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La seconda puntata del tour parigino del Bar Manager dell’Hotel de Russie


di Max D’Addezio

La candida sagoma della Basilica del Sacré Coeur sulla sommità della collina di Montmartre. (foto Federico Labranca) Avevo dei nomi in testa ai quali non sapevo dare una collocazione ben precisa, erano nomi di quartieri, posti da visitare, cose da mangiare e vini da bere, ma con il sospetto che fossero tutte cose per turisti innamorati dello stereotipo di una Parigi che non c’è, ma giusto il tempo di arrivare davanti a un’enorme torta di panna montata (questo è il soprannome che viene dato alla chiesa del Sacré Coeur) sul cucuzzolo di una montagna sacra al centro della capitale francese, ovvero Montmartre, per passare anch’io all’interpretazione del ruolo del turista che cerca e trova ad attenderlo una Parigi che c'è!

L'incessante processione di turisti lungo le viuzze di Montmartre. (foto Massimo D'Addezio) Un bel po’ di turisti a comprare torri Eiffel portachiavi di metallo pressofuso, oscene amenità e altri ammennicoli ce n'erano (anche troppi per i nostri gusti), ma superati i luoghi di acquisti e raccoglimento mandrie, bisogna dire che il quartiere di Montmartre ha veramente un fascino tutto suo, a partire dai vicoletti che salgono e scendono con sinuosa eleganza, passando dal cimitero per arrivare al "Clos de Montmartre", un vero e proprio vigneto nel mezzo di Parigi capace di produrre anche un discreto risultato a livello enologico: il Clos de Montmartre è l’ultima parte rimanente di coltivazioni della vite che anticamente occupavano tutta la facciata della collina: oggi i prodotti dell’unica vigna rimasta, in uno spazio veramente esiguo, vengono venduti dal comune per ricavare fondi da Tavoli all'aperto con vista sui vicoli che scendono verso Pigalle. (foto Massimo D'Addezio) destinare in beneficenza.

La curiosità di assaggiare il vino locale ci porta in un ristorantino poco distante dal vigneto, "La Bonne Franquette", dove dimentichi di essere nel cuore di uno dei posti più visitati della città, e ti godi il tuo angolo di pace con un servizio cortese e ambiente caldo e dove finalmente mi mangio una soupe à l’oignon.

L'esterno del ristorante La Bonne Franquette. (foto La Bonne Franquette) Una volta fuori, ridiscendere in città è piacevolissimo, passando in stradine contornate da mulini finti e scorci parigini, fino ad arrivare a Pigalle, decaduta agorà del peccato, dove troneggia l’oramai vetusto “Moulin Rouge” e il museo dell’erotismo, e solo grazie all’intervento tempestivo di un taxi scappiamo da questo luogo di perdizione e ce ne andiamo ad eseguire un altro classico dell’intrattenimento nella Ville Lumière: il giro in barca sulla Senna.
Ah che bello lasciarsi andare per un po’ con il naso all’insù, gli auricolari nelle orecchie con le spiegazioni dei monumenti facendo foto improbabili a monumenti che scorrono insieme alla corrente e guardare la Tour Eiffel dal fiume, quasi a sbirciare sotto la gonna di una bella signora.

L'antica insegna de La Bonne Franquette. (foto Federico Labranca) Vicino alla torre c’è uno dei migliori ristoranti della città, “Benkay” all’interno del “Novotel Paris Tour Eiffel”, dove è possibile provare la vera cucina tradizionale giapponese “washoku”. Solo su prenotazione molto anticipata (e grazie all’ospitalità di una cara persona) è stato possibile mangiare intorno alla piastra incandescente dello chef, il tutto davanti ad una vetrata che come sfondo ha un lentissimo tramonto sulla Senna, che ha seguito tutte le dieci portate costruite con maestria dall’artista dietro al banco, che ha concluso la sua esibizione con un gelato al caramello “cotto” sulla piastra!!!

Un tranquillo angolo del quartiere. (foto Massimo D'Addezio) Dovesse mai venire un improvvisa nostalgia di pizza, ma con la voglia di bere i migliori cocktail di Parigi, una sosta da “Grazie”, cocktails et pizzà – dove Oscar Quagliarini regna, dimostrando a “tout le monde” la sua grandezza nell’arte della miscelazione – è obbligatoria al 91 di Boulevard Beaumarchais. In un ambiente che è tra il saloon del far west e il più tradizionale locale francese, si trovano ben due insolite scoperte: un barman italiano che furoreggia con le sue creazioni ed un’ottima pizza cotta al forno!

Una fontanella Wallace, le quattro cariatidi simboleggiano bontà, semplicità, carità e sobrietà.(foto Federico Labranca) Per il dopocena suggerisco “Candelaria”, un piccolo locale che a dire la verità è aperto tutti i giorni tutto il giorno, ma che di notte diventa il giusto covo per degli uccelli notturni come siamo noi. Potrebbe e dovrebbe essere definito uno “speak easy”, ovvero un locale segreto che effettivamente non c’è (infatti si entra da una porta in un vicolo sul retro di un piccolo ristorantino) sempre molto frequentato e con un livello di preparazione drinks molto alto.
Meglio una fila realmente chilometrica per salire sulla torre (si parla di circa 5 ore per poter salire) o una visita al quartiere latino? La seconda scelta prevale vista la voglia di scoprire ed entrare in contatto con la pancia della città. Un quartiere che gira ancora intorno alla Sorbonne, pieno di studenti in fermento, come non si fosse mai sciolto il legame con un passato fatto di studenti rivoluzionari che fondarono un quartiere dedicato all’insegnamento e alla propagazione della cultura già nel XII secolo.

Particolare del Moulin de la Galette, unico sopravvissuto dei trenta mulini disseminati sulla collina. (foto Massimo D'Addezio) La sosta obbligata qui è da “Louis Vin” nomen omen di un ristorante, anzi di un vecchio bistrot bellissimo e tenuto altrettanto bene, dove il signor Louis tiene particolarmente a servire i suoi vini, quelli che lui chiama i “vini d’emozione”, e dove (manco a dirlo!) si mangia molto bene. Il locale ha un aria classica tutto legno e vetrate sulla strada, e all’interno c’è una cantina a vista con le pareti in vetro, ma una cosa degna di nota è nella toilette degli uomini la presenza di acqua di colonia rinfrescante, a disposizione di chi come me è un viaggiatore d’altri tempi, che necessita di ristoro dopo aver camminato per tutto il giorno e vuole prepararsi con dignità alla tavola e alla elegante compagnia di una signora raffinata!

Il battello turistico in navigazione sulla Senna. (foto Federico Labranca) Il “quartiere latino” poi è pressoché fuso con un'altra roccaforte della cultura parigina, Saint Germain des Pres, dove se il primo è il quartiere degli studenti il secondo è (o era) il quartiere degli artisti, un crogiuolo di menti, pensatori, pittori che hanno risieduto qui diciamo un po’ da sempre, da quando fu costruita la chiesa appunto di Saint Germain nel VI secolo. L’identità del quartiere si sta a poco a poco sgretolando in favore di una vita più normalizzata, fatta di catene di negozi e banche, ma se ci si immerge al suo interno si trovano quelle gallerie di arte che rimangono a memoria di un passato vissuto dietro le barricate della formazione intellettuale.

Ambiente d'altri tempi al ristorante La Palette. (foto La Palette) E come baluardo di tutto questo c’è “La Palette”, un prezioso bistrot dove ancora si ritrovano persone con qualcosa in comune, che li connette all’antico spirito del luogo, dove ci si trovava per bere fumare e pensare, giocare a carte e vivere la fiera di Saint Germain che stazionava per alcuni giorni con il suo carico di artisti di strada, animali esotici e mangiafuoco, saltimbanchi, prestigiatori, incantatori e maghi!
Arrivare a “La Palette”, sedersi, gustare vino e formaggi è forse stato lo step necessario per entrare veramente in contatto con la pancia della città, dedicando le ore al gusto del vino che si fonde con il sapore del cibo e dei pensieri , alla ricerca dell’abbinamento perfetto e della riflessione ispirata , riuscendo certe volte a vedere quello che di solito non si vede con gli occhi e ad assaporare quello che non si assapora con il palato.

 

Il celebre Moulin Rouge, locale principe della vita notturna a Pigalle. (foto Massimo D'Addezio) La Tour Eiffel punto focale e simbolo della città. (foto Federico Labranca) L'interno del ristorante giapponese Benkay. (foto Benkay) Atmosfera suggestiva e misteriosa alla Candelaria. (foto Candelaria)