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di Eugenia Sciorilli


Costanza Pratesi, responsabile Ufficio Ambiente e Territorio del FAI, Fondo per l'Ambiente Italiano. La responsabile dell’Ufficio Ambiente e Territorio del Fondo per l’Ambiente Italiano, Costanza Pratesi, tra un impegno e l’altro a ridosso della Giornata Fai di Primavera non esita a offrirmi un po’ del suo tempo per illustrare le sfaccettature del suo lavoro, in quello che ormai è per tutti l’equivalente italiano del National Trust britannico.
È una donna solare, Costanza Pratesi, sia nello sguardo che nel tono di voce. Dietro una freschezza e una spontaneità che le fanno onore, tuttavia, si nasconde una studiosa a tutto tondo, che dopo essersi laureata in architettura al Politecnico di Milano si è dedicata soprattutto all’attività di ricerca sulla valutazione di impatto ambientale, per poi farsi coinvolgere dal Fai e dalle sue tante meritorie iniziative.

D. – Quali motivazioni l’hanno spinta, ormai più di sei anni fa, ad accostarsi al Fondo per l’Ambiente Italiano e ad occuparsene sempre più intensamente?

Veduta aerea del Bosco di San Francesco nei pressi di Assisi. (foto Andrea Angelucci) R. – Quello che mi ha attirata è stata soprattutto l’idea di passare a un’azione diretta. Mi ero sempre occupata di tematiche ambientali, ma a livello accademico. L’attività di docente era anche appassionante, ma sentivo la necessità di un impegno più concreto. In quel periodo, il Fai aveva cominciato ad occuparsi più approfonditamente del territorio che circondava i singoli beni, e si stava quindi trasformando in “attore” della tutela ambientale.

D. – Che ruolo assume il Fai in un momento di tagli sempre più pesanti alla cultura e alla tutela del territorio?

Gli uliveti del Bosco di San Francesco, sullo sfondo la Basilica del Santo di Assisi. (foto Andrea Angelucci) R. – Questi continui tagli fanno risaltare sempre di più l’importanza del lavoro svolto dal Fai. Oltretutto, è necessario investire in cultura e protezione dell’ambiente perché è una grande opportunità di sviluppo: può generare un’economia sana e vivace. Abbiamo potenzialità straordinarie grazie al nostro patrimonio artistico e naturale, anche in fatto in piccole e medie imprese. Senza dimenticare che un forsennato consumo del suolo danneggia una risorsa non rinnovabile e assolutamente vitale per le presenti e future generazioni.

D. – Da alcuni anni vi trovate a custodire e valorizzare una donazione importante: il Bosco di San Francesco. Mi piacerebbe che lo presentasse ai lettori di Travel Carnet…

Una spiaggia della Baia di Ieranto nella zona di Massa Lubrense. (foto Archivio FAI) R. – Il Bosco di San Francesco è a pochi passi dalla Basilica Superiore del Santo di Assisi, e accoglie in sé eccezionali valori paesaggistici, naturalistici, e anche simbolici. Si tratta di un’area salvata dalla speculazione con presenze architettoniche di pregio, come il Monastero di Santa Chiara, e anche di piccole imprese rurali che hanno provveduto al recupero di colture storiche. E’ uno scrigno di biodiversità, aperto al pubblico; offre un percorso vegetale, ma anche spirituale, di pura eccellenza.

D. – Quali passi concreti il Fai intende effettuare nel delicato quanto fondamentale impegno di valorizzazione dei centri storici, soprattutto nella cosiddetta “Italia minore”?

Il mare incontaminato della Baia di Ieranto. (foto Lucia Cattoni) R. – Quello che ci rende impegnati è una costante attività di sensibilizzazione, non soltanto coinvolgendo il pubblico, ma anche e soprattutto le amministrazioni locali. È importante il cambio di mentalità: oggi siamo di fronte, purtroppo, a una scarsa capacità, da parte delle pubbliche amministrazioni, di creare forme di comunità che si sostengano tra loro. Troppo spesso i borghi storici si sono spogliati della presenza umana.

D. – Quali prossime iniziative, più in generale, seguiranno la Giornata Fai di primavera?

Il giardino della Kolymbetra, gioiello storico e paesaggistico nella Valle dei Templi di Agrigento. (foto Vincenzo Cammarata) R. – Stiamo sviluppando l’iniziativa chiamata “Luoghi del cuore”, e vorremmo capire come poter valorizzare in modo concreto questo patrimonio di cinquantamila luoghi in tutta Italia, che ci sono stati segnalati nell’arco di dieci anni. Il censimento del 2012 è stato chiuso con un milione di segnalazioni. È un’iniziativa che si ripeterà nel 2014, ma intanto pensiamo di rivolgerci sempre di più a insegnanti e studenti.

D. – E un suo sogno nel cassetto?

Le Cascatelle del parco nella splendida Villa Gregoriana a Tivoli. (foto Roberto Morelli) R. – Io mi auguro che parlare di ambiente, di paesaggio, divenga qualcosa di quotidiano, che non sia relegato a discorsi di misure eccezionali, ma sia invece assimilato a un parametro della nostra qualità di vita. Che non si debba sempre reclamare azioni politiche come se fossero ultime istanze. Vorrei che la valorizzazione del territorio divenga un punto di partenza, la radice e non l’ultima foglia.

 

Da sapere – Il Fondo per l’Ambiente Italiano, noto anche come Fai, è stato fondato nell’aprile 1975, e ha saputo valorizzare, nel corso degli anni, beni artistici, storici e paesaggistici di eccezionale pregio. A puro titolo di esempio, citiamo l’Abbazia di San Fruttuoso (Camogli), il già citato Bosco di San Francesco (Assisi), la Baia di Ieranto (Massa Lubrense), il Castello di Avio, il Giardino Pantesco Donnafugata (Pantelleria), la Punta Don Diego (Palau), la Villa dei Vescovi (Torreglia).

www.fondoambiente.it