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Affreschi della Casa Cazzuffi-Rella in Piazza Duomo. (foto Bruga)

Fontana del Nettuno. (foto Bruga)

La sala degustazione dell'Enoteca provinciale del Trentino.

Paesaggio nella Valle dei Mòcheni a est di Trento. (foto Bernstol)

Il Museo Nazionale Storico degli Alpini a Trento, sul Doss Trento.

I mirtilli giganti della Cooperativa S. Orsola (foto S. Orsola)

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Tra eredità conciliari, ricordi della Grande Guerra e grandi spumanti


di Asiul


Il cortile di Palazzo Roccabruna. (foto Bruga) Il Concilio di Trento è sicuramente l’evento storico più famoso occorso in questa suggestiva città dell’estremo nord della nostra penisola. Pochi però sanno che l’attuale sede dell’Enoteca Provinciale del Trentino, il bel Palazzo Roccabruna (www.palazzoroccabruna.it), fu costruita proprio nel periodo conciliare, durante la seconda metà del XVI secolo, che per Trento rappresentò un momento di grande vivacità politico-culturale. Il Palazzo è stato magnificamente ristrutturato per accogliere un’enoteca ricca e funzionale, con una raffinata sala di degustazione e cantine perfettamente condizionate e dal sobrio stile minimalista. Ma quel che mi ha più colpito in questo tempio del vino e, soprattutto, degli spumanti è stata la Sala del Conte di Luna, in onore dell’illustre ospite che vi soggiornò durante il Concilio di Trento. Particolarmente fascinosa è la decorazione con il sole dalle sembianze umane e l’eliotropio fiorito (pianta della stessa famiglia dei girasoli): senza dubbio un bel colpo d’occhio in un contesto tutto da gustare.

L'ingresso di Palazzo Roccabruna. (foto Bruga) Non si può trascurare il resto del centro storico di questa città cerniera tra mondo latino e germanico (www.comune.trento.it), in particolare, il salotto di Piazza del Duomo; impreziosita da pittoresche case con le facciate mirabilmente affrescate, la piazza è il vero cuore cittadino segnato dal contrappunto del Duomo romanico-gotico e della settecentesca fontana del Nettuno.

Oltre al capoluogo, negli ultimi anni un polo di attrazione di tutta la provincia è diventato il MART, Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, la cui sede principale è a Rovereto; qui anche solo il nuovo contenitore dell’architetto ticinese Mario Botta merita una visita, soprattutto se piacciono le sperimentazioni di architettura contemporanea.

Esposizione di vini all'Enoteca provinciale del Trentino. (foto Bruga) Naturalmente per chi ama la montagna, Trento e la sua provincia hanno tanto da offrire in tutte le stagioni. Consiglio comunque di fare un salto nella valle dei Mòcheni (“dei lavoratori”, di origine tedesca), a una ventina di chilometri a est di Trento, protagonista peraltro di una delle storie del recente libro “Eat Parade” del giornalista RAI Bruno Gambacorta; questa valle, definita “incantata” dallo scrittore austriaco Robert Musil, si stacca dopo Pergine Valsugana ed è oggi la terra di origine dei tanti frutti di bosco che arrivano sulle nostre tavole tramite la cooperativa Sant’Orsola. Qui è possibile trascorrere qualche giorno in serenità e pieno relax: agriturismi, sci di fondo, passeggiate a piedi o in bici, enogastronomia all’insegna di mirtilli, lamponi, ribes, fragole, e piccoli frutti simili. Tra i vari piatti proposti non perdetevi il delizioso risotto ai mirtilli o il cosiddetto strabol, frittella guarnita con una confettura di frutti di bosco, che sono anche alla base di ottimi tè, infusi e decotti. E se vi piace immergervi un po’ nella storia patria, c’è anche la possibilità di ripercorrere l’epopea della Grande Guerra lungo un itinerario della memoria, vero museo a cielo aperto (www.trentinograndeguerra.it).

La sala del Ristorante Boivin a Levico Terme. Per gentile concessione dell’autore Bruno Gambacorta e delle edizioni Rai Eri / Vallardi, proponiamo una ricetta tratta dal libro “Eat Parade” con i piccoli frutti della Valle dei Mòcheni, a cura di Riccardo Bosco del ristorante “Boivin” di Levico Terme.


Guanciale di manzo alle more

  • 2 guance di manzo, ben pulite dal grasso e dal connettivo in eccesso, lavate e asciugate
  • ½ bicchiere di olio extravergine
  • 2 cipolle tagliate a tocchetti
  • 2 gambi di porro tagliati a tocchi
  • 2 carote
  • ½ l di vino rosso
  • ½ l di Porto (o altro vino dolce)
  • 1 stecca di vaniglia
  • 1 l di brodo (di carne, possibilmente)
  • 1 vaschetta di more, più qualche mora bianca come guarnizione

Preparazione
In un tegame pesante (possibilmente di ghisa) versate l’olio, la carne e le verdure. Iniziate la cottura a fuoco basso e recipiente coperto, fino a quando il tutto sarà ben rosolato. Aggiungete il vino rosso, il Porto, la stecca di vaniglia e il brodo, poi proseguite la cottura per circa 4 ore, a fuoco molto basso (40 minuti soltanto, se usate la pentola a pressione). Quando le guance saranno cotte, toglietele dal tegame e tenetele coperte al caldo. Aggiungete le more al fondo di cottura e continuate a cuocere il sugo, a fuoco vivace per farlo ridurre. Dopo circa 15 minuti, passatelo al colino, rimettete sul fuoco e fate restringere, fino a ottenere una salsa lucida e cremosa (dovreste ottenerne circa 2 tazze). A questo punto, aggiustate di sale e di zucchero, aggiungete qualche mora fresca e servite la salsa sul guanciale tagliato a quarti. Le more dovrebbero dare una vena di freschezza e di acidità a una salsa che tende naturalmente al dolce, conferendo uno spunto di vivacità alla morbidezza sontuosa di questo sugo. Se le more fossero troppo mature e dolci, integratele con del ribes rosso.