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Scorcio di New York da Central Park. (foto Max D'Addezio)

Cari amici vicini e lontani, potrei dire, imitando il famoso inviato dagli Stati Uniti della Rai Ruggero Orlando, perché - proprio come lui in un tempo ormai lontano… - mentre scrivo sono a New York e mi sono fatto ispirare proprio da questa strana città, per la rivisitazione (tecnicamente si direbbe che ho eseguito un "twist on classic") di un grande classico dei cocktails, il "Manhattan".


La ricetta del Manhattan che da molti viene definito il Martini Cocktail fatto con il whiskey, visto che gli ingredienti sono assemblati come quelli di un Martini, ma ovviamente differenti e che sono, per la quasi totalità una abbondante parte di whiskey di segale (rye whiskey), una timida partecipazione da parte del vermouth rosso (o Italian vermouth qual dir si voglia) , e delle lacrime di angostura bitter, tre per la precisione, la cui preparazione prevede di miscelare e non shakerare, e poi servito ben freddo in un altrettanto ben fredda coppetta cocktail, dove a fare gli onori di casa sarà una ciliegina al maraschino.

Il classico Manhattan Cocktail. (foto Andrey Novikov/Dreamstime.com) Una bottiglia di Old Potrero Straight Rye Whiskey invecchiato in barili di quercia anneriti dal fumo. (foto Anchor Distilling Company)


E allora, che cosa ho fatto io? Innanzitutto ho rivisto gli ingredienti, andandoli a cambiare come nel caso del whiskey, preferendo l'utilizzo di un buon bourbon, più morbido e più disposto ad accettare le avance di un vermouth di grande pregio e profumato come il nuovissimo Martini Gran Lusso e le gocce invece ce le facciamo dare da una piccola bottiglia in cui è contenuto un altro tipo di bitter, il Peychaud.
Poi non contento di aver messo un po’ di disordine nella ricetta inventata al Manhattan Club di New York appunto (almeno questa è la versione più accreditata) nella seconda metà dell'800, vado a proporre un altro tipo di miscelazione stravolgendo un po’ l'ordine dei fattori, utilizzando uno shaker scaldato con acqua calda a 50 gradi circa e tenuto in mano grazie a dei tovaglioli, in cui non metteremo il ghiaccio, ma shakereremo dolcemente in maniera tale che tutte le molecole si apriranno e si concederanno a vicenda in maniera osmotica, le caratteristiche insite di ognuno di loro.
Dopo circa un minuto, il MAN HOT TAN è pronto per essere versato in un bicchiere colmo di cubetti di ghiaccio, di cui la metà dovranno essere ricavati congelando del tè non zuccherato ai frutti rossi, oppure nella versione da abbinamento ad un sigaro, tè nero affumicato Lapsang Sou Chong,sempre non zuccherato.
La ciliegina (sulla torta!) sarà una opalina Fabbri, sotto sciroppo, dalla quale possiamo far scendere nel bicchiere delle gocce in più di sciroppo per regolare a nostro piacimento il grado di dolcezza del drink. Ecco, adesso fate un sorso: sono riuscito a trasmettere un po’ di atmosfera newyorkese?
Salute!

Il Bourbon con 10 anni di invecchiamento prodotto dalla distilleria Old Rip Van Winkle. (foto Bourbon House) Il Martini Gran Lusso prodotto per celebrare il 150° Anniversario. (foto Martini & Rossi) ll bitter Peychaud della Sazerac Company. (foto Sazerac Company) Foglie di Lapsang Souchong, té nero affumicato. (foto Fieryphoenix/Dreamstime.com)


Nota dell’editore – A fine ottobre, Max D’Addezio – in compagnia di Valerio Albrizio – inaugura un nuovissimo locale al Pigneto, il quartiere più trendy di Roma in fatto di movida. L’indirizzo è Via Braccio da Montone 80, e già il titolo è accattivante: “Co.So.” (acronimo per “Cocktails & Social”) e sarà certamente una delle principali attrazioni dell’autunno enogastronomico nella capitale. Dall’editore, e da tutta la redazione di Travel Carnet, un festoso “in bocca al lupo!”… e che crepi naturalmente!

Infoline: 349-5568321