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www.ballareviaggiando.it
balli e viaggi sul web


È on line il web magazine www.ballareviaggiando.it che intende focalizzare l’attenzione su tutti gli eventi correlati ai balli dei vari paesi (festival, spettacoli, appuntamenti, raduni, stage, libri, film, mostre) in programmazione in Italia o all’estero, invitando al contempo a viaggiare nei paesi di origine per scoprirne storia, tradizioni e cultura e a ballare in un’atmosfera tutta particolare…

Su BallareViaggiando.it – a cadenza mensile ma con aggiornamento costante delle news – focus tematici sui vari paesi che si esprimono nella danza, Italia compresa: da Cuba e la sua salsa, Santo Domingo e il merengue, la Spagna e il flamenco, Vienna e il valzer, la pizzica del Salento, Buenos Aires e il tango .... Più notizie e informazioni su pacchetti di viaggio a tema, crociere e itinerari legati al ballo, approfondimento degli eventi in programmazione, spettacoli, raduni, stage.

Il web magazine si articola infatti in tre sezioni base – paesindanza - eventiprotagonisti - cui si aggiunge tutta una serie di news su spettacoli, eventi,festival, appuntamenti, scuole di ballo, proposte di viaggio, curiosità, personaggi, emozioni della danza legate al cinema e alla letteratura e quant'altro.

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Una sezione - Cantare Ballando - è riservata agli anni 60/70, ai personaggi
e protagonisti di quegli anni
“ruggenti” con l'obiettivo di organizzare anche eventi musicali (Cantare Ballando Group).

Contatti:
Ester Ippolito Paparozzi (esterippolito@libero.it)
06-5122782
Cell. 333-439314

Livia Rocco
(liviarocco@tin.it
)

Elio Ippolito, responsabile di Cantare Ballando Group (elio.ippolito@libero.it)

 


 

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(seconda puntata)

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Breviario mediterraneo

Istanbul - I ricordi e la città

“Karnak cafè”
di Nagib Mahfouz

 


“Miramar” di Nagib Mahfouz (Newton Compton)

di Bruga

È uno dei due libri del Nobel egiziano Naghib Mahfouz ambientati ad Alessandria, la metropoli che fa da contraltare a Il Cairo e che purtroppo ha ricevuto una grande visibilità all’inizio del 2011 per colpa della sanguinosa “strage di Capodanno”, della quale sono stati bersaglio i cristiani copti che uscivano da una chiesa. Un evento che ha sconvolto la comunità copta, con i suoi quasi dieci milioni di fedeli, e danneggia ingiustamente l’immagine di questa metropoli di quasi dieci milioni di abitanti, la quale - a dimostrazione del suo status internazionale e aperto - è stata raccontata da tanti scrittori stranieri come Ungaretti, Kavafis, Durrell o Forster. Meravigliosa la sua posizione sul Mediterraneo, che dà luogo a un lungomare di quasi 25 chilometri detto la Corniche, assolutamente in grado di competere con l’omonima strada di Casablanca o la Promenade des Anglais di Nizza. La Corniche è la vera spina dorsale della città: allo stesso tempo una piacevole passeggiata con decine di stabilimenti balneari, una sorta di autostrada urbana con centinaia di palazzoni incombenti, ma anche il luogo dove troverete i due gioielli dei quali vi consigliamo la visita, la Bibliotheca Alexandrina e il Forte di Qayt-bay. Cominciamo da quest’ultimo, costruito alla fine del 1500 in una posizione splendida, quasi in mezzo al mare. Offre una vista completa della lunghissima Corniche, al centro della quale vedrete adagiato una sorta di immenso disco volante a scaglie azzurre: è la Bibliotheca Alexandrina (www.bibalex.org), ricostruita ai giorni nostri (la riapertura è del 2002) per far rivivere la grande tradizione della Biblioteca di Alessandria edificata dai Tolomei nel terzo secolo avanti Cristo e poi distrutta da un incendio. L’opera è stata firmata dallo studio norvegese Snohetta, che più recentemente ha progettato - sempre sul mare, anche se qualche migliaio di chilometri più a nord - la spettacolare Opera House di Oslo (www.snoarc.no). E infatti l’arredo interno utilizza, fra gli altri elementi tutti meravigliosamente fusi per dare un senso di calma e di calore, anche i legni chiari tipici del design scandinavo. Ma i particolari che colpiscono il visitatore occasionale così come gli studenti delle vicine università, che la frequentano quotidianamente, sono tantissimi: dal muro esterno con incisi tutti gli alfabeti del pianeta, al laghetto artificiale nel quale si specchia il “disco volante”, dal libro-panchina situato fra la Bibliotheca e il Planetario all’enorme e luminosa sala di lettura. E se centinaia di computer già prefigurano l’era del libro elettronico, la foresta di altissime colonne ricorda le prime moschee.
A cento chilometri dalla città, percorrendo verso ovest l’autostrada che raggiunge la Libia e superando un migliaio di giganteschi villaggi-vacanza, si arriva a un tratto di deserto dove la frenesia edilizia ha avuto rispetto dei caduti: è il campo di battaglia di El Alamein, dove morirono alle fine del 1942 quasi 40mila soldati italiani e decine di migliaia di tedeschi, inglesi, egiziani e del resto del mondo, in uno degli scontri decisivi della Seconda guerra mondiale. Lo ha raccontato molto efficacemente il regista Enzo Monteleone in una pellicola del 2002 (El Alamein, appunto), ma anche chi non avesse visto le tragiche sequenze del film resterà profondamente colpito dai Sacrari costruiti sia dagli Alleati sia da un grande italiano, Paolo Caccia Dominioni. Eroe di guerra sopravvissuto a quella strage, architetto, partigiano e uomo di pace, Caccia Dominioni progettò e si batté per dedicare un semplice, commovente edificio - con una grande finestra aperta verso il Mediterraneo e l’Italia - a tutti coloro che in patria non sono più riusciti a tornare.