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Il Concertgebouw di Amsterdam negli anni Trenta, Bruno Walter ne fu direttore ospite dal 1934 al 1939. (foto Library of Congres)

Long Playing inciso alla Carnegie Hall di New York nel 1947, etichetta EMI/Columbia.

Incisione dal vivo della Sinfonia n. 9 di Beethoven diretta dal maestro all' Opera di Vienna nel 1955, rimasterizzazione della ORFEO International Music GmbH, Monaco 2005.

La versione cd di musiche di Bruckner e Wagner, etichetta Columbia Masterworks 2010.

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Berlino, luogo di nascita di Bruno Walter, in un'immagine del 1900. (foto Library of Congres) È certamente stato un gigante della musica, Bruno Walter. Ma anche un uomo meraviglioso, sia come qualità umane sia come dedizione assoluta a quel mistero che sono le sette note, che lui interpretava sul podio. Si spense a Beverly Hills, “salotto buono” della California, il 17 febbraio 1962, dopo una vita passata nelle sale da concerto prima d’Europa poi degli Stati Uniti. Nato nel settembre 1876 da una famiglia ebraica di Berlino, Bruno Walter diventò assistente di Gustav Mahler all’Opera di Amburgo ad appena 18 anni, per poi crescere musicalmente fino a diventare uno dei più apprezzati direttori d’orchestra nel continente europeo già agli inizi del Novecento.

Ritratto giovanile di Bruno Walter. Negli anni Trenta del secolo scorso, tuttavia, un’ombra sinistra avvolse la Germania: la dittatura nazista, con le folli leggi razziali contro gli ebrei. Hitler stesso si pronunciò in più di un’occasione contro un certo Bruno Schlesinger (era questo il vero nome di Bruno Walter) fin quando, durante le prove della Nona di Mahler con i Filarmonici di Berlino, cercarono di catturarlo, fortunatamente senza successo, visto che qualche orchestrale riuscì a farlo fuggire.

L'Opera di Corte di Vienna che vide Walter assistente di Gustav Malher dal 1901 al 1913. (foto Library of Congres) La persecuzione hitleriana spinse Bruno Walter a prendere la via dell’esilio, negli Stati Uniti: e quel suo approdo al di là dell’oceano non fece altro che sviluppare la sua fama, anche grazie all’importanza dell’industria discografica americana. Proprio intervistando un producer della CBS (già Columbia Records) in un grattacielo di New York, ho “catturato” uno degli aneddoti più belli che mi sia capitato di ascoltare nella mia carriera di giornalista.

Il maestro mentre dirige in una caricatura del 1913 firmata Theo Zasche. Quell’aneddoto coinvolge proprio Bruno Walter insieme alla New York Philharmonic Orchestra, e fa luce su un episodio avvenuto subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Era la prima incisione di quell’orchestra e del suo direttore dal momento che si era celebrata la vittoria del conflitto proprio contro il nazismo, e i musicisti erano euforici. Stavano eseguendo con entusiasmo, in sala di registrazione, il primo movimento del Doppio Concerto di Brahms quando Bruno Walter poggiò la bacchetta, si mise a guardarli con quel suo fare affabile che lo distingueva e, ottenuto il silenzio, si rivolse agli orchestrali dicendo: “Signori, voi mi state dando troppo… Voi mi state dando l’Oceano Atlantico, e invece tutto quello che voglio è il Lago di Como!”.

Ecco, da queste parole si può capire tutta la magia del suono che scaturiva dagli strumenti quando a dirigere era Bruno Walter.