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Con “Blue Jasmine” il ritorno di Woody Allen

di Enrico Cerulli

Durante questo mese, che si preannuncia glaciale, sarà gradevole passare qualche serata al caldo, in una sala cinematografica.

Di sicuro dovrete vedere Blue Jasmine, l’ultimo film di Woody Allen, al quale cui più avanti dedicheremo una recensione. Già da qualche giorno nelle sale è presente Come il vento, di Marco Simon Puccioni, liberamente ispirato alla storia di Armida Miserere, una delle prime donne in Italia a dirigere un carcere. La protagonista è interpretata da Valeria Golino, il suo compagno è Filippo Timi, dunque ci troviamo di fronte ad un’opera molto interessante, sia per l’argomento che per l’indiscussa bravura degli attori.

Per gli amanti del genere Fantasy è imperdibile Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, secondo episodio di una trilogia dedicata all’omonimo libro di Tolkien. Mega produzione girata in 3D, fra Stati Uniti e Nuova Zelanda, diretta dal regista Peter Jackson, è il classico esempio dell’attuale tipologia di cinema di intrattenimento americano.

All’estremo opposto troviamo invece il surreale I sogni segreti di Walter Mitty, di Ben Stiller, qui nella duplice veste di regista e protagonista. Walter Mitty è un tranquillo e gentile signore, sempre immerso nei suoi sogni ad occhi aperti, che lavora nella redazione della rivista “Life” e ad un certo punto deve mettersi in gioco realmente per un importante incarico.

In ultimo segnaliamo una piccola produzione indipendente, Spaghetti Story, del quasi sconosciuto Ciro de Caro. Una storia di precari (il genere “film sui precari”, inaugurato da Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, purtroppo, viste le condizioni del Paese, è quanto mai fecondo) che si arrabattano per sopravvivere e sono tentati dalla criminalità, in questo caso quella cinese. Insomma una “Spaghetti Story in salsa di soia”.

La locandina dell'ultimo lavoro di Woody Allen, il film Blue Jasmine. Valeria Golino e Filippo Timi protagonisti di Come il vento, film di Marco Simon Puccioni. La locandina di Spaghetti Story del nostro Ciro de Caro.

Una scena dal film fantasy  Lo Hobbit – La desolazione di Smaug, regia di Peter Jackson. (foto Warner Bros) L'attore inglese Ian McKellen nel ruolo di Gandalf il Grigio. (foto Warner Bros) Ben Stiller interprete e regista del film I sogni segreti di Walter Mitty. (foto 20th Century Fox Italia)

 

 

Storia di una donna senza “spina dorsale”

Dopo le due commedie dal tono piuttosto leggero, i due film che potremmo definire “turistico-sentimentali”: To Rome with love e Midnight in Paris, Woody Allen torna sul grande schermo con un dramma dai toni cupi, Blue Jasmine. E sottolineiamo che si tratta di un film drammatico, perché in molte presentazioni e recensioni sulla stampa viene presentato come “commedia”, mentre invece non lo è affatto.

La protagonista è appunto Jasmine, ricca e agiata moglie di uno spregiudicato uomo d’affari, che dopo la fine del loro matrimonio, trovandosi sola e senza soldi, decide di trasferirsi da New York a San Francisco, dalla sorella adottiva Ginger, nel tentativo di rifarsi una vita.

Le due donne non potrebbero essere più diverse: quanto aristocratica e sofisticata è Jasmine, tanto sciatta e trasandata è Ginger, che si è sempre accompagnata con uomini provenienti dalla working class: il suo ex marito, manovale, e il suo attuale fidanzato, Chili, che fa il meccanico.

Fin dall’inizio della pellicola notiamo che Jasmine ha grossi problemi psichici: parla da sola, prende continuamente ansiolitici, insieme all’alcool, di cui abusa per tenere a bada le sue continue crisi di ansia e panico. Di fronte ai suoi nipoti (i figli di Ginger) confessa addirittura di esser stata sottoposta a delle sessioni di elettroshock! E praticamente in quasi tutte le scene del film la vediamo con gli occhi rossi e il trucco sciolto dalle lacrime…

Ginger cerca di aiutarla un po’ in tutti i modi: facendogli conoscere gli amici del fidanzato, trovandogli un lavoro e portandola alle feste per provare a farla aprire un po’, ma Jasmine la ricambia rinfacciandole continuamente una vita che lei vede come grigia e da perdente.

Numerosi flashback documentano invece la vita passata di Jasmine, all’insegna del lusso e della superficialità, e il suo rapporto con il marito Hal, un uomo impostore e disonesto che la tradiva continuamente, di cui lei stessa alla fine ha decretato la rovina, insieme con la sua, denunciandolo alle autorità.

Il modo di vivere di Jasmine e quello di Ginger, nonostante l’affetto di quest’ultima per la sorella, collidono continuamente fino ad un punto di rottura definitivo, che porta le due donne ad una separazione, e lasciamo che il pubblico veda con i propri occhi lo stato in cui rimane Jasmine nell’ultima scena del film…

Senza dubbio Woody Allen in questo suo ultimo lavoro ha creato un personaggio femminile molto negativo, una donna “senza spina dorsale”, attenta solo all’esteriorità, incapace di rapporti umani sinceri, molto malata e che esiste solo in quanto “moglie di”. E le ha contrapposto una sorella, un po’ dismessa nell’aspetto, ma buona d’animo, che ha vissuto le sue storie (ha un ex marito e dei figli), a volte cade nell’infatuazione (lo sconosciuto della festa che poi scopre essere sposato), ma è sempre capace di un rapporto decente con gli uomini. Forse è una critica verso una parte della società statunitense o verso uno stile di vita, forse uno studio psicologico su un certo tipo di donne... È un dipinto molto ben realizzato in ogni suo aspetto (ottimo il cast a cominciare dalla straordinaria protagonista, Cate Blanchett, buona la storia, il montaggio, etc.), ma ha un soggetto, Jasmine, a dir poco desolante.