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L’Assistant Bar Manager dell’Hotel de Russie
ha qualcosa da dirci su Spike Lee…

di Sergio Trisolino

 

Spike Lee con Denzel Washington in Mo' Better Blues, film dedicato a John Coltrane e prodotto dallo stesso Spike Lee e Monty Ross. L’apparenza, a volte, può trarci in inganno. Chi di noi, almeno una volta, non è giunto ad un giudizio affrettato riguardo a una persona, basandosi magari solo sull’aspetto fisico o sull’abbigliamento, prendendo poi una cantonata clamorosa? L’episodio che mi appresto a raccontare tratta proprio di questo e coinvolge un noto regista afroamericano, Spike Lee.

Ricordo un sabato sera piuttosto affollato di diversi anni fa. Era inverno e le due sale del bar dell’Hotel de Russie si contendevano un viavai di gente desiderosa di apprezzare un buon Martini o dello champagne ghiacciato. Il fumo delle sigarette – non c’era ancora il divieto – disegnava strane figure sopra la testa delle persone. Gli sgabelli situati davanti al bancone, posto sempre ambito dalla clientela più smaliziata, erano occupati da due coppie belle ed eleganti che sorseggiavano il loro aperitivo. Solo uno sgabello, al centro, era rimasto libero, quasi a far da divisorio tra una coppia e l’altra.

La versione originale del film Fai la cosa giusta, dvd Universal Pictures. Ad un certo punto, una strana figura si siede, occupando proprio lo sgabello rimasto orfano. Quella sera ero io il barman titolare che prestava servizio dietro il banco e ricordo il mio stupore quando, mentre facevo dei cocktails, con la coda dell’occhio vidi, senza riconoscerlo, lo strano soggetto. A dir la verità, nessuno tra i colleghi e tra i clienti riconobbe l’autore di film memorabili come “Fa’ la cosa giusta”, “Mo’ better blues” e ancora “Malcom X”. Devo dire che era piuttosto difficile pensare che quel tipo vestito con un giubbetto bicolore e cappelletto , tipici del baseball, potesse essere qualcuno di famoso.

La copertina del dvd di Malcom X, film biografico del 1992, distribuzione Warner Bross. Perdonate la franchezza ma somigliava piuttosto ad un ragno che con le lunghe leve stava aggrappato al bancone cercando di non scivolare giù. Sembrava un po’ a disagio in quella posizione e quando gli chiesi cosa volesse bere, mi fece capire a fatica che voleva anche mangiare. Eh sì, perché l’altro problema era che non si capiva un accidente di quello che diceva tanto era marcato il suo slang brookliniano. Un’impresa capire che voleva un intruglio a base di rum, zucchero, tanto limone e tanto tabasco. Mr. Lee prese anche un piatto di spaghetti al pomodoro.

La 25^ ora, film drammatico ambientato a New York, distribuzione Walt Disney Studio Home Entertainment. Che impresa memorabile fu quel piatto di pasta. “Armato” di coltello e forchetta, prima sminuzzò gli spaghetti e poi s’imboccò con il cucchiaio, riducendosi a un cencio tanti erano gli schizzi di sugo che gli piovevano addosso. Le due coppie, a quel punto, si dileguarono e io stavo per chiamare i colleghi della security, quando un collega mi passò l’informazione sulla presenza di Spike Lee in albergo. Solo a quel punto realizzai chi era realmente quel tipo che stava davanti a me, felice come un bambino, che aveva appena concluso un’impresa memorabile. Quella di finire il piatto di spaghetti con meno di un centinaio di macchie di sugo…che dire?...un vero trionfo!

Quella stessa sera indicai a Spike Lee, una serie di locali dove poter ascoltare un po’ di buona musica… Lo rividi qualche tempo fa che doveva girare un film a Roma. Era seduto in giardino e mi salutò riconoscendomi…” Oggi niente spaghetti!” , mi disse guardandomi con un sorriso…” No, mr. Lee…oggi è meglio un hamburger ”…risposi, guardando la sua candida, bianca camicia!