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In questo nuovo racconto astrologico, protagonista è un segno d’acqua, il Cancro, attraverso le vicende umane di una celebre scrittrice francese

dell’Astrologa Martina


Era una piovosa mattina di novembre e Aurore, chiusa nella sua stanza, cercava la concentrazione necessaria per risolvere un passaggio critico al termine del primo capitolo del libro che stava scrivendo. La distraeva il vociare festoso dei figli Solange e Maurice, che giocavano a rincorrersi nei lunghi corridoi del castello avito di Nohant, rallegrando il clima austero di quegli ambienti antichi con le loro grida di gioia e gli infantili scrosci di risa.

Tornò con la memoria ai suoi svaghi di bambina, durante la ricreazione che le concedeva l’anziano istitutore, dopo ore di studio nella stanze severe dai soffitti altissimi, decorati con affreschi; sotto lo sguardo affettuoso e rassicurante della nonna, di cui portava il nome, Aurore si dilettava con le sue bambole, inventando storie fantastiche e dando vita a personaggi immaginari. Amava i suoi ricordi e, spesso, si sorprendeva a rivivere ad occhi aperti esperienze del passato che la coglievano all’improvviso e la investivano con gli affetti intensi che ad esse erano legati.

Donna del Cancro, il segno femminile d’Acqua dominato dalla Luna, mostrava una personalità molto complessa e ricca di sfaccettature. Possedeva un’intelligenza pronta e creativa e un acuto spirito d’osservazione, doti che, unite alla passione per lo studio e per la cultura, l’avrebbero spinta, nonostante il matrimonio con il conte Casimir Dudevant e la nascita di due figli, ad allontanarsi dalla soffocante realtà di Nohant per trasferirsi a Parigi. Qui, la sua esistenza avrebbe avuto una svolta straordinaria. Aurore, entrata in contatto con il brillante mondo intellettuale e mondano parigino, si sarebbe trasformata presto nell’autrice più dissacrante e popolare del suo tempo, nonché in un personaggio pubblico dallo stile di vita da molti giudicato “scandaloso”.

Ancora oggi George Sand, lo pseudonimo maschile che Aurore scelse inizialmente per mimetizzare la sua identità, richiama alla mente un personaggio emblematicamente controverso, capace di scuotere anche un ambiente apparentemente spregiudicato come quello parigino grazie al suo anticonformismo, alla sua predilezione per gli abiti e gli atteggiamenti maschili, alla sua vita sentimentale inquieta.

La natura sensibile ma tenace e decisa tipica della donna del Cancro, unita al carattere indipendente e alla vivacità di pensiero, fecero di George Sand una figura femminile del tutto unica, una donna capace, fin dall’adolescenza, di sfidare le convenzioni sociali con comportamenti inconsueti ed emancipati. Mantenne sempre una profonda sicurezza di sè e tuttavia visse le sue molteplici relazioni sentimentali provando verso gli uomini che amava una sorta di “venerazione materna”, che la rendeva premurosa e tenera.

Come solitamente accade per le native del Cancro, anche per Aurore le affinità intellettuali erano determinanti nella scelta di un compagno di vita. Nel corso degli anni visse legami profondi e tormentati con artisti, come il poeta Alfred de Musset e Fryderyk Chopin, scrittori, uomini politici. Questa irrequietezza era controbilanciata da un attaccamento duraturo ai luoghi della sua fanciullezza, un bisogno di punti di riferimento saldi che la conduceva a tornare periodicamente al suo castello di Nohant.

Nella sua articolata vita emotiva coesistevano la forza di una roccia e la fragilità di un bimbo. Ormai in età matura prese ad appassionarsi a questioni politiche, assumendo posizioni decisamente riformatrici con la determinazione e la dedizione alla causa sovente riscontrabili negli appartenenti al segno del Cancro.

All’età di 61 anni, dopo la morte del suo ultimo amante, di due lustri più giovane di lei, si ritirò definitivamente nella sua residenza di Nohant, dove continuò a lavorare e a interessarsi di vicende politiche e sociali, conservando la sua curiosità intellettuale e il suo sguardo sempre critico verso il mondo e se stessa. Caratteristica del suo modo d’essere fu la straordinaria capacità di rinnovarsi continuamente e continuamente sapersi trasformare, come traspare da una delle più belle frasi che ci ha lasciato: ”Non possiamo strappare via una sola pagina della nostra vita, ma possiamo gettare il libro intero nel fuoco.”