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Ovvero, quella volta con Bono, al de Russie…

di Sergio Trisolino

Nel mese di ottobre c’è stato a Roma il concerto degli U2. Chi è appassionato di musica ricorderà che Bono Vox e compagni nel luglio 2005 fecero nella capitale un altro fantastico concerto. Io lo ricordo bene per un singolare episodio vissuto proprio con il leader del mitico gruppo.

Quella volta l’intera band soggiornò presso l’Hotel de Russie e pochi giorni prima dell’arrivo del gruppo a Roma ci fu una riunione in albergo con il general manager e i capireparto per definire i dettagli riguardo alla loro permanenza e le loro esigenze. Ricordo in particolare una disposizione che lasciò tutti noi piuttosto perplessi. Dovevamo osservare il divieto di non chiamare o salutare con il loro nome (veramente questa cosa succede regolarmente anche con altri ospiti e sinceramente non ne ho mai compreso realmente la necessità, ultimamente abbiamo avuto ospite Robert de Niro per circa un mese e chiamarlo con un altro nome quando è palesemente ROBERT DE NIRO mi sembra un po’ comico…mah!) e guardare in volto gli artisti.

Ora ce lo vedete voi un cameriere o un barman che si rivolge a Bono dicendo: “Buongiorno mister xxx, desidera…?” guardando su per i tetti o, che so io, le proprie mani? Probabilmente queste sono richieste che in realtà non vengono direttamente dagli artisti ma dalle agenzie che organizzano il tour o dagli impresari. Comunque il sig. Bono e i suoi compagni in quei giorni di permanenza furono spesso ospiti del nostro giardino e del bar e si dimostrarono gentili e cortesi e anzi ci fu anche la possibilità di scambiare qualche parola in barba a strani divieti.

Ma veniamo all’episodio che vi voglio raccontare. È il giorno del concerto, davanti all’ingresso si è radunata una gran folla di gente speranzosa di vedere, anche solo per qualche istante, i loro idoli. Accanto all’albergo, a pochi metri, c’è un vialetto privato che viene usato dalle macchine di servizio per far entrare o uscire gli ospiti in totale sicurezza e tranquillità. Sono circa le sei del pomeriggio, l’orario del concerto si avvicina. I fans radunati sono in delirio e fissano tutti il vialetto. Sanno che da un momento all’altro, la Band varcherà il portoncino di servizio ed entrerà nelle limousine per andare allo stadio. Le guardie del corpo sono pronti e vigili.

Bene… Io mi trovavo all’ingresso principale ed osservavo, tra lo stupito e il curioso, duecento paia di occhi che a loro volta fissavano un altro punto. Ora io non so come sia successo ma accanto a me si affianca un signore vestito stile cow-boy con stivaletti, giacca di pelle scamosciata con le frange, un largo cappello e occhiali ray-ban. Era Bono Vox, sfuggito non so come alla security. Incredibilmente nessuno tra la folla si accorge della sua presenza. Bono si appoggia al muro, quasi a godere di quel momento di “libertà”e mi fissa dicendomi: “Look at there!”- “Guarda là!”indicandomi la folla ignara. Come a dire, “guarda sono tutti lì nella speranza di vedermi e io sono realmente qui a pochi passi da loro, ma nessuno si accorge di me!... non lo trovi un fatto curioso?”.

Durò realmente pochi, lunghissimi istanti. Il mio stupore, le duecento teste che si voltarono quasi all’unisono come se fossero telecomandate e il tempo di avvinghiare Bono Vox e spintonarlo dentro l’albergo e serrare il portone a vetri prima che uno tsunami umano lo travolgesse. Pochi istanti ancora e avremmo avuto una frittella irlandese di ex cantante irlandese! Ciao Bono e la prossima volta…statte accuort’!!!