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Commozione e divertimento

di Enrico Cerulli

 

La locandina italiana. (foto Lucky Red) Arthur e Marion Harris, una coppia di pensionati inglesi, non potrebbero essere più diversi quanto a carattere e temperamento: lei (Vanessa Redgrave), nonostante un tumore la stia lentamente, ma inesorabilmente consumando è allegra e gioviale, lui (Terence Stamp) è scontroso e solitario, in perenne contrasto con il figlio (Christopher Eccleston), sopporta soltanto la giovane nipote. Marion inoltre ha la passione per il canto e frequenta assiduamente un centro anziani dove l’intraprendente e propositiva Elizabeth (Gemma Arteton) ha organizzato un coro con un repertorio piuttosto singolare, che spazia dal rock al pop, passando anche per il rap.

Marion cerca in tutti i modi di coinvolgere anche Arthur nel coro, nel tentativo di farlo uscire dal guscio di malinconia e solitudine che negli anni il marito si è costruito, ma invano. Più tardi, sarà invece l’insegnante del coro a saper penetrare nell’animo indurito di Arthur, scoprendo in lui una vena artistica musicale, e spingendolo a cantare come solista. Di più non vogliamo dire di una trama che non è affatto scontata e che invece in diversi punti sorprende lo spettatore.

Anzi dobbiamo dar merito al regista Paul Andrew Williams di aver girato una pellicola piuttosto originale nel panorama di questo nuovo filone di film sulla terza età. Una canzone per Marion è una commedia drammatica che induce riso e lacrime, una storia toccante che coinvolge fino alla fine. Il film ha il grosso pregio, secondo noi, di voler indagare in profondità certi aspetti dell’animo umano, e più in particolare la capacità, che tutti abbiamo innata, di trasformarci, di poter cambiare noi stessi in meglio. La qual cosa, grazie al rapporto con gli altri, in particolare con chi amiamo, è possibile sempre, a qualsiasi età, anche se si è vicini al momento di morire.

Terence Stamp e Vanessa Redgrave. (foto Lucky Red) Vanessa Redgrave e Terence Stamp rispettivamente nei ruoli di Marion e Arthur. (foto Lucky Red) Gemma Arteton interpreta il personaggio di Elizabeth. (foto Lucky Red) Christopher Eccleston con la piccola Orla Hill. (foto Lucky Red)

Andrew Williams d’altronde non nasconde quanto ci sia di personale nel film, e infatti ha dichiarato: “In parte fa riferimento al rapporto tra mio nonno e mia nonna, all’amore e al senso del dovere che la loro generazione esprimeva e a come la classe media (inglese, N.d.R.) si relazionasse con i sentimenti, la solitudine e la perdita. A come, qualche volta, riuscisse alla fine a liberarsi di tutto con un sorriso”.

Gli attori inoltre mettono in luce il non trascurabile aspetto di introspezione sociologica presente nel film. Così dice Emma Emerton: “Sono cresciuta nelle case popolari, Arthur somiglia ai padri e ai nonni che ho conosciuto. Il centro sociale nel quale abbiamo girato somiglia a quello nel quale andavo quando ero una giovane scout”. E Christopher Eccleston aggiunge: “Credo che nell’Inghilterra operaia della passata generazione i rapporti tra padri e figli fossero caratterizzati da molto affetto ma da un’assoluta mancanza di intimità. L’affetto quindi non veniva mai espresso. E il rapporto che Terence ed io portiamo sullo schermo attinge molto da quel mondo”.

 

 

 


La locandina italiana. (foto 20th Century Fox) Ma ora voltiamo decisamente pagina presentando Turbo, film d’animazione in 3D dell’americana DreamWorks Animation, per intenderci quella che ha prodotto altri grandi successi come Shrek, Madagascar e Kung Fu Panda. Qui il protagonista è Turbo, una lumachina che a differenza dei suoi simili, tranquilli e paciosi, ha la passione per la velocità. In un garage vicino al giardino dove vive la sua tranquilla comunità, Turbo, attaccato allo schermo di un televisore segue con passione le gare della Formula Indy (l’equivalente americano della Formula 1), sognando di poter partecipare alla 500 Miglia di Indianapolis. Quando, per uno strano incidente, acquista la capacità di poter correre velocissimamente, allora decide di andare ad Indianapolis per iscriversi alla corsa, con l’aiuto di un giovane messicano, venditore di tacos.

Tutta la storia è ben congegnata e non mancano momenti di tensione e commozione, il tutto condito dalle divertenti gag di queste strane, ma carinissime lumachine. La tecnica del 3D è a dir poco spettacolare, poiché le scene, anziché proiettate su uno schermo, sembrano letteralmente fluttuare a qualche metro di distanza dalla parete. La consistenza morbida e gommosa di questi simpatici esserini è di un tale realismo che verrebbe quasi voglia di toccarli allungando le mani… ma è tutta una illusione!

La lumaca Turbo con i suoi amici. (foto 20th Century Fox) Smove Move Spandone Il personaggio di Fiamma doppiato da Antonella Clerici. Ombra Lesta

Insomma consigliamo davvero, con la scusa di voler portarci figli e nipoti, di correre al cinema per godersi, anche noi adulti, un’ora e mezza di sano divertimento e spensieratezza.

 

 

 

 

Da sapere:

La stagione cinematografica riprende con una serie di interessanti novità. Consigliamo La variabile umana, giallo drammatico di Bruno Oliviero con Silvio Orlando e Giuseppe Battiston, e L’Intrepido, dramma dai toni surreali di Gianni Amelio, con protagonista Antonio Albanese. Da vedere è anche La religiosa, film storico ambientato nella Francia del 1768, del regista Guillaume Nicloux. Passiamo poi ad una commedia, L’arbitro di Gianni Amelio, con Stefano Accorsi, Geppi Cucciari, Francesco Pannofino e Marco Messeri. Molto atteso è Rush di Ron Howard, pellicola dedicata alla storica rivalità fra i piloti di Formula 1 James Hunt e Niki Lauda. Chiudiamo con due documentari: The Spirit of ’45 di Ken Loach, contro il Neoliberismo e Che strano chiamarsi Federico, di Ettore Scola, su Fellini.