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di Sergio Trisolino

 

Un esilarante episodio dalla tasca dei ricordi dell’Assistant Bar Manager
dell’hotel de Russie, che è anche un omaggio a Mario Monicelli

 

Ricordate la descrizione dei frequentatori del locale di “una partita a scacchi”?...
No?!?...Prego andate a rileggere l’episodio, faccio finta di non aver sentito. Ordunque fra quel variopinto spaccato di umanità che popolava quel bizzarro locale c’era un signore veramente particolare che si chiamava, anzi si chiama ancora, Mario Albano. Questo signore risulterà sconosciuto alla maggior parte di voi ma serve a me da tramite per collegarlo ad un caro “Maestro” scomparso da poco, quindi un piccolo omaggio.
Siamo nel 1990. Tangentopoli doveva essere ancora scoperta e la “Prima Repubblica” era ancora saldamente sulla cresta dell’onda. Mario Albano era un signore brizzolato sulla cinquantina, basso, tarchiato, con la pancia tipica dovuta all’età e a qualche bicchiere di troppo. Il volto somigliante a Camillo Benso conte di Cavour e la figura nell’insieme somigliante a qualche personaggio goffo uscito dalla matita di Walt Disney.
Questo signore apparentemente un po’ buffo, lo diventava meno quando apriva bocca giacché era dotato di una cultura straordinaria, sapientemente supportata da una parlantina velocissima, interrotta giusto il tempo di dare qualche sorsata. Scrittore e giornalista, ha pubblicato libri di socio-politica sul Sud Africa e sulla guerra di Angola. Guerra in cui partecipò personalmente come guerrigliero e poi come ministro della cultura.
Ricordo ancora con qualche brivido, le sue foto con le teste mozzate dei nemici uccisi e una foto del suo matrimonio con Fidel Castro che gli faceva da testimone di nozze (all’epoca Cuba forniva truppe di supporto al movimento di liberazione angolano che combatteva contro le truppe portoghesi e sudafricane). Tranquilli!!!...Ho finito di fare Wikipedia, ora passo alla storia!
Il sig. Albano era un frequentatore assiduo del locale e nacque anche una bella amicizia. Una domenica sera invitò me e altri clienti a casa sua, dopo il lavoro, per la classica spaghettata di mezzanotte…solo che erano le sei di mattina! Abitava nel cuore del famoso rione Monti e ovviamente anche i suoi vicini di casa non potevano essere meno singolari di lui. Al primo piano vi era la casa di Lindsay Kemp, famoso coreografo, ballerino, mimo e regista inglese, al secondo piano abitava Elsa Martinelli, star della moda e del cinema anni ’50. Ricordo una casa disordinata e arruffata come i suoi capelli, libri e foto ovunque e con uno splendido loggione interno tipico di quelle case tante volte viste nei film con Aldo Fabrizi o Maurizio Arena di “Poveri ma belli”.
Eravamo circa una decina di persone, giusto per stare in compagnia e mangiare una cosetta leggera visto l’orario. La “cosetta leggera” di Mario si tradusse in spaghettata aglio, olio, peperoncino, broccoli e salsiccia, bottiglie di birra e prosecco e dulcis in fundo, come mazzata finale…fritto di filetti di baccalà!
Ad un certo punto mentre le conversazioni si dipanavano tra la teoria del Big Bang e il derby Roma-Lazio, al di là del loggione vedo aprirsi la finestra del vicino che ci scruta con il tipico, già da allora, sopracciglio bianco. “A sor Maé…” gli si rivolge il nostro Mario invitandolo…
”viette a fà du’ filetti de baccalà!... e l’altro Mario, poiché si trattava del Maestro Mario Monicelli,”ma và morì ‘mmazzato te e er baccalà, ma che sei matto a magnallo a quest’ora? Io ce tengo alla salute” disse sbuffando fumo, non so se di pipa o di sigaretta, alle sette del mattino.
Ho sempre sperato di rivedere questo episodio in qualche film del Maestro. Non li ho visti tutti, intendo gli ultimi. Se qualcuno di voi riconosce la scena me lo faccia sapere, gliene sarò grato. Concludemmo la giornata mentre altri la iniziavano, entrando in un bar in via dei Serpenti. Salutammo dicendo buonanotte mentre gli altri dicevano buongiorno. E mentre tra sguardi ancora assonnati echeggiavano decine di caffè e cappuccini, quello che nel nostro gruppo era il più irriducibile ordinò con voce rauca dalle troppe sigarette, un “peroncino”. Tutti si girarono. Un nuovo giorno era ormai iniziato, ma per alcuni, doveva ancora finire!