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Un altro modo appagante per il mio palato di gustare il miele è stato quello di prenderne un cucchiaino subito dopo aver dato un morso al “sedano rosso di orbassano” (presidio), una varietà di sedano con la base delle coste di un rosso fucsia acceso che va sfumando a poco a poco in un verde brillante: e così è anche il suo sapore, dapprima avvolgente in bocca e piacevolmente tendente al dolce poi ecco che arriva l’erbaceo, la nota lieve di mandorla e l’idea di volerlo provare con del miele.

A questo punto il dado è tratto, devo andare fino in fondo, quindi prendo un pizzico di “sale di Zerradoun” (presidio) dal Marocco, per niente aggressivo al palato, anzi gentile e piacevole, un morso al sedano rosso, e poi un piccolo cucchiaino di “confettura di mele e cannella” (presidio) proveniente dai villaggi sassoni: oh my goat!!! L’unione è fatta: la sensazione dolce prima dal sedano e poi dalla confettura, l’acidità residua delle mele, la sapidità con il suo background amaricante fanno della mia lingua un oasi della felicità dove i 4 gusti possono giocare a nascondino, scoprendosi e nascondendosi di volta in volta.

Poi mentre continuo a sognare una vita perfetta in uno dei villaggi sassoni dove sembra che i telefonini non abbiano ragion d’essere, una collocazione geografica lontana dagli stress cittadini, mi imbatto in un mio vecchio amore, lo “Slatko” (presidio), ovvero una conserva di fichi selvatici sotto sciroppo di zucchero naturale e limone: i fichi raccolti appena maturi devono bollire per almeno nove volte prima di espellere tutto il latte e cominciare a elaborare gli zuccheri, e solo a questo punto possono essere bolliti per l’ennesima volta in acqua zucchero e succo di limone: ogni piccolo frutto è come un piccolo bacio della natura, che ti lascia il suo sapore dolce sulle labbra.

Ma come tutti i sogni ad un certo punto finiscono e vengo ridestato dal profumo e dall’acidulo sapore di un'altra prelibatezza questa volta proveniente dall’Austria: “il cavolo di fossa” (presidio), che viene fatto fermentare in fosse profonde anche quattro metri e poi consumato cotto in forno o in padella con semi di cumino o di sesamo, oppure conservato in barattoli.

Per fortuna che ad addolcire la mia bocca viene in mio aiuto un arrosto di agnello irlandese cotto nella birra, e poi a rinfrescarla definitivamente arriva uno straordinario “Peperone Corno di Bue di Carmagnola” (presidio), crudo, dolce quasi balsamico.

Quest’anno poi il Salone non è stato per niente avaro di sorprese regalandomi un piacevole incontro: è stato allestito un cocktail bar, dove sono stati ospitati barman provenienti un po’ da tutto il mondo tra cui i miei amici Oscar Quagliarini, Dom Costa, Chris Mac Millan, Julio Bermejo e molti altri ancora, presenti per presentare i diversi modi di intendere il bere miscelato.

Quale migliore occasione per dissetarsi come James Bond o Ernest Hemingway comanderebbero? Non avrei dovuto guidare, mangiare ho mangiato, quindi approfitto e mi metto ad ammirare la preparazione da parte di Chris di un “Sazerac”, il cocktail di New Orleans, a base di whisky di segale, zucchero, bitter aromatico e gocce di assenzio, che di li a poco avrei sorseggiato a conclusione di una stupenda giornata passata sfogliando questa enciclopedia vivente.

Salute.