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Facciata ovest della Sinagoga Vecchia-nuova. (foto Federico Labranca)

Bancarelle di souvenirs nel Quartiere Josevof. (foto Federico Labranca)

Un ristorante di cucina ebraica. (foto Federico Labranca)

Edifici nei pressi del Vecchio cimitero ebraico. (foto Federico Labranca)

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Il Bar Manager dell’Hotel de Russie
e le sue esperienze di viaggio a Praga (Seconda Puntata)


di Max D’Addezio

 

La Città Vecchia vista dalla Moldava. (foto Federico Labranca) La mattina seguente ritorno, anzi sarei voluto tornare sul Ponte Carlo per fare delle foto e andare a visitare il resto della città, ma la voce di Eugenia riecheggia nelle mie orecchie e la marea umana si staglia di fronte i miei occhi: sul ponte si è riversata tutta la città! Una volta arrivato dall’altra parte trovo una Praga più turistica, invasa da turisti. Ma fortunatamente la città è ricca di piccole stradine che riescono a far vivere la sosta praghese senza essere troppo infastiditi da tutta questa folla. Quindi, fatto il primo giro di ricognizione,andiamo a vedere il “metronomo più grande del mondo”: detta così sarebbe da tornare a casa, indossare un tuxedo e poi andare a far visita all’ingombrante strumento, ma arrivati sul posto la delusione diventa tangibile. La storia è questa: negli anni 50 il Partito comunista decide di erigere una colossale (si parla di circa 50 metri di altezza) statua di Stalin che conduce a testa alta un gruppo di operai (dai cittadini praghesi la statua era chiamata all’epoca “la fila dal macellaio”!!!), su questa collina che domina la città con tutto il relativo contorno fatto di scale enormi e maestose che arrivano trionfanti all’enorme spiazzo tipico delle architetture comuniste Il villino ottocentesco dell'Hanasky Pavillon. (foto Massimo D'Addezio) dell’epoca. Ma dopo 7 anni dalla sua costruzione (e ce ne vollero 4 di anni per costruirla, la statua e tutto il mausoleo!) il partito dal quartier generale di Mosca ordina di abbattere la statua in una notte senza clamore e senza far rumore, perché Stalin era divenuto simbolo scomodo agli occhi del mondo. Adesso rimane questa cigolante asta che fa un lento quanto incerto “tic tac” e che sovrasta le decine di ragazzi con gli skateboard che approfittano delle scale e dei piani in marmo per il loro gioco.

La sala interna dell'Hanasky Pavillon. Per niente invogliati dal caos metropolitano, decidiamo di fare una camminata nel parco che domina tutta Praga e di fermarci a mangiare una cosina in uno stupendo edificio in stile neobarocco, il Hanau o Hanasky Pavillon, che si affaccia sulla Moldava e su tutta la città, e sembra fatto apposta per fare delle struggenti foto. Seduti in questo villino dell’800 dove servono piatti della cucina ceca, è affascinante pensare di essere cinquant’anni indietro, di essere uno 007 ed aspettare, sorseggiando tè, la visita di una spia russa che deve consegnarci un microfilm, in un clima mai mutato di triste e sobria eleganza.

Il logo della Bodeguita del Medio. Ridiscendere dal mausoleo significa trovarsi di fronte ad una prospettiva altrettanto magnifica e sontuosa, perché le scalinate che portano al “bolscevico sepolcro” sono incastonate in un sistema prospettico che comprende uno splendido ponte, il Cechuv Most, che conduce a quello che era considerato il ghetto ebraico e che oggi è il quartiere più esclusivo della città, Josefov, attraversata da Parizka, una via che ha il profilo disegnato dalle sinagoghe e ammorbidito dai negozi delle firme più esclusive. Ci perdiamo in questo elegante quartiere fino ad arrivare alla piazza del mercato, dove assaggiamo vino caldo, prosciutti di Praga cotti sul momento sulla brace e il “Trdlo”, il dolce tipico.

L'interno del Ristorante Kolkovna. Poco distante c’è la piazza dell’orologio astronomico dove il meccanismo che allo scoccare delle ore attiva movimenti di statue allegoriche e santi, è basato sulle credenze tipiche del periodo antecedente la rivoluzione galileiana.Troppa gente, ho bisogno di ristorarmi e lo spirito di Hemingway mi viene in aiuto facendomi arrivare con mia grande sorpresa – perché veramente non lo sapevo! – all’unica succursale in tutto il mondo del famoso bar dell’Havana a Cuba dove lo scrittore andava a bere il suo Mojito: la Bodeguita del Medio. Hemingway nel suo soggiorno cubano diceva “Daiquiri a la Floridita, Mojito a la Bodeguita!”: bene, evviva, Mojito sia! La menta aiuta la digestione di tutto il prosciutto caldo che ho mangiato in piazza ed il rum è un buon viatico per farmi accettare il fatto che domani si riparte…

La mattina della partenza usciamo presto e torniamo nella zona del castello: proprio di fronte al suo ingresso principale parte un dedalo di strade e costruzioni del diciassettesimo secolo, oggi abitate da artisti, che conserva intatto il fascino della Praga culla di arte, crocevia di tante e tante culture accavallatesi nei secoli, facendola diventare un museo a cielo aperto che mi piace chiamare “Roma dell’Est”.

…ah, a proposito, non avevo ancora assaggiato le salsicce locali: prima di andare in aeroporto le ho provate in Stare Mesto, al ristorante Kolkovna!

 

Decorazioni sulla facciata dell'Hotel Ristorante U Zlate Studny nella Città Vecchia. (foto Federico Labranca) La neorinascimentale Casa Storch sul lato sud della piazza della Città Vecchia. (foto Federico Labranca) Lato est della piazza della Città Vecchia, Palazzo Kinsky e la Chiesa di Santa Maria di Tyn. (foto Federico Labranca) Un edificio Art Nouveau nella Parizka. (foto Fedrico Labranca)

 

2 - Fine