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di Asiul

Nel recente film “Passione” di John Turturro, potente affresco della canzone napoletana, si possono ammirare alcuni luoghi forse poco conosciuti di Napoli, che fanno da sfondo a folgoranti arrangiamenti musicali e canori.
Due siti in particolare mi hanno colpito, degni da soli di una capatina nella città partenopea. Il primo è il Palazzo dello Spagnolo nel quartiere Sanità (Via Vergini 19), la cui settecentesca scala ad ali di falco è una spettacolare quinta per un gruppo di scatenate ballerine hip hop accompagnate dalla voce graffiante di Pietra Montecorvino che canta un’originale “Comme facette mammeta”. L’altro luogo è forse più noto ed è l’ambientazione di una struggente “Catarì”: è il Pio Monte della Misericordia (Via dei Tribunali 253), antica istituzione benefica napoletana e vero scrigno d’arte con la sua chiesa, il palazzo e la quadreria (www.piomontedellamisericordia.it); da non perdere ovviamente il capolavoro del Caravaggio noto come le Sette opere di Misericordia, che l’inquieto pittore lombardo dipinse durante la sua fuga da Roma.
Il Pio Monte si trova nei pressi di un luogo arcinoto di Napoli: la strada dei pastori, quella Via San Gregorio Armeno, presa d’assalto in prossimità delle feste di Natale e molto ammiccante con le sue statuine di terracotta, così evocatrici di antichi presepi, ma anche spesso grottesche rappresentazioni delle follie del nostro tempo (vedi Ruby e compagnia).
Comunque, anche se andate a caccia di pastori, non trascurate la vicinissima Basilica di San Lorenzo Maggiore (Via dei Tribunali 316), di origine gotica (www.sanlorenzomaggiorenapoli.it); qui Giovanni Boccaccio avrebbe incontrato Fiammetta e Francesco Petrarca dimorò nel convento annesso. Sotto questo bel complesso monumentale un’altra città si aprirà ai vostri occhi: l’antica agorà greca del IVsecolo a.C. con le successive stratificazioni romane di epoca imperiale. E ancora, nel giro di qualche metro, troverete l’ingresso a un’altra faccia della Napoli sotterranea (Piazza San Gaetano), costituita da un reticolo di cunicoli che dagli antichi Greci e Romani, passando per l’epoca borbonica e il periodo bellico del secolo scorso, sono arrivati ai giorni nostri con funzioni sempre diverse.
E se siete stanchi di girare, per mangiare avete solo l’imbarazzo della scelta. Tre posti consiglio di non mancare: due sul versante salato e il terzo su quello dolce. Si tratta della mitica rosticceria “Vaco ‘e press (Vado di fretta)” (Piazza Dante 87), che è da provare per la varietà delle sue paste cresciute, palle di riso, crocchè di patate, e altri sfizi simili. Sempre sul versante salato, un’interessante proposta, più moderna, ma sempre tipica, è “Timpani&Tempura” (Vico Quercia 17, vicino a Piazza del Gesù); trovate tutti i particolari sul sito www.timpanietempura.it.
Infine, se volete addolcirvi, andate nella bella Piazza San Domenico Maggiore: qui, sopravvissuta a diverse vicissitudini, per fortuna c’è ancora la pasticceria Scaturchio (www.scaturchio.it), dove l’orgia gastronomica è assicurata tra babà, sfogliatelle frolle e ricce, cassate di varia grandezza, struffoli, diplomatici e ancora molto altro, soprattutto sotto Natale.