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balli e viaggi sul web


È on line il web magazine www.ballareviaggiando.it che intende focalizzare l’attenzione su tutti gli eventi correlati ai balli dei vari paesi (festival, spettacoli, appuntamenti, raduni, stage, libri, film, mostre) in programmazione in Italia o all’estero, invitando al contempo a viaggiare nei paesi di origine per scoprirne storia, tradizioni e cultura e a ballare in un’atmosfera tutta particolare…

Su BallareViaggiando.it – a cadenza mensile ma con aggiornamento costante delle news – focus tematici sui vari paesi che si esprimono nella danza, Italia compresa: da Cuba e la sua salsa, Santo Domingo e il merengue, la Spagna e il flamenco, Vienna e il valzer, la pizzica del Salento, Buenos Aires e il tango .... Più notizie e informazioni su pacchetti di viaggio a tema, crociere e itinerari legati al ballo, approfondimento degli eventi in programmazione, spettacoli, raduni, stage.

Il web magazine si articola infatti in tre sezioni base – paesindanza - eventiprotagonisti - cui si aggiunge tutta una serie di news su spettacoli, eventi,festival, appuntamenti, scuole di ballo, proposte di viaggio, curiosità, personaggi, emozioni della danza legate al cinema e alla letteratura e quant'altro.

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Una sezione - Cantare Ballando - è riservata agli anni 60/70, ai personaggi
e protagonisti di quegli anni
“ruggenti” con l'obiettivo di organizzare anche eventi musicali (Cantare Ballando Group).

Contatti:
Ester Ippolito Paparozzi (esterippolito@libero.it)
06-5122782
Cell. 333-439314

Livia Rocco
(liviarocco@tin.it
)

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Seconda puntata del viaggio negli States del Bar Manager del de Russie

 

di Max D’Addezio

Man mano che il tempo scorre diventa sempre più difficile sganciarsi dal deserto, dagli sconfinati spazi, ed è difficile pensare che il viaggio, purtroppo e per fortuna, dovrà continuare alla volta di grandi città, dove la vastità della natura sarà un ricordo...ma che ricordo, scritto indelebile nella mia “anima migrante”.
Arriva dunque il momento di partire per la prossima tappa, Albuquerque, la capitale del New Messico, stato con una bassissima densità abitativa, e quasi tutti concentrati in quest'enorme paesone e tutti molto giovani: l'età media è di circa 36 anni.
Un po' come un Alberto Sordi del duemila, mi spingo ancora di più verso est alla volta di un altro mito, Dallas, la capitale del petrolio e di tutti i cowboy del mondo!
menzione speciale per la carne: altro che filetto danese o argentino, è questa la carne più buona dopo la chianina nostrana!
A differenza delle T-Bone (taglio di carne equivalente alla nostra fiorentina – n.d.a.)che sono morbidissime, l'accento qui diventa davvero duro e la conversazione un po' difficile da sostenere, soprattutto fuori dai grandi centri abitati, in quei posticini dove ti fermi a fare un piccola sosta, sperduti nelle praterie, dove ascoltare il blues elettrico dei “ZZ Top” è lo stesso che respirare l'odore di cuoio e barbecue: a proposito di barbecue, subito fuori la città di J.R. e Bobby, c'è un posticino che rasenta il gemellaggio con il porchettaro che sta sul lungo lago di Castel Gandolfo. in questo scorcio di texas, si mangiano solo costolette di maiale in salsa Barbecue (BBQ Rib Eye) o dei panini con 4 salsicce dentro! wow! per i più affamati ci sono anche i fagioli stufati in salsa bbq e per chi dovesse andare alla toilette, c'è una stanzina di colore rosso fuoco uscendo dal locale a cui si accede utilizzando una chiave attaccata ad uno sgommarello di ferro di 40 cm! per non dimenticarla mai!
Dallas è talmente ordinata e piena di grattacieli che sembra di essere a Dubai.
Comunque dietro l'angolo c'è la Louisiana e non posso più esitare, quindi si riparte quasi subito. arriviamo quando oramai è già notte e sul CCC (Crescent City Connection, il grandissimo ponte di N.O.) apro il finestrino della “mia zattera” e l'odore che respiro è salmastro, umido, mi sento come Tom Sawyer che attraversa il Mississippi, e finalmente New Orleans, il posto dove nasce il “cocktail”, la culla del mio mestiere, dove l'alchimia si fonde con la magia, dove la cucina creola convive con quella cajun, dove l'Europa voleva ricreare il fasto della cultura del vecchio continente, dandole il nome della ricca città francese Orleans.
L'impressione che ho non è esaltante, sono circospetto, ma quello che scoprirò la mattina seguente, sarà una città bellissima, in grande parte ricostruita, “più bella e più forte che pria”, che tenta di dimenticare la devastazione dell'uragano Katrina, di 6 anni fa circa: da considerare che ad oggi quasi il 50% della popolazione non è mai tornata a vivere qui, per scelta e a causa dei decessi avvenuti per il disastro stesso.
Ad una prima occhiata in giro per la città tra vecchie amicizie (si sa, i barmen un po' mafiosetti sono) e musei sul cocktail, le persone sembrano friendly e il whiskey buono, le premesse ci sono tutte per una permanenza in allegria.Da cancellare assolutamente la tanto acclamata Borubon Street, che oramai è un posto per turisti che vogliono bere dei Daiquiri fosforescenti alla spina e vedere delle tette al vento in dei fetusissimi gentlemen's club.
Ma è in una traversa del French Quarter, che ancora esiste e resiste uno dei templi del bere miscelato, del “bon vivre”, il bar che ancora oggi trasuda storia, atmosfera di fine '800, l'odore dell'assenzio e la raffinatezza europea che si scontrava con la rozzezza dei cercatori di fortuna che vivevano la città duecento anni fa: il “French 75”.
Questo piccolo bar è connesso con un corridoio, (ai tempi del proibizionismo utilizzato per accedere ad un ulteriore bar segreto che doveva rimanere celato ai controlli della polizia) ad “Arnaud's”, dove un sazerac, camerieri in frac, l'orchestrina dixieland, i sapori di una cucina mai scontata, hanno traghettato il mio spirito in un'altra epoca, a bordo di un battello a vapore sul grande fiume, che rilasciava fumo dalle caldaie e dalle stanze dove profumati sigari ardevano come ardeva la passione per la vita.


2 Continua…