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New York nel 1919, la 42ma strada.

Vita quotidiana a New York nel 1920.

Broad Street negli anni Venti.

Intervento della polizia per il sequestro di alcolici nel 1923 durante il periodo del proibizionismo.

Distruzione di casse di birra nel 1923.

Sequestro e sversamento di alcolici negli anni Venti.

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In giro per New York. Di notte, quando non tutto è come appare...

 

di Max D’Addezio

Veduta aerea di New York. L’era del proibizionismo, fenomeno socio-politico statunitense che va dal 1919 al 1933, continua ad influenzare la nostra cultura diventando oggetto di studio e discussione quando è necessario analizzarlo come esempio di un esperimento in vastissima scala, mal riuscito, di proibire una sostanza stupefacente come l’alcool ad un intera nazione, o come periodo da analizzare per capire come la malavita organizzata possa attecchire, lucrare quindi espandersi in un caso sociale del genere.E naturalmente anche per il mestiere, che oggi mi diverto a svolgere, direttamente coinvolto in quell’era ci sono stati e ci sono tutt’oggi degli effetti che hanno cambiato il modo di concepire sia gli operatori che il prodotto finale ovvero il cocktail. I barmen, da figure importanti e notabili all’interno della società statunitense, divennero demonizzati colpevoli della diffusione dell’incriminata sostanza.

E proprio da qui che parte il mio piccolo racconto, dai bar illegali e nascosti detti “speakeasy” che cominciarono a spuntare qui e lì nelle città, dove i miei colleghi dell’epoca ”spacciavano” cocktails o distillati a fortunati avventori che possedevano la parola d’ordine che gli avrebbe permesso di accedere a questi piccoli ritrovi illeciti celati da situazioni insospettabili e soprattutto legali.
Panorama, in primo piano il ponte di Brooklyn.
La voglia di stupire e di riscoprire un po’ l’origine e la storia del nostro mestiere, hanno generato da qualche tempo a questa parte la riapertura degli “speakeasy”, ovvero piccoli bar creati all’interno di situazioni insospettabili e dove vi si accede solo con una parola d’ordine che si otteneva all’epoca con un passaparola, oggi più semplicemente chiamando e prenotando prima di andare.

A New York è il P.D.T. (Please Don’t Tell) nell’East Village, il posto che più di tutti rispetta il concetto degli speakeasy degli anni venti, ed è il luogo dove più di tutti si respira l’aria del proibizionismo appunto: quando me ne parlarono non credevo molto alla descrizione che mi fecero di come ci si accedesse, ma quando ne sono uscito e sono salito sul taxi per tornare in hotel , con difficoltà credevo a quello che ho fatto.

L’indirizzo che avevo corrispondeva ad una piccola panineria anonima a St. Mark’s Street, e quando sono entrato di bottiglie o shaker luccicanti non c’era traccia, quindi mi avvicino al bancone dove c’era un signore che vendeva hot dog a cui ho semplicemente detto “PDT”. A quel punto lui mi guarda e mi dice “Entra nella cabina del telefono e usalo”, “No, mi scusi signore, forse non mi ha capito, io cerco il PDT” e lui di nuovo “Entra nella cabina del telefono e usalo”. All’ingresso effettivamente c’era una cabina del telefono di quelle antiche con la porta di legno e vetro a soffietto e un po’ come Get Smart, l’agente segreto creato da Mel Brooks (contro canto del blasonato 007), entro, chiudo la porta a soffietto e alzo il ricevitore.

Vita notturna a New York City. È proprio in quel momento che un nuovo mondo si apre davanti a me, nel più vero senso della parola: la parete dalla parte opposta alla porta si apre e si affaccia un losca figura femminile che mi chiede il nome della prenotazione, altrimenti il locale è pieno! Entro e davanti a me il paese dei balocchi, io e
Adriano come Pinocchio e Lucignolo in fuga da un mondo tedioso e pieno di regole che ci costringono ad una vita grama, finalmente liberi, lasciamo dietro di noi una cabina del telefono all’interno di una panineria all’interno di un quartiere giovane e sbarazzino, all’interno di una città che non finisce mai di stupirmi e saliamo su di una giostra di alchimie e sapori, di cocktails che trovi solo nei vecchi libri dell’800 e di nuove invenzioni, sempre nel rispetto dell’ingrediente, con una preparazione impeccabile, in una luce tenue ma calda dove il piccolo banco è il cuore pulsante di una situazione finalmente fuori dall’ordinario…ma per favore, non ditelo!

Ovviamente continuo…