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Si scrive caffè di classe,
si legge Stravinskij Bar

di Eugenia Sciorilli

Prima di dare la parola a Max D’Addezio – Bar Manager dello Stravinskij Bar ospitato dall’Hotel de Russie di Roma – come direttore responsabile di Travel Carnet penso che valga la pena di comunicare a chi naviga tra le pagine di questa rivista web almeno qualche semplice dettaglio dell’atmosfera elegante e raffinata che si avverte quando si entra in questo locale piuttosto giovane (non ha neppure dieci anni di vita) ma già pluripremiato e amatissimo da una clientela eterogenea, fatta di vip come di famiglie, di turisti come di romani.
Intanto la sua posizione: oltre alle due sale interne,offre un incantevole cortile terrazzato, e dominato da una sovrastante terrazza cheospita il ristorante gourmet; insieme, formano uno splendido giardino segreto, ideale prosecuzione del Pincio.
Secondo dettaglio fondamentale, la straordinaria professionalità del personale, per niente avaro di sorrisi (e la cosa non è poi così scontata, neanche nell’hotellerie di lusso…) e con uno stile inconfondibile, fatto di charme e di gran mestiere.
Altro dettagliodi grande valore, la sceltaben assortita di specialità gastronomiche, di vini e champagne, distillati, bevande analcoliche, per non parlare dei cocktail per cui loStravinskij Bar è famoso in tutta Roma.Una curiositàtra le tante? Un’intera pagina dedicata ai Margarita, con varianti tutte da provare e l’eccezionale scelta di sali pregiati dal mondo: il sale delle Hawaii, quello di Cervia, quello del fiume Murray… Sì, forse avete capito che il Margarita è il mio cocktail preferito, almeno allo Stravinskij Bar.

 

 

di Max D’Addezio

Non so se tutti sanno che molti operai specializzati nella costruzione dei grattacieli negli Stati Uniti sono dei Nativi d’America, con una predisposizione genetica all’equilibrio, si dice per una mutazione a livello dell’apparato acustico che praticamente annulla la sensazione di vertigini e quindi aumenta la loro capacità di non cadere.
Ecco, pochi giorni fa pensavo che è possibile fare un parallelo con la figura del barman: si perché anch’egli fa parte di una tribù e anch’egli deve avere una naturale predisposizione al servizio del piacere altrui.
Naturalmente la mia è una forzatura, volendo fare un parallelo con queste figure straordinarie d’oltreoceano, ma non molto lontano dalla realtà.
Un po’ come le famiglie circensi i baristi, barman, i ristoratori si tramandano di generazione in generazione questa condanna a servire, questa arte di saper servire, questa naturale propensione al sorriso, all’essere disponibile ad esaudire un desiderio: un desiderio che si avvera e si concretizza attraverso la bocca e il naso è un dardo che arriva diritto diritto ai nostri due cervelli, l’organo encefalico e l’apparato digerente. Quindi non è impresa da poco saper fare questo mestiere che ti insegna ad intrufolarti nell’anima altrui.
Chi è la prima persona che generalmente incontriamo la mattina dopo il risveglio e ci dà la prima razione di caffeina? il barista! Chi la persona che quando abbiamo fame ci fa accomodare in casa sua e ci rifocilla con quello che bramiamo? Il ristoratore! E chi si occupa di noi quando alla fine di una giornata ci rimette in sesto o ci fa dimenticare le agonie passate durante il giorno in questa società di apatici?? Il barman!!
Quanto è appagante la mattina entrare nel bar e trovare sul bancone senza dover chiedere il vostro caffè in vetro schiumato con la bustina di zucchero da voi preferito già pronta sul piattino e il cornetto semplice ben cotto che il barista ha preparato quando ha sentito il vostro buongiorno? O entrare la sera al bar e trovare già il vostro barman che vi ha visto arrivare che sta preparando il vostro bloody mary?
Ma avete mai considerato il fatto che questa cosa non capita solo a voi ma alla maggior parte dei clienti che tornano tutti i giorni nel bar e che quindi il buon barman ripete queste operazioni per ognuno dei suoi avventori? Se questa non è arte non ho altri termini per definire questo mestiere “artigianale”.
Quando ero bambino sentivo dire dai genitori dei miei amichetti “se non studi ti mando a fare il “barista”: bene, fuori dai confini nazionali invece, il barista è una figura professionale di alto profilo, è un “coffee expert”, colui che sa tutti i segreti del caffè e della macchina per prepararlo, è una persona che deve viaggiare per conoscere le differenze delle materie prime: il caffè, il rum, il lime, le persone etc. etc…, mentre da noi se ci dice bene ha trovato un altro posto di lavoro lontano dal bancone o da una cucina, il bambino punito con la gogna del barista.
Eccovi serviti Mesdames et Messieurs, quella che era un arte di vita, viene inquinata da quelle persone che si improvvisano mestieranti solo perché all’apparenza è un lavoro di facile gestione, in cui si ride e si guadagna bene, si beve la coca cola aggratise e non si paga il tramezzino, oppure ci si può alzare al mattino tardi e la notte si rimorchia un casino!!!
Ma tant’è, con stoica convinzione e con nichilista passione, che si continua a fare tutti i giorni questo mestiere aspettando che i nodi vengano al pettine (non certo il mio!): in fondo fare questo mestiere è un po’ come suonare musica blues, sempre lo stesso ritmo, sempre le stesse note, un giorno ti esalta di più, un giorno ti esalta di meno, ma senza non ci si può stare, e chi non sa suonare prima o poi stona.
Salute