLELI | ASTROLOGIA E DINTORNI | ANNIVERSARI | CALENDARIO | LOUNGE TIME | IL RESORT DEL MESE | LO SCAFFALE | GALLERIA DEL GUSTO | RENDEZ VOUS |
| ASTERISCHI | PHOTO TIME | SPIGOLATURE | ITINERARI | PROTAGONISTE | RITRATTI DI ARTISTA | NON SOLO HOTEL | ATTIMI DI CINEMA | NEWSLETTER | FORUM | CONTATTI | LINK CONSIGLIATI |

 

 

clicca sulle miniature
per ingrandirle

Articoli pubblicati
nella stessa rubrica

Mammuth, l’Uomo-Elefante

Passione, il suono di Napoli

The Tourist un Turista
poco Convincente

The King’s speech,
il Discorso di una Vita

Un inquietante cigno nero

Sorelle Mai

Habemus Papam

The tree of life

Cars 2

Detective Dee e il mistero
della fiamma fantasma

La pelle che abito

This must be the place

Anonymous

Midnight in Paris &
Capodanno a New York

The Iron Lady

Quasi amici

I fantasmi dell’Italia di ieri
e di oggi, veri o inventati

Il primo uomo
e To Rome with love

Dark shadows e Margin call

Estate al cinema
con Marilyn e Chef

Madagascar 3
ricercati in europa

Reality e l’Era glaciale 4

Io e te e Viva l’Italia

Una famiglia perfetta
non si può comprare…

La regola del silenzio
e Storia di Pi

Lincoln e Quartet

 

 

 

Un film sull’identità

di Enrico Cerulli

La locandina italiana. Joseph Silberg è il tipico giovane israeliano, moderno e alla moda, frequenta i locali e le spiagge di Tel Aviv e, come tutti i suoi coetanei, ragazzi e ragazze, al compimento dei diciotto anni si arruolerà nell’esercito per la ferma triennale. Pur avendo la passione per la musica sa che potrà fare carriera nelle forze armate del suo paese perché suo padre Alon è un alto ufficiale dello stato maggiore.

Ma durante le visite mediche per il servizio militare qualcosa non va nelle sue analisi del sangue, vengono avvisati i genitori (la madre è una psichiatra dell’ospedale della città) e ulteriori accertamenti portano ad una sconvolgente novità: Joseph non è il vero figlio della coppia, ma è stato scambiato con quello di un’altra coppia di palestinesi, poco dopo la nascita, nel momento che l’ospedale, sotto un attacco di razzi, era stato evacuato frettolosamente.

La regista francese Lorraine Levy sul set del suo film. (foto Teodora Film) Il responsabile sanitario convoca le due coppie, israeliana e palestinese per comunicare la notizia dello scambio dei rispettivi figli e la reazione dei due uomini e delle due donne è radicalmente diversa. Le due madri, Orith e Leila, si commuovono fino alle lacrime, mentre i due padri, Said e Alon si chiudono in un silenzio misto di rabbia e vergogna.
La madre ebrea, in accordo con quella palestinese, coraggiosamente, spinge le due famiglie e soprattutto i rispettivi ragazzi, che si potrebbero considerare fratelli, a conoscersi. L’incontro di Joseph con Yacine, mediato dalle rispettive madri, è positivo e porterà ad una profonda e sincera amicizia.

Pascal Elbé con Emanuelle Devos. (foto Teodora Film) Nel film la regista francese di origini ebraiche Lorraine Lévy ci dona un vivido spaccato delle due società, ebraica e palestinese che convivono in un regime di apartheid, su territori di una stessa nazione, Israele, separati da posti di blocco e alti muri. Israele è florida e moderna, la Palestina sopravvive in uno stato di arretratezza e povertà. Ma non è questa la principale attenzione della regista.

Mehdi Dehbi (in primo piano) e Jules Sitruk. (foto Teodora Film) Magistralmente la Lévy si sofferma sui personaggi di questa storia, le donne in particolare, che sono le vere protagoniste e hanno sempre una marcia in più. Sono loro che per prime saltano il fossato delle rispettive culture, fatte di odio e diffidenza reciproca, per venirsi incontro, come poi faranno i figli “scambiati” ed in ultimo anche i padri. Significativamente nel primo incontro tra le due famiglie al completo i due padri, Said e Alon litigano per questioni di politica, i due figli Yacine e Joseph si allontanano per iniziare a conoscersi, e le due figlie minori delle coppie, due bambine, si mettono a giocare insieme con la massima disinvoltura.

Un'intensa espressione di Emanuelle Devos. (foto Teodora Film) Lo scambio di identità mette chiaramente in crisi Yacine e Joseph, anche se la regista dipinge Yacine un po’ più forte in se stesso, da poco diplomatosi a Parigi, è più spigliato con le ragazze e vuole continuare gli studi come medico, per aiutare la sua gente. Joseph, più timido e riflessivo, poi deve affrontare un duro colpo che proviene dal cuore stesso della società cui appartiene: il rabbino nella sinagoga gli comunica che non essendo figlio biologico di una madre ebrea, egli stesso non è ebreo! Dovrà seguire un lungo cammino per convertirsi nuovamente…

Verso la fine del film Joseph entra nel territorio palestinese e va a trovare la sua madre araba Leila; qui, pur non parlando arabo, viene ugualmente compreso da un gruppo di donne anziane e una lo accompagna, tenendolo per mano, fino alla casa degli Al Bezaaz. A cena rompe l’imbarazzo dei membri maschi della famiglia, il padre Said e il fratellastro maggiore Bilal, dando inizio a un bellissimo canto, (non sappiamo se in arabo o ebraico) al quale si uniscono tutti quanti sorridendo.

Chi scrive avrebbe voluto cambiare soltanto una singola piccola battuta di questo film, per il resto davvero bello e toccante, ben girato, con immagini e musiche coinvolgenti, complice anche un ottimo cast. Quando Joseph chiede a Yacine cosa avrebbe voluto essere, se ebreo o musulmano, forse la Lévy avrebbe potuto fargli rispondere: “Semplicemente un essere umano”.

 

 

 

 

La locandina italiana. Il regista inglese Joe Wright, dopo i successi ottenuti con Orgoglio e Pregiudizio ed Espiazione ha deciso di cimentarsi con la trasposizione di un classico della letteratura moderna, Anna Karenina di Lev Tolstoj. Sceglie di rappresentare la storia come se si trattasse di una pièce teatrale ed infatti il film inizia con il levarsi del sipario sul palco di un teatro ottocentesco. Quest’artificio si dimostra particolarmente felice perché permette di condensare e sintetizzare le centinaia di pagine del romanzo di Tolstoj in circa due ore di pellicola che, avvincenti e interessanti, scorrono in maniera molto fluida. Tutto il film, tranne poche scene in esterno, è girato nei vari ambienti di questo immaginario teatro e gli elementi principali, la recitazione, i movimenti degli attori, le scenografie e le luci hanno uno sapore marcatamente teatrale. La colonna sonora, piuttosto bella, è del compositore Dario Marianelli, già premio Oscar per quella di Espiazione, potrebbe esser premiato anche per questa.

Rispetto all’originale il focus del regista è centrato sui rapporti che i personaggi hanno tra loro, mettendo un po’ in disparte, ma non tralasciando del tutto, l’introspezione sociale che è molto presente nel romanzo dello scrittore russo. La trama del film è essenzialmente quella del libro: Anna, (interpretata magnificamente da Keira Knightley) è la moglie di Karenin, un rispettato funzionario dell’amministrazione zarista (Jude Law), in viaggio da San Pietroburgo a Mosca conosce il giovane e affascinante conte Vronskj (Aaron Taylor-Johnson) che le fa una corte spietata, lei dapprima gli resiste, poi decide di avere una relazione con lui rimanendo anche incinta. Il buon Levin (Domhnall Gleeson), proprietario terriero di idee illuminate, si innamora, all’inizio senza esser ricambiato, della nobile Kitty. Le vicende delle due coppie Levin-Kittj e Anna-Vronskj, con il marito Karenin a far da terzo incomodo procedono parallelamente e vanno incontro allo stesso destino che aveva riservato loro Tolstoj.

Una scena del film di Joe Wright. (foto Universal Pictures) Un primo piano di Keira Knightley nel ruolo di Anna Karenina. (foto Universal Pictures) Aaron Taylor-Johnson è il conte Vronskj. (foto Universal Pictures)

Keira Knightley con Jude Law nella parte del marito di Anna. (foto Universal Pictures) La Knightley in una suggestiva immagine del film. (foto Universal Pictures)

Joe Wright usa questa storia per mettere in scena un vasto catalogo di forme d’amore: l’amore coniugale, l’amore passionale, l’amore puro, l’amore per figli e anche, per chi crede, l’amore verso Dio. E lo fa utilizzando anche immagini piuttosto singolari, citiamo fra tutte l’anticoncezionale del signor Karenin o il lavaggio del fratello malato di Levin. Purtroppo il pensiero del cineasta inglese non sembra discostarsi molto da quello del grande scrittore: la passione distrugge, l’amore puro è raro, resta come consolazione l’amore per i figli. Meno importante rispetto al testo di Tolstoj sembra essere invece la fede in Dio e l’utilizzo della Ragione, infatti quando il nobile Levin rammenta al contadino con cui sta lavorando insieme che bisogna sempre esser razionali, questi gli risponde: “E tu lo sei stato quando hai scelto tua moglie?”.


Da sapere – Le nostre altre proposte per questo mese sono: il film storico di Renzo Martinelli 11 settembre 1683, data della Battaglia di Vienna, con Enrico Lo Verso e Fahrid Murray Abraham. Consigliamo anche Just like a woman di Rachid Bouchareb e La frode, thriller drammatico di Nicholas Jarecki con Richard Gere e Susan Sarandon. Per finire, dato il periodo post elettorale, ci concediamo la comicità dell’assurdo di Benvenuto Presidente di Riccardo Milani, con Claudio Bisio e Kasia Smutniak.