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Vaso con rose, 1904.

Mademoiselle De Nemidoff, 1908.

Il cappellino azzurro, 1912 circa.

Signora davanti alla stufa, 1912 circa.

La Dame De Biarritz, 1912.

Ritratto di ballerina.

Giovani donne sedute.

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A 80 anni dalla morte, una mostra lo celebra a Villa Olmo

di Eugenia Sciorilli

 

L’Autoritratto a Montorsoli, 1892. Fantasia, leggiadria, sensualità, eleganza, gusto di vivere. Sono tante le impressioni che si ricavano dall’ammirare un quadro di Giovanni Boldini, che si spense a Parigi nel 1931 dopo una vita particolarmente longeva (era nato a Ferrara nel 1842) e ricca di esperienze significative. Fino al 24 luglio prossimo sessanta dei suoi gioielli pittorici sono esposti nelle sale settecentesche di Villa Olmo a Como, raggruppati sotto il titolo “Boldini e la Belle Epoque”. In abbinamento alle sue opere, altri sessanta capolavori di famosi artisti dell’epoca, da De Nittis a Corcos, da Zandomeneghi a Signorini.

Ha commentato il curatore della mostra, Sergio Gaddi: “Il mito della Belle Epoque si intreccia con il genio di Giovanni Boldini, l’energia creativa e la fiducia ottimistica che rivoluzionano la storia tra Ottocento e Novecento vengono esaltate dalla velocità guizzante di una pennellata inconfondibile, che esprime la bellezza e la gioia di vivere. Letteratura e moda, musica e lusso, arte e bistrot si confondono nel ritmo sensuale del can can e producono una straordinaria rinascita sociale e civile”. E ha aggiunto: “Sono gli anni nei quali lo sviluppo della tecnologia rivoluziona i modi di vivere, creando una prosperità e un benessere individuale prima sconosciuti. Cambiano i costumi e si impone la forza di attrazione sensuale della donna, consapevole di un fascino non più solo domestico che cresce di pari passo al suo ruolo sociale”.

In questa realtà luminosa e non ancora aggredita dagli sconvolgimenti sociali e politici del ventesimo secolo, si staglia il percorso umano e artistico di Giovanni Boldini. L’innata curiosità ma soprattutto la brama di riscattarsi e di evadere dall’ambiente provinciale quale era ai suoi occhi la Ferrara della seconda metà dell’Ottocento , lo indussero a emigrare alla ricerca di un confronto continuo, di nuove occasioni di ispirazione e, soprattutto, alla scoperta della sua vera dimensione di artista.

Il bimbo col cerchio, 1876 circa. Signora con l’ombrellino (Berthe con il cappellino di paglia), 1876. Berthe che legge la dedica su un ventaglio in piedi in salotto, 1878. I modi spontaneamente aristocratici, la vocazione alla mondanità, ma anche le grandi prospettive di successo artistico e il desiderio di ottenere un riconoscimento economico adeguato per il suo lavoro, fecero sì che il fascino dell’ambiente frizzante della Ville Lumière rappresentasse per Boldini un’attrazione fatale. Nella capitale francese conobbe la modella Berthe, con la quale avviò una lunga storia d’amore durata oltre dieci anni e instaurò rapporti di lavoro con il mercante d’arte Goupil, il più importante dell’epoca, con gallerie sparse in tutto il mondo, entrando nella folta schiera degli artisti della sua cerchia, dei quali divenne ben presto il più apprezzato. Parigi fu per l’artista ferrarese la vera mecca dell’arte e della vita, la città che gli permise di entrare in contatto con gli ambienti più esclusivi.
Omnibus a Pigalle, 1882.
Da sapere: la mostra “Boldini e la Belle Epoque”, ospitata da Villa Olmo a Como (Via Cantoni 1) è aperta al pubblico tutti i giorni eccetto il lunedì. Sono possibili visite guidate e audioguide in più lingue sono a disposizione dei visitatori. Per informazioni: tel. 031-571979.
www.grandimostrecomo.it