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La storia di due grandi rivali e una veduta del nostro Paese

di Enrico Cerulli

 

La locandina italiana del film di Ron Howard. L’eclettico regista Ron Howard torna nelle sale con il racconto della rivalità e dei mitici duelli in pista di due grandi piloti di Formula 1, l’inglese James Hunt e l’austriaco Niki Lauda. Howard ripercorre tutta la parabola del loro successo e della loro rivalità partendo dalle prime gare nella Formula 3, fino ad arrivare al campionato mondiale di Formula 1 del 1976, anno decisivo per entrambi.

Parallelamente si svolgono gli avvenimenti della vita privata dei due piloti, e proprio in questo aspetto il regista americano da il meglio di sé. In effetti, con grande efficacia, dipinge i ritratti di due uomini che più diversi non potrebbero essere, anzi sono quasi l’opposto l’uno dell’altro. Hunt è un bel ragazzo, sportivo e prestante, un vero tombeur de femmes che ama le feste e mettersi in mostra, ha un talento innato e spontaneo per la guida; Lauda invece, timido e riservato, è soprannominato “il topo” per il suo aspetto mingherlino e i suoi denti sporgenti, ma è preciso e molto metodico.

I due sono rivali, per meglio dire nemici, in un modo che lo spettatore stenta a credere, non si risparmiano insulti, colpi bassi, offese anche sul piano personale, ma in fondo, e lo si vede, si rispettano profondamente.

C’è però una sostanziale differenza fra i due: Hunt accetta fino in fondo il micidiale meccanismo di perenne rischio e scommessa con la morte che caratterizzava la Formula 1 degli anni ’70, Lauda invece no, e cerca di opporvisi. Forse per via dei rispettivi matrimoni: Lauda è sposato con una giovane austriaca, con cui ha un buon rapporto, Hunt invece viene lasciato in malo modo dalla supermodella che ha come moglie.

Daniel Bruhl nel ruolo del leggendario Niki Lauda  (foto 01 Distribution) Chris Hemsworth  nei panni del pilota inglese James Hunt. (foto 01 Distribution)

I personaggi di Niki Lauda e James Hunt in una scena del film. (foto 01 Distribution) Chris Hemsworth con Olivia Wilde nella scena del matrimonio. (foto 01 Distribution)

Fra i due l’austriaco, sempre molto razionale in pista, mantiene un più saldo rapporto con la realtà e una maggiore umanità. Nel fatidico Gran Premio di Germania che si corre sul pericolosissimo circuito del Nürburgring, stante le pessime condizioni meteo, Lauda intuisce subito la grave pericolosità della situazione e convoca una riunione fra i piloti per far annullare la corsa, ma proprio Hunt, grazie al suo superiore carisma verso i colleghi, la stampa e il pubblico, riesce a convincere tutti a far svolgere la gara.

Sull’incidente di Lauda e la rapida, straordinaria ripresa dell’austriaco dalla convalescenza, magistralmente descritti da Howard, non vogliamo soffermarci, come pure sulla resa finale dei conti nel Gran Premio del Giappone, per non rovinare la sorpresa a coloro che ignorano come sia andato a finire quel Mondiale del ’76. In conclusione vogliamo inoltre riconoscere il valore di un film che affascina e non delude gli spettatori, un film che non parla solo di automobili e gare, ma anche e soprattutto di uomini, diversissimi fra loro e con un differente modo di intendere la vita e i rapporti con le donne. Un film naturalmente girato con un ottima fotografia e un eccellente cast, come si addice ad un regista come Ron Howard.

 

 

 

 

La locandina del film Leone d'oro al Festival di Venezia 2013. L’altra nostra proposta di questo mese è Sacro Gra di Gianfranco Rosi, pellicola che ha recentemente vinto il Leone d’oro alla 70° edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Seppur classificato come documentario, in realtà si tratta di un ibrido, una docufiction, in cui dei personaggi reali, ripresi nei luoghi dove vivono o lavorano, recitano se stessi, più o meno enfatizzando la parte.

Rosi ci fa quindi conoscere vari tipi di Homo hurbanus che popolano la periferia di Roma: l’autista di ambulanza, il pescatore di anguille in riva al Tevere, il professore torinese, solo per citarne alcuni. Il tutto condito con vedute del Grande Raccordo Anulare e delle periferie della nostra capitale. Il ritmo è piuttosto lento, ma non è questo il principale difetto della pellicola.

Il regista Gianfranco Rosi durante le riprese del suo film. (foto Officine Ubu) La serie di cavalcavia su Grande Raccordo Anulare di Roma. (foto Officine Ubu)

Il personaggio del principe. (foto Officine Ubu) Il personaggio del botanico palmologo. (foto Officine Ubu)

È il velo di pessimismo, malinconia e sfiducia che ammanta tutto il film la cosa più difficile da sopportare: probabilmente il pensiero del regista riguardo il genere umano è ben riassunto nel personaggio del medico delle palme, che lotta contro il Punteruolo rosso, il micidiale parassita che in pochi anni nel nostro paese ne ha distrutte migliaia. Egli, parlando di questi famelici coleotteri così si esprime: - Sono una società molto complessa e alcuni individui, più dotati, avvertono a grande distanza una nuova palma da attaccare e vi guidano tutti gli altri loro simili […] nella palma si nutrono e si riproducono in un’ “orgia” continua fino a che non la distruggono […] questo è triste sia per la natura sia per l’uomo, perché la palma è l’immagine stessa dell’anima dell’uomo…


 

Da sapere - Ottobre ci offre diverse interessanti novità. Cominciamo con Anni Felici di Daniele Lucchetti, dramma con protagonisti Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti, e proseguiamo con il film biografico Diana– La storia segreta di Lady D, di Oliver Hirschbiegel. Da vedere anche Las acacias di Pablo Giorgelli e La prima neve di Andrea Segre. Nel genere fantascientifico troviamo Gravity di Alfonso Cuarón, con George Clooney e Sandra Bullock. In ultimo Noi, Zagor, documentario di Riccardo Jacopino sull’omonimo personaggio dei fumetti.