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L’interno di una moschea a Mostar.

La casa ottomana dei Kajtaz a Mostar.

La sorgente della Buna a Blagaj.

Una moschea a Pocjteli.

La necropoli dei bogomili a Stolac.

Particolare di una tomba nella necropoli di Stolac.

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di Bruga

La copertina de Il ponte sulla Drina nell’edizione Oscar Classici moderni Mondadori. Ivo Andric Premio Nobel per la letteratura nel 1961. Premessa: “Il ponte sulla Drina”, grande romanzo storico che ha fruttato allo scrittore bosniaco Ivo Andric l’unico Nobel vinto dalla Jugoslavia nei suoi pochi decenni di vita, non è ambientato a Mostar (che si trova in Erzegovina, al confine con la Croazia), bensì in una zona orientale della Bosnia, al confine con la Serbia. Insomma, la citazione sembrerebbe “fuori luogo” (letteralmente!), se quel capolavoro scritto quasi settant’anni fa non fornisse una perfetta descrizione sia della storia e dei problemi del paese che attualmente si chiama Bosnia Erzegovina, sia dell’importanza di un ponte nella vita quotidiana di quella zona del mondo.

Mostar, il cui nome significa appunto “guardiano del ponte” (most vuol dire ponte, in serbocroato), ha vissuto per secoli, dalla metà del 1500, intorno e grazie a questa audace campata che unisce le due alte rive della Neretva. Al contrario, il ponte di Visegrad descritto da Andric unisce le basse rive della Drina con una decina di campate. Fin qui le differenze. In comune, i due ponti hanno il periodo di costruzione e la firma di architetti turchi, nonché la sorte di essere distrutti e ricostruiti: il primo nel 1993 fu abbattuto dalle cannonate dei croati di Erzegovina (è stato ricostruito poi nel 2004), il secondo fu abbattuto da una piena alla fine dell’Ottocento ed è stato rifatto in seguito.

Cascate in Erzegovina. Fine della premessa: rileggendo le acute descrizioni di Andric, possiamo immaginare come si vivesse a Mostar prima della guerra civile e della insensata e bestiale opera di distruzione, che ancor oggi è presente sotto gli occhi dei turisti. Unica differenza: la dialettica, nel libro, è fra musulmani e serbi (i quali, infatti, a Visegrad hanno fatto fuori i primi), mentre a Mostar si sono scontrati musulmani e croati. Per il resto cambia poco: distruggere un ponte significa spezzare in due una città,uno dei gesti più simbolicamente oltraggiosi che si possano rivolgere contro una popolazione.

Un tratto del fiume Neretva in Erzegovina. A tutto questo Mostar è sopravvissuta e, grazie anche a un buon flusso turistico, cerca ora di reagire: molti gli edifici ricostruiti o risistemati, ma tantissimi anche quelli diroccati e sventrati, con vistosi cartelli sulla facciata per avvisare del pericolo di crolli. Da vedere, in particolare, il quartiere antico ai due lati del ponte, le moschee e l’antica casa ottomana dei Kajtaz. Nei dintorni, poi, la cittadina di Blagaj con la pittoresca sorgente della Buna, e tutta la valle della Neretva, con gli estesi e spettacolari vigneti verso nord e due piccoli capolavori verso sud. Parlo di Pocjteli, un delizioso villaggio tipicamente musulmano sulla riva sinistra della Neretva, ricchissimo di monumenti tutti distrutti durante la guerra e ora fortunatamente ricostruiti quasi per intero, e Stolac, che in periferia – a Radimlja - conserva una monumento di struggente bellezza, unico nel suo genere: il cimitero dei Bogomili, una strana minoranza religiosa simile ai “nostri” Catari o Albigesi. Le loro tombe in pietra bianca con meravigliosi bassorilievi sono uno spettacolo da non perdere. A poca distanza, la bella Villa Rustica romana di Mogorjelo, la cittadina (del tutto trascurabile sul piano artistico, ma ormai in cima alle classifiche del turismo religioso) di Medjugorie, e a qualche decina di chilometri due belle città croate, Spalato e soprattutto Dubrovnik, che vi abbiamo descritto qualche mese fa.

Veduta generale di Mostar. Il Ponte Vecchio a Mostar, distrutto nel 1993 e ricostruito nel 2004. Particolare del Ponte Vecchio.

 

NOVITA’ IN LIBRERIA

Seguire i canali di Leonardo da Vinci, a Milano. Imparare a costruire gli aquiloni, a Cervia. Ritornare ai sapori del passato nell’Orto dei Frutti Dimenticati, a Pennabilli. Esplorare il fondale incontaminato di Vieste e ascoltare la voce del mare. Questo, e molto altro ancora, in un libro appena pubblicato da Newton Compton e intitolato “101 cose divertenti, insolite e curiose da fare GRATIS in Italia almeno una volta nella vita”. L’autrice, Isa Grassano, è una giornalista specializzata nel settore dei viaggi e ha messo a frutto la sua esperienza per raccontare, con stile fresco e gradevole, 101 maniere di gustare l’Italia e le sue bellezze (e segreti) senza rischiare di mettere mano al portafoglio. (E. S.)