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Un libro una città: NATAL
“Grande sertao” di João Guimarães Rosa (Feltrinelli)


di Bruga

Grande Sertao, edizione Feltrinelli 1976. Non è nativo di Natal e neanche dello stato del quale la città è capitale (il Rio Grande del Nord), ma João Guimarães Rosa è non solo uno dei maggiori scrittori brasiliani del secolo scorso, ma anche colui che meglio di tutti ha descritto la regione del Nordeste e in particolare il suo stato – il Minas Gerais - che non dista troppo dal Rio Grande del Nord e ne condivide numerosi aspetti. Come introduzione a questa parte dell’immensa federazione brasiliana, andrebbero bene anche le opere, certamente più conosciute in Italia, di Jorge Amado, oppure qualcuno dei film che ne furono tratti, come il sempre delizioso “Dona Flor e i suoi due mariti”.

Natal è una grande città, quasi ottocentomila abitanti: potrebbe essere considerata un paesone, se confrontata con megalopoli come Rio de Janeiro o San Paolo, le cui dimensioni demografiche si calcolano nell’ordine di parecchi milioni di abitanti, peraltro in crescita costante. Insomma, andare a Natal è meno impegnativo, anche se richiede la stessa prudenza negli spostamenti che si dovrebbe adottare nelle grandi città brasiliane: non uscire a piedi la sera, non portare oggetti di valore e non muoversi mai da soli, per esempio.

Le pagine del romanzo Grande Sertao in mostra al Museo di Lingua Portoghese a San Paolo. (foto Indech) Veduta aerea del Forte dos Reis Magos a Natal. (foto Canendé Soares/Prefeitura do Natal) La spiaggia di Natal. (foto Bruga)

Di giorno, invece, il posto è piacevole e non troppo affollato, a meno che non decidiate di andarci proprio nei giorni del carnevale, che anche qui è celebrato in maniera affascinante e chiassosa (con relativi, intuibili problemi di ordine pubblico…). I voli diretti dall’Italia consentono un viaggio non troppo lungo né faticoso, e quindi questo può essere un punto di partenza per la scoperta del Brasile.

Natal e il suo stato si trovano sull’angolo del continente, quindi nel punto dell’America meridionale più vicino all’Europa e all’Africa; il celebre capo di San Rocco, scoperto cinque secoli fa da Vespucci, è una delle mete raggiungibili dalla capitale, ma un po’ tutto il Rio Grande del Nord vi offre, in piccolo, uno spaccato del Brasile. Ci sono le comunità di indios, i percorsi da fare in fuoristrada con zattere e chiatte che consentono il guado, i traghetti e le lagune, e non mancano i latifondi sterminati, con colture di canna da zucchero dalle quali nascono anche i famosi biocarburanti che fanno da propellente alla straordinaria crescita economica del paese. Tra l’altro, il Brasile ha anche il petrolio, e proprio il Rio Grande del Nord è il secondo produttore fra gli stati della federazione.

Barche ormeggiate a Natal. (foto Prefeitura do Natal) Il Memorial Camada Cascudo. (foto Bruga) Particolare del Palacio Felipe Camarao. (foto Bruga) Scorcio di una spiaggia nello stato Rio Grande del Nord. (foto Bruga)

Prima del petrolio, come fatturato, viene proprio il turismo, grazie a un mix di grande fascino: spiagge lunghe e vivacissime (dove si mescolano fisici perfetti, piccoli Pelè in allenamento costante e tutte le varietà di streetfood possibili e immaginabili), ma anche litorali semideserti di una bellezza incredibile, e poi dune sabbiose da percorrere con jeep e dune buggy, gli spettacoli di capoeira (un avvincente ballo acrobatico), la spettacolare Fortezza dei re Magi, costruita dai Portoghesi alla fine del 1500, e perfino un piccolo ma interessante museo etnografico. La cucina e l’artigianato sono interessanti, senza particolari specificità rispetto al resto del Brasile. Dunque, tanta frutta tropicale e tanti cocktail, e sul versante dei souvenir, bamboline in costumi variopinti e collane tanto colorate quanto economiche.

Un ottimo modo, insomma, per cominciare una marcia di avvicinamento al paese che fra due anni ospiterà i Mondiali di calcio e fra quattro, a Rio, le Olimpiadi!

Una baia nello stato Rio Grande del Nord. (foto Bruga) Barche a vela nello stato Rio Grande del Nord. (foto Bruga) Prodotti artigianali in un villaggio indio. (foto Bruga)