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Un affettuoso omaggio all’attore Peter Falk, da poco scomparso.
Firmato: l’Assistant Bar Manager dell’Hotel de Russie

di Sergio Trisolino

 

Peter Falk in un ritratto fotografico del 1976. Ormai mi sento uno scrittore. Certo devo affinare la tecnica, ma ormai mi ritengo un collega di Umberto Eco e di Faletti, un po’ Saviano e un po’ Camilleri. Mi sono convinto anche che molti di questi scrittori “soffrano” dell’ispirazione dell’ultimo minuto. Cioè finché non sei costretto dalla necessità di pubblicare la storia, magari perché c’è il tuo editore che ti sta puntando la pistola alla tempia, il racconto, le idee, non escono fuori. Devi arrivare al limite, sentire la pressione perché il giorno dopo devi assolutamente consegnare e allora fai le cinque del mattino, ti fumi dieci sigarette e l’ispirazione sgorga, le parole si inanellano, con una facilità impossibile solo qualche ora prima.

Un edificio della Syracuse University, Ateneo frequentato da Peter Falk per studi di economia. Lo raccontavo al mio amico Max D’Addezio e anche lui conveniva di soffrire della sindrome da canna del gas. Ce lo dicevamo e intanto ridacchiavamo pensando ai patemi d’animo che facciamo venire ogni mese a Eugenia Sciorilli, il nostro editore per l’appunto. Allora mi son detto che, “no! questa volta il racconto lo scrivo anzitempo!” E così ho fatto. Bello e pronto! Anzi, soddisfatto e un po’ stupito del largo anticipo, approfitto e vado a distrarmi in palestra. Mi piazzo sul tapis-roulant e mentre mi accingo a correre i miei 40…metri giornalieri, leggo le ultime news sullo schermo in fondo alla parete…Patatrac! Non ci posso credere! Peter Falk se ne è andato a 83 anni!

L’area di Wall Street ben conosciuta da Falk all’epoca in cui era un esperto di economia. Mi vengono in mente alcune sue interpretazioni memorabili e, ovviamente, mi viene alla memoria l’impermeabile sgualcito e sciatto del tenente Colombo e… mi viene in mente che io, il ten. Colombo alias Peter Falk, l’ ho conosciuto ed ho pure un aneddoto da raccontare! Tutto da rifare! Anche stavolta farò l’alba, domani mattina DEVO consegnare.

Tarda sera di qualche anno fa. Nel corridoio che porta al centro benessere dell’ hotel de Russie vedo un signore anziano, un po’ claudicante, dirigersi verso la porta della Spa. E’ di spalle, non posso riconoscerlo e neanche immagino che possa essere lui, del resto nessun collega mi ha avvertito della sua presenza in albergo, siamo così abituati ad avere presenze illustri che tutto diventa normalità. Lo chiamo. “Signore, mi scusi…ha bisogno di aiuto?” Lui si volta e vedo una faccia conosciuta con una bella chioma bianca che mi guarda un po’ torvo, proprio come nei film.

Il caratteristico impermeabile del Tenente Colombo. Incredibile, è lui, proprio lui! Ma quanti film ho visto e mi sono piaciuti tutti e poi sono vent’anni e più che lo vedo e lo rivedo nei panni di Colombo. Avrò visto, senza stancarmi, cinque o sei volte quell’episodio in cui tampina uno scrittore irlandese e che è in realtà un dirigente dell’I.R.A., l’esercito di liberazione irlandese e alla fine lo mette alle strette perché il colpevole aveva il vezzo, una sorta di riflesso condizionato a intaccare con un anello le bottiglie del suo whiskey preferito e ovviamente una di queste bottiglie era stata trovata sul luogo del delitto ( cari lettori, chiedete, per favore, a Massimo D’Addezio, la differenza tra whiskey e whisky e l’origine del nome?).

La Peugeot 403 Cabriolet, modello di auto che ebbe grande popolarità negli anni della messa in onda del Tenente Colombo. “Sì, vorrei andare a fare un massaggio” . “Ma ten…ops, Mr. Falk, a quest’ora il centro è chiuso”. “E come mai è chiuso?” – Improvvisamente mi sento un idiota. Non so cosa rispondere. “Ma perché è aperto di giorno e poi perché la sera tardi nessuno fa richiesta di massaggi o di cure estetiche”. “Ma io voglio fare un massaggio a quest’ora”- E già, il ragionamento fila, non fa una piega. Tento di svicolare. “Guardi tenen”..aridajie, “guardi Mr. Falk andiamo al ricevimento, così il mio collega le potrà dire meglio gli orari e magari fissare un appuntamento”.

L’ex Museo della Televisione e della Radio a Beverly Hills ora Caley Center. Facciamo qualche metro indietro per il corridoio, lo osservo di nascosto. Certo, è invecchiato, i capelli bianchi, la postura un po’ curva, l’andatura incerta ma lo sguardo, no. Quello è sempre uguale. Mi accorgo che anche lui mi osserva. Mi osserva e riparte all’attacco. “Ma lei crede che sarà difficile avere un massaggio adesso e poi, non ho capito, perché è tutto chiuso?” Tento di organizzare una risposta convincente. Mi giro e vedo la stessa scena vista e rivista nei telefilm. Lui che ti osserva di sbieco, dal basso e tenta di scrutare nel tuo animo. Non ha importanza quello che dirai, ma come lo dirai. Oddio, caro Tenente non è colpa mia se gli orari sono questi, non ho ucciso nessuno, lo giuro! Non sono io l’assassino! L’interrogatorio durò una decina di minuti interminabili e mi salvai grazie all’aiuto dei colleghi che lo convinsero a prendere appuntamento per il giorno dopo. Se nel suo privato è stato un brav’uomo, un decimo di quello che è stato da attore, allora starà sicuramente in Paradiso e allora…povero San Pietro e gli altri santi!

Ciao, tenente Colombo.

 

 

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