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La fontana del Mascherone a via Giulia.

Particolare del campanile e della croce di ferro battuto di S. Bartolomeo all’isola Tiberina.

Statua in bronzo di Giordano Bruno posta al centro di Campo de’Fiori.

Piazza della Rotonda, lo stemma di Papa Clemente XI alla base dell’obelisco.

Piazza Navona, Fontana dei Fiumi, particolare del Gange.

Fontana di Trevi, la figura centrale del dio Oceano.

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Altre vacanze romane

 


Un weekend estivo del Bar Manager del de Russie


di Max D’Addezio

Roma nun è fatta de tera, ma de celo. (proverbio romanesco) Tema: le tue vacanze.

Svolgimento: quest’anno sono andato a Roma…

Era bellissimo quando a settembre si tornava a squola e il primo tema che ti veniva assegnato dalla maestra aveva questo titolo così rassicurante ed allettante, qualcuno che ti dava la possibilità di raccontare tre mesi della tua vita, a ruota libera, anzi più scrivevi e più alto sarebbe stato il voto, non poi come si impara quando si diventa grandi che o sei coinciso o paghi di più (un esse emme esse è composto di 160 caratteri, al 161simo scatta il secondo addebito…)

Quest’anno ho voluto fare un esperimento, dopo aver tanto scherzato sul fatto che milioni di persone vengono a Roma a passare le vacanze nella città eterna e che per noi che viviamo a Roma è una eterna vacanza, quest’anno ho deciso di farmela per davvero una tipica vacanza romana (un week end), con la mia Signora, prendendomi la camera in un grande albergo con vista sul cupolone, affittandomi un motorino come due moderni Audrey Hepburn e Gregory Peck (che hanno copiato il titolo del loro film dal mio articolo), macchina fotografica al collo e cappellino per non scottarmi il teschio.

A pparlà de fede nun z’ha da capì, ma ss’ha da crede. (proverbio romanesco) Qual è la colazione tipica dei romani, il pasto energetico che ha permesso a migliaia di legionari romani di vincere guerre e conquistare il mondo, la breakfast degli uomini togati che hanno ideato il “diritto romano”, ancora oggi fondamento dell’ordinamento giuridico? Il maritozzo con la panna e cappuccino! Dopo una colazione così puoi tranquillamente andare in trionfo dal Foro al Campidoglio come Romolo dopo aver sconfitto gli Etruschi!

Per questo cerco di essere puntuale alla fermata del 110 open bus che mi porterà per circa due ore di relax seduto con la chioma al vento, al secondo piano scoperto del bus alla scoperta della bellezza capitolina. Tutti i giorni nel via vai del traffico sempre di corsa non guardiamo mai veramente ciò che ci circonda, i palazzi, i giardini pensili, le cappelle, i pini, le fontane e soprattutto non sentiamo l’entusiasmo dei turisti quando arrivano al cospetto di Sua Maestà l’Anfiteatro Flavio.

C’è ‘n occhio che tutto vede, ‘n ‘orecchia che tutto sente. (proverbio romanesco) Il giro termina, il fervore lievita e il mezzo di trasporto cambia, in favore di un morbido e comodo scooter (la vespa degli anni 2000) e cominciamo a girare per stradine e grandi viali (morettiane memorie) curiosi delle curiosità, per noi a dire il vero un po’ retoriche, come la Bocca della Verità, dove fare la fila non ci pesa comunque per niente, gustando il teatrino delle ragazze giapponesi che mettono la mano nelle fauci del mascherone ed emettono urletti incalzate dal custode mai stanco di prodigarsi nell’interpretazione del mito stesso!

Riprendiamo il nostro cavallo di ferro e il nostro cammino e andiamo distrattamente alla ricerca di piazze e di vicoli stretti dove, complici i miei concittadini in vacanza altrove, si cammina con tranquillità alla ricerca dell’ombra e di una fontanella, per un po’ di refrigerio, e tra l’austerità di un palazzo nobiliare e gli strilli provenienti da Campo de’ Fiori, arriviamo in quella che è stata la prima corsia preferenziale per auto blu della storia: via Giulia! Si perché via Giulia insieme alla parallela via della Lungara, dall’altra parte del Tevere, furono ideate per il trasporto delle merci dal porto sul fiume di Ripa Grande ma soprattutto la strada voluta da Giulio II fu fatta con il preciso scopo di far passare agevolmente e senza intoppi le carrozze del Papa, da una parte all’altra del fiume all’interno della città: è inutile lamentarsi oggi di auto blu o corsie preferenziali, perché esistono da quando esiste Roma! Quindi zitti e chinate la testa quando passa il Papa Re…di turno, perché come diceva er Marchese del grillo “io so io, e voi nun sete un c…o”.

Cristo ppe le case e diavolo ppe li tetti. (proverbio romanesco) Comunque vi dicevo che a via Giulia c’è un altro mascherone, la Fontana del Mascherone, che sembra la moglie di quello incontrato precedentemente, solo che lei elargisce fresca acqua e non frescacce come il suo degno compagno.

Una cosa molto preziosa è che camminando in un vicolo deserto di Roma si ha l’impressione di non essere mai soli, tra leoni che stringono tra i denti batacchi dei portoni, scheletri che ti chiedono l’elemosina e benevoli Madonne con i loro putti che ti guardano e sembrano che ti dicano “ma ‘ndo vai?”: la fame fa brutti scherzi, mi sa che un filettino di baccalà all’ombra di Santa Barbara non me lo lascio sfuggire, ma solo uno, perché tra un po’ mi aspetta una padella di amatriciana di mare da Pierluigi a piazza de Ricci, come un oasi in mezzo al deserto dove i viandanti si dissetano, io trovo sazietà nel ristorante dove c’è sempre qualcuno che si occupa di te in maniera impeccabile.

Adesso è il momento di salire sulla terrazza dell’Altare della Patria dove mentre si potrà gustare una vista a 360°, mi piace pensare che saremo i primi a gustarsi il profumo del vento che arriva da ovest, che si alza dal mare nel primo pomeriggio e porta con sé il profumo del mare.

Sempre bene nun se po’ sta, sempre male nemmeno. (proverbio romanesco) C’è un posto a vicino alla Piramide Cestia che in un caldo pomeriggio può ridarti la forza per sopravvivere al sole ed arrivare fino al tramonto: il Cafè du Parc, dove ritrovi la pace interiore gustandoti un cremolato fichi e mango! Si narra che un uomo è riuscito a cambiare il suo karma mangiando un cremolato alle quattro del pomeriggio di un agosto caldo…

E la Fontana di Trevi… Quanto è bella non finiremo mai di dirlo, ma sono qui più che altro per la leggenda che vuole l’enorme sasso bianco sporgente dalla strada a sinistra della scultura, messo lì ad arte per oscurare la visione della fontana ad un negoziante che aveva la sua bottega proprio lì di fronte e disprezzò il lavoro dell’architetto Salvi.

Insomma, per un intero weekend ci siamo distaccati dalla solita routine e abbiamo guardato Roma con occhi distaccati, gli stessi occhi che uso quando vado a fare il “turista” in altre città del mondo, che usiamo quando siamo in vacanza e siamo molto indulgenti con le realtà di altre capitali. Mi sono trovato di fronte alla città che insieme a Parigi e Londra è le capitale più visitata, e tutto sommato non ce la caviamo male.

A un bel portone, ce sta un ber batocco. (proverbio romanesco) Roma è la città dove non si mangia, ma “se magna!”, è il paese della trattoria con i bucatini all’amatriciana e la pasta cacio e pepe, l’abbacchio alla scottadito e la coda alla vaccinara da mangiare con le mani, e non è provincialismo, è la nostra cultura, invidiata all’estero per la bontà delle sue intenzioni e ricercata da chi viene a trovarci. Non paragoniamo la metropoli più antica del mondo a megalopoli che per i due terzi sono sobborghi poveri e pericolosi, non pensiamo solo a quanto sono maleducati alcuni dei nostri concittadini, ma guardiamo all’accoglienza che riusciamo a dare e quello che veramente si aspetta un visitatore. Non parliamo inglese, e allora? Siete mai andati a comprare una bottiglietta di acqua in un chiosco a Londra sotto la metropolitana?

Non dico certo che viviamo in una Disneyland dove tutto è bello e meraviglioso, non dico che Roma è la patria del “bon ton”, non mi prendete per matto, perché i disservizi li ho visti e li vedo anch’io, ma cominciamo ad apprezzare il fatto di vivere in una realtà meravigliosa, che va goduta per quello che è, e non solo sofferta per come dovrebbe essere.

Operatore turistico addetto al bar, Max D’Addezio