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Atrani, pittoresco paese lungo la costa amalfitana.

La piccola chiesa medievale della Madonna del Monte Stella situata sulla vetta del monte nel Parco Nazionale del Cilento, Patrimonio Unesco 1998.

Un vecchio peschereccio lungo il litorale del Cilento.

Punta Infreschi nel Golfo di Policastro.

Il castello medievale di Arechi a Salerno.

La statua del Cristo Redentore sul Monte San Biagio a Maratea.

Una bambina indossa il tipico costume del Cilento.

Pannello di ceramica composto di losanghe e tozzetti realizzato dall’azienda salernitana L’Antica Ceramica.

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Lo splendido territorio della provincia di Salerno
e le sue ricchezze gastronomiche in un racconto
che mescola atmosfere e ambienti con un’impronta proustiana

di Carmine Rinaldi

 

Santa Lucia di Cava de’ Tirreni, luminarie per i festeggiamenti in onore di S.Lucia. Quando il tempo aveva reso credibile la convivenza (mistero insondabile e sibillino che unisce, nonostante la diversità di intenti e d’opinione, di temperamento e di ritmo quotidiano, di buon gusto e di senso estetico) – il che risultava più evidente, quelle volte in cui – come dopo un temporale estivo, tornato il sereno, il refrigerio, interrompendo all’istante quello stato d’insofferenza per la calura eccessiva (le cui conseguenze si manifestano con un fastidio tale da rendere fiacchi e demotivati, appiccicaticci in volto e madidi in corpo), invitava ad uscire di casa e a cercare ristoro all’aperto – a pace fatta, m’ero persuaso, per contraccambiare gli auguri per le festività, di far parlare Adele al telefono coi miei, che riguardosi e carezzevoli, tentavano, impercettibilmente, di saggiare il nostro grado La Basilica nel complesso dell’Abbazia Benedettina della S.s. Trinità a Cava de’ Tirreni. di serenità e convincimento reciproco, al di là della ricorrenza gaia e radiosa – anche grazie alla condivisione d’un misurato monolocale, insidioso banco di prova – mi decisi di invitarla a trascorrere alcuni giorni di ferie al paese, per farle conoscere, finalmente, i nonni.
Non erano abituati a vedermi scendere da solo da Milano, ma quella fu un’occasione speciale di ufficializzazione, a raccoglierci tutti attorno alla stessa tavola, identica a come mi si rivelò anni prima, all’età dell’infanzia – non la prima tra tutte le volte, anche perché sarei stato troppo piccolo per ricordarmela, ma quella che mi rimase impressa più delle altre (archetipo di tutti i pranzi domenicali che si sono succeduti nella mia vita, quel pranzo conserva tutte le portate essenziali da cui non sarei riuscito più ad allontanare la visione, sostituendole, ad esempio, con altre ricche ed abbondanti, ma non le stesse che mi saziano tutt’oggi la vista e l’appetito al solo pensiero di pregustarle) – quando un sabato mattina mio padre ci annunciò che l’indomani, di buon’ora, saremmo andati a Santa Lucia, a Cava de’ Tirreni, a mangiare da zia Anna, sua sorella e i nonni, i genitori di zio Pasquale, suo marito.
Il chiostro romanico della Grotta di S. Alferio nel complesso dell’Abbazia di Cava de’ Tirreni. Già a quell’età non avevo più né i nonni paterni, né quelli materni, e Giuseppe e Assunta erano nel mio immaginario quanto di più verosimile potessi desiderare per riempire quel gran vuoto che mi soverchiava la mente, soprattutto quei lunedì mattina in cui tra i banchi, dopo un fine settimana all’insegna delle gite domenicali, di ritorno a scuola, udivo pronunciare nomi di paesi sconosciuti del Cilento o dell’entroterra campano, dai richiami d’un passato mitologico: Roccagloriosa, Vallo di Diano, Corleto Monforte, Pesco Sannita, Solofra, Roccabascerana; nomi di nonni, intuiti per la dolcezza e la tenerezza con cui venivano pronunciati dalle mie compagne, entusiaste di rivelarci i loro tesori custoditi gelosamente giù, nelle cantine al fresco e al buio, inaccessibili se non accompagnati; termini inequivocabili riferiti al focolare I tetti rossi di Roccagloriosa, comune dichiarato Patrimonio dell’Unesco nel 1998. domestico e alla rigogliosa natura della nostra terra : camino, legna, carne alla brace, pomodori, pizza cotta al forno a legna, pasta fatta in casa, ricotta, parmigiana, castagne, noci, mele annurche; nomi di animali, familiari quasi fossero componenti della famiglia stessa: conigli, galline, maiali, pecore, mucche, vipere; nomi di cani, fantasiosi ed eccentrici: Dick, Lessie, Rocky, Furia, Ercolino, Matticchiuzzo ; nomi di cugini, assenti nell’onomastica della città : Speranza, Gerardo, Cono, Laverio, Consiglia, Pantaleo; tutta una trama complessa d’appartenenza ad una “Campania felix”, di cui avevo colto l’importanza ed il culto, leggendo la storia di quell’eroe della letteratura occidentale, affascinato dall’ignoto, che pur navigando per vent’anni con i suoi compagni di viaggio, per luoghi misteriosi e avernali, lontano dagli affetti, serbava in cuore il desiderio di farvi ritorno per ritrovare la serenità, la quiete, la pace domestica.

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Roccagloriosa, la Fontana Grande. La Collegiata di S. Michele Arcangelo a Solofra. Il Vallo di Diano, area iscritta alla lista del Patrimonio Unesco nel 1998. Vallo di Diano, località La Fonte presso Certosa di Padula.


 

 

 

TRE RICETTE

TORTANO DI CIGOLE
Pasta di pane lievitata a cui si aggiunge: cigole (parte che si ricava dal grasso del maiale, dopo che mediante cottura si scioglie il grasso), salsiccia spezzettata, formaggio grattugiato, pepe e sugna. Si impasta tutto e si mette a lievitare in una teglia da ciambella, quella classica con buco centrale. Quando l'impasto avrà raddoppiato il suo volume si mette a cuocere in forno caldo a 200° per circa un ora. Quando avrà assunto un aspetto dorato è pronto. Si mangia tiepido per accompagnare salumi o al posto del pane per tutte le pietanze.

SOFFRITTO DI MAIALE
Piatto a base di "costatelle" di maiale, pezzi di carne più magra, patate e peperoni all'aceto (papacelle). Si cuoce la carne nell'olio e si tiene da parte. Si friggono le patate a spicchi e dopo i peperoni, tutto nello stesso olio. Poi si uniscono gli ingredienti e si aggiunge il sale facendo insaporire gli ingredienti per circa 10 minuti a fiamma bassa. Si serve caldo.

RAGU' DI CARNE, SALSICCE, COTICHE
Si mettono in un ampio tegame olio, involtini di carne e cotiche (farciti con prezzemolo, aglio, pepe, formaggio pecorino), salsiccia fresca e punte di costatelle e si lascia soffriggere aggiungendo un mezzo bicchiere di vino rosso per sfumare la carne. Quando tutto è ben rosolato a fuoco lento si aggiunge la passata di pomodoro e si lascia cuocere per qualche ora. Questo sugo è adatto per condire pasta fatta in casa tipo fusilli e ravioli.