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Un tour sulla Cassia del Bar Manager dell’Hotel de Russie


di Max D’Addezio

Quando lascio Roma e vado a fare una passeggiata "fuori porta", la cosa che più mi sorprende è che a soli 20 chilometri dal caos metropolitano tutto ha un altro ritmo, il tempo sembra scorrere più lentamente, le abitudini sono diverse, la concezione dello spazio è differente, e ripeto a soli 20 chilometri dalla Città!

Veduta del Lago di Bolsena da Montefiascone. (foto Comune di Bolsena) Una vera e propria ostentazione di quanto ho appena detto la si ottiene continuando ad esempio ad andar fuori, dirigendo la nostra barra a nord, e ad esempio spingendoci sulla Cassia passando per Montefiascone, costeggiando il Lago di Bolsena con scorci magnifici dal bosco che sovrasta il lago, attraversando San Lorenzo Nuovo e proseguendo fino ad arrivare al bivio con una stradina che ci conduce a Proceno, piccolissimo borgo medievale dove veramente si può avere la sensazione di attraversare un confine ben preciso: il confine tra un presente fatto di una vita sempre più stressata e un passato fatto di tradizioni e profili di antiche fattezze. 

Un angolo del paese di Proceno. (foto Comune di Proceno) A due chilometri c’è un vero agriturismo, di quelli rustici, dove non c’è niente a parte il silenzio, tre amache, buon cibo, bambini urlanti neanche l’ombra e l’appartamentino con vista sul castello di Proceno da favola, un po’ come le stazioni dove anticamente i viandanti si fermavano per un po’ di ristoro. Se non dormite lì comunque è difficile che vi facciano mangiare, ma mi pare proprio un buon inizio!

Ci sono alcune destinazioni nel mondo che si rivelano una delusione una volta arrivati, ma altre che sono ancora più belle di quanto bene e minuziosamente descritte a voce.

Strutture dell'acquedotto e del Palazzo Orsini a Pitigliano. (foto Petitverdot) A parte i tre confini geografici che si intersecano proprio qui, quelli di Lazio, Umbria e Toscana, da questo punto della Cassia in poi (più o meno il km è il 127) si passa il confine della storia, entrando in contatto con borghi medievali come Pitigliano, un paese costruito su di un immenso monolite di tufo, o dominatori di colline e valli, come Radicofani, che alla maniera di un “cavaliere ” guardiano di una porta ti guarda fiero ma geloso di una “Madonna Siena” che ci aspetta alla fine del sentiero.

Avere Radicofani alla nostra destra significa cominciare a essere immersi completamente nelle collinette, che a seconda della stagione hanno una tonalità di colore differente, e si entra in una cartolina quando in estate dopo le onde delle collinette si continua a navigare nella marea di girasoli.

La Fortezza di Radicofani. (foto Comune di Radicofani) Il territorio di cui vi parlo, essendo di origine vulcanica, è attraversato nel sottosuolo da acque termali e ci sono diverse strutture alberghiere che sfruttano tale risorsa, a partire dalle Terme dei Papi a Viterbo passando per San Casciano dei Bagni, ad est di Radicofani dove c’è Fonteverde, per giungere ai Bagni di San Filippo; proprio qui facciamo tappa per un benefico bagno nelle terme libere (nel bosco sottostante la consolare). Ai tempi di Lorenzo il Magnifico gli alberghi 5 stelle non c’erano (per fortuna) e lui trovava conforto con le acque termali in questa incanalatura del terreno, dove c’è una peculiarità assai curiosa anzichenò, il ruscello che scorre nel bosco tra due costoni scoscesi è formato dalle acque che scendono dai due lati, ma la cosa singolare sta nel fatto che a destra esce acqua a 38 gradi centigradi circa e a sinistra esce acqua fredda di sorgente a 10 gradi centigradi circa, ed è possibile immergersi in acque quindi temperate e trovare efficacia sia dal caldo intenso che refrigerio dal freddo cristallino, sia in inverno che in estate!

La Pieve di San Pietro a Radicofani. (foto Comune di Radicofani) Arrivare a Pienza scollinando un po’ significa entrare definitivamente e perfettamente nel medioevo, che in fondo in fondo per buona parte dell' Italia e dell'Europa non è mai finito veramente. L'italia è sì la terra delle cento città, ma sarebbe più corretto dire delle mille cittadine, dove l'anima e la radice della nostra cultura le si vedono quando arrivi in borghi di origine medievale, in cui oggi non troviamo più guardie alle porte della città ma sbarre alle anime delle persone che ci vivono, costrette in un provincialismo che detta gli stilemi di una condotta da mantenere, in tutti i sensi e a tutti i costi.

La sorgente Bullicame delle Terme dei Papi a Viterbo. Pienza è la località che secondo me meglio rappresenta il rinascimento italiano, più di Urbino probabilmente (tutte e due sono patrimonio dell’Unesco), perché per varie vicissitudini storiche non ha mai più ricevuto sostanziali modifiche da quando nel 400 Enea Piccolomini, Papa Pio II, la fece costruire con tutti gli stilemi estetici del tempo e poi a causa della sua morte prematura mai più rimaneggiata.

Paesaggio nei dintorni di San Casciano dei Bagni. (foto Comune Casciano dei Bagni) Ristorantini in giro da consigliare? Mah, che delusione, questo sì che c’è da dire, forse non sono stato fortunato io, ma tutta roba per turisti, accoglienza fredda e vino caldo mi verrebbe da dire, comunque puntando su salumi di cinta, pici all’aglione e fegatini non si sbaglia quasi mai.

Unica trattoria degna di nota è la Taverna del Pian delle Mura, dalle parti dei Le piscine del Fonteverde Natural Spa Resort a Casciano dei Bagni. bagni di San Filippo a Vivo D’Orcia, dove l’ambiente è in tono con il menu fatto di ingredienti genuini provenienti da selezioni locali: buono!

Qui siamo nella Val D’Orcia, patrimonio dell’Unesco, e aggiungo che la parte delle via Cassia che abbiamo percorso è definita come una delle dieci strade più belle d’Italia dal mensile “Quattroruote”, consigliata agli amanti delle 2 e 4 ruote come itinerario per una guida circondata da Il Fosso bianco ai Bagni di San Filippo. (foto Lianem/Dreamstime.com) scenari unici.

Voglio concludere raccontando un piccolo aneddoto: qualche anno fa al “de Russie” arrivò una famiglia di San Francisco, madre padre e figlia quindicenne, che avrebbero passato dei giorni a Roma e poi avrebbero preso la macchina per andare a Firenze. Una sera, parlando come fa un barman dietro al banco con il suo cliente, chiesi il suo piano di viaggio e mi disse che aveva preventivato di andare in autostrada fino al capoluogo toscano. “Giammai” tuonai, e gli diedi i miei appunti di viaggio che ho condiviso in questo scritto, dicendogli che non poteva perdersi uno spettacolo simile in favore di una noiosa quanto pericolosa autostrada.

Piazza Duomo a Pienza. (foto Clodio/Dreamstime.com) È andata a finire che dal 2001 ogni anno tornano in ottobre per rifare lo stesso tragitto e per scoprire nuovi angoli di italico pregio. Nel caso in cui la partenza sia da Firenze, passano in hotel per portarmi un dono molto speciale: una forma di Pecorino di Pienza invecchiato sotto la cenere o nelle foglie della vite, come ringraziamento della mia ispirazione per il loro viaggio (che loro chiamano “our little secret”).

Buon divertimento!