| HOME PAGE | MERIDIANI E PARALLELI | ASTROLOGIA E DINTORNI | ANNIVERSARI | CALENDARIO | LOUNGE TIME | IL RESORT DEL MESE | LO SCAFFALE | GALLERIA DEL GUSTO |
| RITRATTI DI ARTISTI | SPIGOLATURE | ITINERARI | PROTAGONISTE | NON SOLO HOTEL | ATTIMI DI CINEMA | NEWSLETTER | FORUM | CONTATTI | LINK CONSIGLIATI |

Barca, legno, legno dipinto e solfato di rame, 1968.

Interno della Chiesa di Porto Rotondo, 1971-75.

Discorsi platonici sulla geometria, legno 1985.

Interno di Santa Maria del Redentore nel quartiere di Tor Bella Monaca a Roma con il Crocefisso e gli arredi del Maestro Ceroli, 1987.

Il vento, legno, 1991.

Il fantasma, legno e spago, 1991.

Le donne talebane, legno dipinto, 2002.

clicca sulle miniature
per ingrandirle

Articoli pubblicati
nella stessa rubrica


Partita a Scacchi

Il Caleidoscopio:
...ovvero riflessioni
di un barman

Si fa presto
a dire Martini

prima puntata
seconda puntata

Una simpatica Canaglia

La Corte dei Miracoli

Bluesman

Un Ricordo Speciale

Frasi d’amore

L’enciclopedia del gusto…

Quattro chiacchiere
con il Presidente

Te la do io l’America
prima puntata

Te la do io l’America
seconda puntata

Te la do io l’America
terza puntata

Due Filetti di Baccalà

Un Barman per amico

Stiamo uniti!!!

Speakeasy

L’occasione perduta

I nuovi carbonari

Vado in Messico

 

 

 

Il 17 maggio di qualche anno fa, un giorno particolare per Mario Ceroli…

di Sergio Trisolino

 

Copertina del catalogo della mostra dedicata a Mario Ceroli in occasione della riapertura del Palazzo delle Esposizioni di Roma, Giunti Editore 2007. Durante le lezioni nei corsi da barman, racconto spesso le difficoltà ai miei discenti di questo nostro lavoro bellissimo e difficile. Sovente mi trovo a ripetere questo discorso: “Se volete riuscire in questo mestiere, dovete, innanzitutto, essere naturalmente portati al contatto con il pubblico e considerare che la vostra clientela sarà per il 75% antipatica, scostante, burbera, diffidente. Lì è la vostra sfida! Conquistare, fare breccia in questi personaggi. Troppo facile sarebbe lavorare solo con quelli simpatici…” etc etc. Di questo genere di clienti ne ho avuti tanti e continuo ad averne, per fortuna.

Lo stimolo più grande è proprio andare a scardinare le corazze più coriacee, per poi scoprire, spesso, degli animi fantastici, dolcissimi e… soli. Il mio lavoro e il mio ruolo in albergo mi porta frequentemente ad avere dei contatti privilegiati e dei punti di osservazione che non sono quelli convenzionali. Un cliente che mi fece sudare, anni fa, le famose sette camicie fu Mario Ceroli, lo scultore. Burbero e impenetrabile. Ci misi un po’ prima di entrare in confidenza. Oggi è tra le persone che porto più nel cuore e gli voglio un gran bene.

Si-No, legno,1962. Si-No, legno,1962. Il maestro Ceroli è una fonte inesauribile di racconti e aneddoti. Spesso mi dice qualcosa di sé e con grande umiltà racconta le sue origini poverissime e di come sia stato fortunato ad avere questo talento nelle mani. La Fortuna, mi dice, passa e ti “pizzica” ma non sempre te ne accorgi, io sono stato bravo in quello, a cogliere l’attimo. Quand’era bambino, viveva con i suoi genitori e il fratello nella periferia romana in una sorta di baraccopoli, come quelle di pasoliniana memoria tanto bene descritta nei film degli anni ’50. Un giorno, sua madre, mentre preparava da mangiare, si rese conto di avere soltanto un uovo da dare ai due figli e allora prese un filo di cotone e con un taglio rapidissimo lo divise in due in modo che ognuno avesse la sua parte.

Squilibrio, Centro direzionale di Napoli, opera del 1967. Fu uno degli episodi chiave della sua infanzia che lo spinse a studiare e poi a emergere con il suo talento. Oggi vive in una casa bellissima piena di oggetti fatti da lui, dalla sedia al camino. Opere meravigliose, eppure qualcosa manca alla felicità di questo grande artista. Me ne accorsi un giorno di maggio di qualche anno fa. Una sera il maestro Ceroli arrivò al bar e come era solito fare mi chiese la sua “camomilla scozzese”. È il suo modo scherzoso di indicare lo scotch whisky. Sapevo che quel giorno era un giorno speciale, era il suo compleanno e mi ero preparato a riceverlo con un piccolo regalo, un portafortuna scolpito in pietra di fattura indiana. Percepii che c’era nei suoi occhi un velo di malinconia e gliene chiesi il motivo. Mi rispose che era triste perché, nonostante la fama e il successo negli anni gli avessero consentito sicuramente una vita agiata, era privo di amicizie sincere e disinteressate, tant’è che nessuno, tra quelli che lo circondavano, si era ricordato del giorno del suo compleanno. “Caro Maestro, non proprio nessuno, io me lo sono ricordato!”, gli dissi, porgendo il pacchettino.

Io, opera realizzata in legno e stracci, 1968. Penso che se non fossi il “ragazzetto robusto” che invece sono, mi avrebbe stritolato con quell’abbraccio così sentito che mi diede. A distanza di anni, Mario Ceroli conserva il mio regalo nel suo portachiavi e, scusate se è poco, io ne sono profondamente onorato, anche perché questo grandissimo artista è un straordinario amante della vita e delle relazioni sincere.

www.ceroli.com