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Una pièce teatrale a Roma rievoca la figura di Edith Wharton

 

di Eugenia Sciorilli


 

Edith Warthon in una foto del 1905. Il romanzo L'età dell'innocenza per il quale la scrittrice vinse il Premio Pulitzer nel 1921. Conosciamo Edith Wharton come l’autrice del raffinato romanzo “L’età dell’innocenza”, da cui venne tratto l’omonimo film diretto da Martin Scorsese venti anni fa. Ma non tutti sanno che la scrittrice americana, grande amica di Henry James, frequentò – sia pure in modo sporadico – il genere tipicamente anglosassone della ghost story, che ha ispirato la pièce teatrale “Notte d’inverno con signora e fantasma. Omaggio a Edith Wharton”, in scena al Teatro SalaUno di Roma dall’11 al 27 ottobre. Scritto e diretto da Riccardo Reim, lo spettacolo propone Elisabetta De Palo nei panni della protagonista.

Edith Wharton iniziò a “cimentarsi con l’altrove” nel 1909 e proseguì in questa sua avventura letteraria a più riprese fino al 1937, anno della sua morte. Le sue “storie di fantasmi”, dunque, punteggiano come una sorta di controcanto una vasta produzione di cui non sono certamente un aspetto marginale, rivelandosi profondamente innovative, e abolendo qualsiasi effetto à sensation per immettere nell’assoluta normalità l’evento “disturbante”:  filo conduttore l’ironia, il gioco, l’incredulità e al tempo stesso la meraviglia per i tanti enigmi che la realtà propone a ogni passo…

Il Mount, la casa di campagna molto amata da Edith Warthon a Lenox nel Massachusetts. (foto Kevin Sprague/The Mount Edith Warthon's home) La biblioteca di Edith al Mount. (foto Kevin Sprague/The Mount Edith Warthon's home) Uno scorcio del giardino di Boboli a Firenze.(foto Polo Museale Fiorentino)

La Fontana Ovato a Villa d'Este a Tivoli. (foto M.Benedetti/Villa d'Este Tivoli) La Fontana dei Mori a Villa Lante a Bagnaia. (foto Villa Lante Bagnaia)

Sul palcoscenico, viene evocata la Parigi degli anni Venti, quando Madame Edith varca casualmente la porta di un piccolo locale dove si esibiscono curiosi personaggi (semplici ciarlatani?…) che sembrano appartenere a un altro mondo ed evocano, quasi senza volere, inquietanti ricordi – se di tali si tratta… Passato e presente (e futuro?...) vanno a sovrapporsi confondendosi… Per incuriosire i potenziali spettatori, non riveleremo altro, però c’è da dire che proprio nella Francia della prima metà del Novecento Edith Wharton volle trasferirsi, scegliendo come suo “buen retiro” la Costa Azzurra, che l’avrebbe accolta fino alla morte avvenuta nel 1937.

Pochi sanno, infine, che Edith Wharton scrisse esattamente 110 anni fa, nel 1903, un saggio intitolato Ville italiane e loro giardini, pubblicato in Italia da Passigli Editori. Sulla base del principio che “gli antichi giardini erano stati creati per essere vissuti”, la narratrice newyorkese presenta ai suoi lettori diversi giardini storici, sparsi in varie regioni italiane.

Elisabetta de Palo nel ruolo di  Edith Warthon nello spettacolo che celebra la scrittrice statunitense al Teatro Sala Uno di Roma. Riccardo Reim regista e autore dello spettacolo Notte d'inverno con signora e fantasma, Omaggio a Edith Warthon.

Tra i tanti raccontati dalla Wharton con dovizia di particolari, da segnalare il Giardino di Boboli a Firenze, Villa Madama e Villa Medici a Roma, Villa Lante a Bagnaia (Viterbo), Villa Doria a Fassolo, nei pressi di Genova. Nelle ultime righe, la Wharton si abbandona a un’entusiasta ammirazione per un dettaglio: “la passione degli architetti italiani per la composizione e la continuità di disegno”. E conclude: “Con materiali semplici e con uno spazio limitato, gli architetti delle ville ottenevano quell’effetto di spazio e quella sensazione di inaspettato che invano si cercano nei disegni e nei progetti casuali e disordinati dei nostri tempi”. Che era l’inizio del Novecento, tanto per precisare…

www.salauno.it

www.passiglieditori.it