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Bonatti (a sinistra) nel 1954 al campo base del K2 con il collega Erich Abram.

I componenti della spedizione italiana al Gasherbrum IV nel 1958, Bonatti sorridente al centro dell'ultima fila.

Rossana Podestà nel ruolo di Nausicaa con Kirk Douglas nel film Ulisse di Mario Camerini.

Rossana Podestà, diretta da Robert Wise nel 1956, interpreta Elena di Troia, VHS in lingua originale della Warner Bross.

Un fotogramma del film Il grande colpo dei 7 uomini d'oro, regia di Marco Vicario del 1967.

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Rossana Podestà e Walter Bonatti… l’amore è davvero una cosa meravigliosa

Un’affascinante storia tra avventura e sentimenti,
con la complicità della Cuspide Gemelli–Cancro


dell’Astrologa Martina

Rossana Podestà in Le ragazze di San Frediano, film diretto da Valerio Zurlini nel 1954. A Roma, quel mattino di giugno c’era un caldo precocemente estivo, e l’elegante signora, che da un bel po’ si trovava ai piedi della scalinata dell’Ara Coeli con lo sguardo rivolto alle automobili che percorrevano quel tratto di strada, non passava certo inosservata. Bella, i grandi occhi scuri riparati dalle lenti fumé, le forme sinuose che il tempo aveva soltanto reso più morbide, non sembrava davvero il tipo di donna abituata ad attendere eppure, anche se non mostrava impazienza, stava certamente attendendo un uomo.

Walter Bonatti nel 1954 in compagnia dell'amico e collega di varie spedizioni Andrea Oggioni. Passarono quasi tre ore. Rossana si rassegnò: quel tale era evidentemente un po’ scombinato, e chissà dove si era fermato, nel lungo viaggio per arrivare all’appuntamento. Tanto valeva tornare a casa, e scordare quell’avventura mancata. Si avviò per raggiungere il posteggio dei taxi a due passi, a piazza Venezia, e proprio davanti all’Altare della Patria si imbatté in un’auto malamente parcheggiata, con al volante un bell’uomo abbronzato, che gesticolando cercava di convincere un vigile urbano a non multarlo. Fu l’esclamazione di Rossana a interrompere l’alterco, e a segnare l’inizio di una storia che sarebbe durata oltre trent’anni: “Ma Walter, che esploratore sei? Se non mi trovi almeno cercami!”.

Altro che esploratore: Walter Bonatti era una leggenda. Uno dei più grandi alpinisti della storia, capace di scalare le vette più impervie sulle Alpi, ma anche sulle Ande e sull’Himalaya, era poi diventato un inimitabile inviato per il periodico Epoca, che pubblicava i suoi réportage da tutto il mondo. Uomo delle montagne, concedeva poco alla mondanità, e certo non frequentava il mondo dello spettacolo, né leggeva le riviste patinate che riportavano gossip e interviste con attori e attrici di Cinecittà. Fu quindi una sua amica a fargli leggere un’intervista su Grazia, in cui un’attrice piuttosto nota, di fronte alla scontata domanda “Con chi vorrebbe fare naufragio su un’isola deserta?” aveva risposto, senza esitare e spiazzando l’intervistatrice, “Con Walter Bonatti!”.

“Allora, quando partiamo?” Non capita spesso di ricevere un biglietto di tre sole parole, ma a Rossana Podestà non ne servivano di più. Fece arrivare a Bonatti il suo numero di telefono, e la chiamata non si fece attendere; ma l’alpinista, cui pure certo non doveva mancare lo spirito di iniziativa, non si mostrò poi così impaziente: le propose un incontro a Roma dopo quattro mesi, un’eternità. A Rossana non sembrava davvero un segno di grande interesse. Dopo un’ora, il telefono squillò ancora, e l’appuntamento fu anticipato di un mese. Alla sera, l’ultima telefonata: “Vengo dopodomani”.

La copertina dell'ultimo libro di Walter Bonatti Un mondo perduto, Baldini Castaldi Dalai Editore. Non era ricco, Bonatti. Lontano dai riflettori, le sue straordinarie imprese gli avevano fruttato l’ammirazione degli esperti, ma ben pochi soldi, e la collaborazione con Epoca era terminata. Per andare a Roma incontro a colei che avrebbe diviso con lui il resto della vita, dovette organizzare in fretta e furia una scalata e quando fermò la sua auto davanti all’Altare della Patria, in perfetto orario per l’appuntamento ma nel luogo sbagliato, aveva ancora corde, piccozze e ramponi ancora ammucchiati sul sedile posteriore. Anche così, sbagliando luogo e con l’improbabile corredo di un montanaro nel bel mezzo del centro di Roma, era destino che l’incontro con Rossana avvenisse. Lei salì su quell’auto, e gli rimase al fianco per trent’anni : il loro fu l’amore della maturità, solido e consapevole, un amore complice che li vide compagni di vita e di viaggio e che non ebbe mai bisogno di essere suggellato dal patto matrimoniale. Egli la condusse nei luoghi che sentiva “suoi”: le cime del Bianco, le valli lombarde. Ma anche verso mete lontane, attraverso la Patagonia o l’Arizona, l’Etiopia o la Kamchatka, scampando a valanghe e a crepacci, fino a scoprire scenografie ben più sbalorditive di quelle del cinema, che lei non frequentò quasi più. Non le pesò cambiare tanto radicalmente vita: la celebrità non aveva cambiato Rossana, che era nata in Libia e da bambina aveva vissuto a contatto con la natura, andando a scuola saltuariamente e passando più volentieri il tempo a pescare e andare in barca. Il cinema per lei non era una passione, ma una scelta che aveva sempre conservato il sapore della temporaneità e che sicuramente era stata influenzata dal matrimonio, a vent’anni, con il regista Marco Vicario, che la diresse in diverse pellicole.

La loro casa a Dubino, in Valtellina, circondata dai giovani ulivi dell’Argentario voluti lì da Rossana, e insidiata in primavera da incursioni di insolenti caprioli, era però un rifugio sicuro dove tornare dai lunghi viaggi che continuarono a compiere, ogni Natale, fin quasi alla fine. Un ultimo viaggio nel deserto in Egitto, quando Walter è già preda di un terribile male che non saprà mai di avere, un’ultima estate all’Argentario.

Il numero da collezione della rivista Epoca interamente dedicato alla leggenda dell'alpinismo italiano, Mondadori Editore dicembre 2011. Negli ultimi anni, la fama di Walter Bonatti era stata rinverdita. Superate le terribili polemiche legate alla storica prima spedizione sul K2, ristabilita la verità da parte di una commissione del CAI, Bonatti aveva ricevuto diversi riconoscimenti e sfiorato la popolarità di massa, comparendo in televisione e ricevendo anche una laurea honoris causa e il cavalierato. Ma è l’affetto della gente di montagna, che lo conosceva meglio di tutti, quello che circonderà Rossana a Lecco il 18 settembre 2011, nella semplice cerimonia civile in cui si è sciolta, almeno sulla terra, questa coppia di persone straordinarie e riservate.

La costellazione dei Gemelli nell'Atlante celeste di Hevelius. La costellazione del Cancro nell'Atlante celeste do Hevelius. In un’intervista successiva alla morte dell’amatissimo compagno, Rossana ricordò di una notte della loro ultima estate insieme, in cui lei e Walter videro la luna, oscurata alla vista da una pesante nuvola nera, riflettere la sua luce argentea sulle increspature del mare di fronte la loro casa all’Argentario. In tanti viaggi, forse mai avevano assistito ad uno spettacolo naturale di una bellezza così struggente. “È stato commovente che a regalarcelo fosse la luna, che era il nostro astro” commentò, malinconica, Rossana. Entrambi nati in giugno, il 20 Rossana, il 22 Walter, in cuspide Gemelli – Cancro, la loro personalità risentiva dell’influsso congiunto dei due pianeti dominanti i segni di appartenenza, Mercurio e Luna. Alcuni aspetti tipici del Cancro, come la riservatezza e la timidezza, che in Walter venivano sovente scambiati per misantropia, erano attenuati dalla vitalità e dall'estroversione dei Gemelli, che ne potenziavano l’attitudine alla socializzazione e l’apertura verso l’esterno. La tendenza del Cancro a prediligere una vita da condurre al riparo delle mura domestiche veniva contrastata dal dinamismo dei Gemelli, che imprimeva una spinta verso la scoperta delle meraviglie del mondo, muovendo anche all’esperienza dell’incontro e del contatto con l’altro da sé. La natura eterea ma brillante ed energica tipica del segno d’Aria Gemelli, sia in Rossana che in Walter si integrava con la profondità sentimentale del Cancro, segno d’Acqua caratterizzato da una notevole capacità di introspezione e da una acuta sensibilità emotiva.

I ricordi della loro vita insieme, come spiega Rossana in una recente intervista, non sono certo legati a cose materiali: «Walter non era uomo da entrare in un negozio a comprarmi qualcosa. Ci regalavamo la nostra vita l’uno con l’altro: è questo il regalo più bello che ci siamo fatti».