EVENTI DI MARZO
ALLA SCUOLA DI CUCINA
A TAVOLA CON LO CHEF

STOP... AGLI SPRECHI
IN CUCINA!

1 lezione full time Andy Luotto vi coinvolgerà nella preparazione di incredibili piatti economici con quanto è rimasto della vostra spesa.
venerdì 4 marzo
dalle ore 10:00 alle ore 15:00
• costo: € 100,00
Chef: Andy LUOTTO

LA CUCINA DI CASA
4 lezioni - 1 lezione
a settimana di 4 ore
Nelle 4 lezioni Helle
(da 30 anni in Italia e sposata
a un giornalista italiano)
vi insegnerà a preparare
pranzi e cene con velocità
e facilità tenendo presente
la corretta conservazione
per preparare in anticipo
i vari piatti.
Corso pratico.
• inizio mercoledì 9 marzo
dalle ore 17:00 alle ore 21:00
• costo: € 320,00
Chef: Helle POULSEN

LA CUCINA DI CASA
GIAPPONESE

2 lezioni di 4 ore
La nostra Yuko Tamei,
originaria di Osaka,
porterà nella nostra scuola
la cultura della cucina
giapponese e del cibo che
si consuma normalmente
nelle case giapponesi.
Verrà spiegata la cultura
del riso, per passare poi
alle zuppe, a uno snack
da cuocere sulla piastra e
altre specialità gastronomiche.
martedì 22 e 29 marzo
dalle ore 16:00 alle ore 20:00
• costo: € 160,00
Docente: YUKO TAMEI
(pittrice e gastronoma)


Contatti:
Info: Telefono : 06-3222096
EMail : info@atavolaconlochef.it

 


 

| HOME PAGE | MERIDIANI E PARALLELI | ASTROLOGIA E DINTORNI | ANNIVERSARI | CALENDARIO | LOUNGE TIME | IL RESORT DEL MESE | LO SCAFFALE | GALLERIA DEL GUSTO |
| RITRATTI DI ARTISTI | SPIGOLATURE | ITINERARI | PROTAGONISTE | NON SOLO HOTEL | ATTIMI DI CINEMA | NEWSLETTER | FORUM | CONTATTI | LINK CONSIGLIATI |

clicca sulle miniature
per ingrandirle

Scarica il PDF dell'articolo

Articoli pubblicati
nella stessa rubrica


Partita a Scacchi

Il Caleidoscopio:
...ovvero riflessioni
di un barman

Una simpatica
Canaglia

Si fa presto a dire Martini
prima puntata

La Corte dei Miracoli

Si fa presto a dire Martini seconda puntata

Un ricordo speciale

Bluesman

Non vedo l’ora

Uno strano “salvataggio”

L’enciclopedia del gusto…

Due Filetti di Baccalà

Te la do io l’America
prima puntata

Te la do io l’America
seconda puntata

Un Barman per amico

Stiamo uniti!!!

 

 

 

 


Terza puntata di un viaggio negli States

 

di Max D’Addezio

New York si comincia a vivere già quando sei all’aeroporto… di partenza, quando sei in fila per imbarcarti e comincia il caos: guai a dire ad un newyorkese di aspettare un minuto in più, lui non aspetta, lui si imbarca anche se l’aereo non c’è! E non puoi fermarli, loro vivono in una condizione mentale che li fa andare solo avanti, mai fermarsi, mai fermare il flusso del loro ritmo! Bè questo è quello che mi si cominciava a prospettare davanti ai miei occhi in aeroporto, aspettando di salire a bordo al volo che mi avrebbe portato da New Orleans nella Grande Mela.

Se dovessi fare un parallelo tra New York e Londra sarebbe come paragonare Napoli e Milano: dimenticatevi l’anglosassone usanza della fila per salire sull’autobus o sulla metropolitana, a New York chi prima arriva meglio alloggia! Non sapete quale linea della metro prendere? Dimenticate le mappine tutte colorate londinesi e il personale che con la pazienza di un asceta vi spiega dove come e quando, perché la metropolitana di NY aperta 24h è un nastro trasportatore come quelli narrati nei libri di fantascienza di Asimov, dove tu ci salti sopra e quando sei arrivato salti giù!

Però c’è da dire una cosa, che dalla prima volta, circa 20 anni fa, che misi piede nella Manhattan pre sindaco Giuliani ad oggi la situazione nella città è nettamente cambiata, di gran lunga cambiata, in meglio ovviamente, si cammina con una discreta tranquillità in tutta la città, compresi Harlem e Bronx.

È una città che si sta ancora leccando la ferita, un’enorme ferita, uno squarcio ancora lì sotto gli occhi di tutti, che mai si rimarginerà, che costringerà ognuno di noi a porsi delle domande, ad avere paura, a pensare. Il sito del Ground Zero è stato il primo posto dove sono andato, perché non riuscivo a visualizzare nella mia mente quanto era realmente accaduto, non ero più tornato da quando l’ecatombe fu compiuta, fino a quando non sono arrivato lì e gli uomini della sicurezza stradale mi hanno fatto attraversare la strada per andare a sbirciare dietro a delle enormi grate a guardare quella fredda nudità di donna, di una donna brutalmente stuprata, e lasciata sulla strada con lo sguardo perso nel vuoto, in attesa di dimenticare qualcosa che rimarrà indelebile nella sua mente, e nella mente di tutte le persone che le hanno voluto bene (per ironia della sorte, di fronte al World Trade Center c’è il primo cimitero della città, costruito nel XVIII secolo).

The show must go on, e come un Dante che incontra Virgilio, io ho incontrato il mio amico e collega Brian Miller, che mi ha fatto scoprire dei posticini dove il gusto è rinato, dove la cultura enogastronomica italiana impera! E qui ho imparato una bella lezione, anzi ho vissuto sulla mia pelle una sensazione di cui mi parlò molti anni fa il Maestro Renzo Arbore, bevendo un Bloody Mary da Billy Bilancia (R.I.P.): noi italiani ci facciamo tante seghe mentali pensando a quanto sono fortunate le persone che vivono a NY, la città che non dorme mai, dove tutto il mondo è condensato in pochi chilometri quadrati, dove ogni etnia è presente come in una sorta di museo vivente ed interattivo, mentre le persone che vivono nella città che cantava Frank Sinatra ci invidiano il nostro modo di vivere una vita immersa nella storia, nei profumi tenui di una campagna toscana o nei sapori veri di un’amatriciana mangiata in una trattoria in un vicolo di Roma, o ancora vivere dinoccolati a bere un aperitivo in una piazza di una delle nostre 100 città…come dire, l’erba del vicino è sempre più verde?

Little Italy ormai non esiste più, praticamente inghiottita da una schiacciante chinatown, e se si vuole vedere la tipicità tricolore bisogna andare in Arthur avenue nel Bronx dove la comunità italiana ha una nuova e non ufficiale identità e collocazione: in questo luogo si sta verificando un fenomeno degno di attenzione, ovvero il quartiere non è solo italiano ma italo-albanese, infatti su tutta la strada si alternano su ogni lampione la bandiera italiana con quella albanese, decine e decine di bandiere, come se il mar Adriatico è solo un grande lago in un unico contesto europeo (stessa fazza, stessa razza!)

Brooklyn fino a qualche anno fa era il posto dove se volevi fare l’artista (quadri, installazioni, sculture…) dovevi abitarci, oggi questi artisti che nel frattempo si sono arricchiti di fama e non solo, hanno trasformato quest’area in un quartiere abbastanza blasé ma piacevole, con dei localini dove è difficile mangiare se non hai prenotato, e udite udite c’è un fabbrica di birra (che gli riesce molto bene!) la “Brooklyn Brewery” appunto, la quale potete trovare in diversi ristoranti della città.

Attraversare poi Central Park con i suoi colori autunnali non ha veramente prezzo, soprattutto se sai che quando arrivi dall’altra parte sulla Broadway c’è Papaya che t’aspetta con i suoi hot dog, che se non ne mangi almeno quattro ti vengono i rimorsi!

Continuo?