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L'interno della Basilica di S. Giorgio al Castello. (foto Max D'Addezio)

La casa al numero 22 del Vicolo d'oro dove Franz Kafka visse con la sorella per alcuni mesi. (foto Federico Labranca)

L'insegna della Casa Ai tre violini in Via Nerudova a Malastrana. (foto Federico Labranca)

Sculture di arte contemporanea all'esterno del Museo dell'Isola di Kampa. (foto Max D'Addezio)

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di Max D’Addezio

 

Veduta del fiume Moldava. (foto Max D'Addezio) Ogni volta che si affronta un piccolo o un grande viaggio, la prima preoccupazione è individuare qualcuno che già è stato nella meta che stiamo per raggiungere, così da carpire segreti e indicazioni per poi arrivare non impreparati nella landa da scoprire, sapendo già in anticipo in quale ristorante andare ad assaporare i sapori del luogo o dove andare per vivere l’atmosfera del posto.

Bene, questa volta sarò il vostro “amico” che è stato a Praga e vi darà dei piccoli suggerimenti per godersi un po’ la città.

L'Orologio astronomico posto sull'edificio del Municipio nel quartiere Stare Mesto. (foto Max D'Addezio) Prima di partire una nostra amica in comune (Eugenia – n.d.a.) mi disse “Che bello, vai a Praga! Lo sai che mi hanno detto che è talmente piena che non si cammina sul Ponte Carlo?”; un po’ spaventato da questa profezia, la sera stessa del mio arrivo, dopo essermi sistemato in hotel e preso contatto con la birra locale, vado a farmi una passeggiata a dir poco fiabesca sul famoso ponte ed ho pensato che era un esagerazione quella del ponte inaccessibile per la tanta gente. Faccio le mie foto e vado a mangiare uno stinco al “Malostranska Reseda”, in una piazza del quartiere Malastrana, vicino all’hotel dove avrei passato la notte. Il ristorantino è stato strategico, birra scura alla spina molto buona, cucina ceca di ottimo pregio e non solo turisti intorno a me ma molti avventori locali. Dopo un antipasto manco a dirlo con del prosciutto di Praga e rafano fresco ed un stinco di maiale “intero” al buon cameriere chiediamo un liquorino per digerire: e lui ci serve il buonissimo Becherovka. Quindi altra passeggiata sul ponte, ma sempre rimanendo dalla parte del fiume di Malastrana, il quartiere delle ambasciate e sottostante il complesso architettonico del Castello di Praga, considerato il castello più ampio del mondo e che sovrasta con la sua estensione tutta la città.

La Chiesa di Santa Maria di Tyn sulla piazza Stare Mesto. (foto Max D'Addezio) Nonostante l’“ingombrante” figura del gigantesco maniero, Malastrana rimane sempre un angolo prezioso della città, con degli spazi verdi in riva alla Moldava molto piacevoli, e mai caotico, anzi che ti permette di perderti nei vicoli in un’atmosfera senza tempo, come l’isola di Kampa dove c’è il vecchio mulino azionato da un canale che ruba le acque alla Moldava.

La Porta delle Polveri. (foto Max D'Addezio) Cammina e cammina risalendo il paese attraverso le sue viuzze, arriviamo nella piazza antistante il castello giusto in tempo per vedere il sontuoso cambio della guardia di mezzogiorno; dopo il militare avvicendamento ci addentriamo nei meandri della fortezza, che deve essere considerata nel suo complesso una sorta di “cittadella” nella città, perché la sua conformazione interna è data innanzitutto da diversi stili architettonici succedutisi nelle centinaia di anni di vita grazie ai diversi occupanti, quindi la possibilità di vedere diversi edifici e diverse chiese, attraversati da vicoli e strade più grandi. Nell’800 però visse un periodo di abbandono e alcuni vicoli furono abitati da artisti (famosa è la casa al numero 22 del vicolo dell’oro dove abitò Kafka) e persone indigenti, una sorta di occupazione a metà tra una italica Calcata e un centro sociale, fino a quando fu compresa e riscoperta questa ricchezza per la città, che rifiorì agli inizi del 900 come tutta la città del resto, infatti non mancano neanche – nei mosaici in vetro della enorme cattedrale di San Vito – riferimenti al diffusissimo stile Liberty, tipico di quegli anni.

All’imbrunire ci tuffiamo in un angolo del passato nella chiesa di San Giorgio risalente all’anno 1000 circa, dove ci godiamo in un atmosfera rarefatta un concerto per viole, violino e cembalo delle quattro stagioni.

La Torre di Malastrana e la Torre di Giuditta (a sinistra). (foto Max D'Addezio) Tutta quest’arte mi ha fatto venire appetito, e quale posto migliore per un turista se non un ristorantino che si chiama “Local”? è una piccola osteria che scherza sul fatto di essere un vecchia birreria, il quale un recente restauro ha messo in evidenza un antico metodo di raffreddamento della birra, sostituendo il vecchio banco originale in legno con uno trasparente in vetro, ma tutto il resto sembra uscito da un film degli anni sessanta ambientato in uno dei paesi oltre cortina. Prosciutto di Praga (ormai un must) servito con la salsa di rafano più buona che ho mai mangiato in vita mia, soffice, delicata ma con il carattere pungente del rafano; poi maiale servito con pane morbido caldo bagnato con la salsa chiara di cottura, il tutto innaffiato da pilsner fredda come le acque del fiume che scorre di fronte al vicoletto.

 

La statua bronzea neogotica del re Carlo IV. (foto Federico Labranca) L'ingresso della Chiesa dei Cavalieri di Malta nel quartiere di Malastrana. (foto Federico Labranca) La Cattedrale di S. Vito nel complesso del Castello. (foto Federico Labranca) La navata centrale della Cattedrale di S. Vito. (foto Max D'Addezio) Il

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