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Differenti visioni: l’Algeria di Camus (secondo Gianni Amelio)
e Roma vista dagli occhi di Woody Allen

 

di Enrico Cerulli


La locandina italiana. Dopo Midnight in Paris, Woody Allen sembrerebbe voler rendere omaggio alla nostra città eterna, così infatti dice il titolo (A Roma con amore). In realtà Roma serve solo come sfondo, un luogo ideale della felicità, dove tutto può accadere, dove le vite dei singoli potrebbero avere una svolta e cambiare per sempre. Ma non è questo il pensiero del regista: le vicende dei vari personaggi percorrono in fin dei conti un anello, per tornare sempre al punto di partenza. Il giovane architetto americano, dopo aver incontrato il suo alter ego invecchiato (Alec Baldwin), che lo accompagna per tutta la sua effimera storia con la sua coetanea superficiale e ambigua, si ritrova, solo, nella medesima via dove l’ha incontrato.

Woody Allen con Judy Davis. (foto Philippe Antonello/Gravier Productions) I due sposini, dopo essersi persi, traditi a vicenda, si ritrovano di nuovo insieme. Il signor Pisanello (Roberto Benigni), monotono impiegato con moglie e figlie, dopo esser diventato misteriosamente famosissimo, ritorna nello stesso modo quello che era. Il regista teatrale in pensione Jerry (lo stesso Allen) scopre un nuovo talento e il modo di farlo esprimere, lo porta al successo, ma alla fine il suo merito non viene riconosciuto dalla stampa. Per raccontare questo il regista ha potuto far affidamento su una produzione davvero in grande stile, che non ha lesinato in mezzi. E deve aver fatto affidamento su numerosi sponsor. Lo spettatore infatti potrà divertirsi a notare che Roma è popolata quasi esclusivamente da veicoli del nostro produttore nazionale e che tutti i personaggi bevono acqua minerale di una famosa marca. E “memorabile” in questo senso è la scena in cui due ragazzi si baciano sul divano con in bell’evidenza il marchio di una fabbrica di salumi…

Roberto Benigni nel ruolo del Signor Pisanello. (foto Philippe Antonello/Gravier Productions) Penelope Cruz con l'attore italiano Augusto Fornari. (foto Philippe Antonello/Gravier Productions) Alec Baldwin e Jesse Eisenberg. (foto Philippe Antonello/Gravier Productions) Antonio Albanese e Alessandra Mastronardi nei panni di Luca Salta e Milly. (foto Philippe Antonello/Gravier Productions)

 

La locandina. L’Algeria di fine anni ’50, alle prese con un doloroso processo di emancipazione dalla Francia, così come rappresentata da Gianni Amelio nella sua ultima pellicola è invece molto più reale e veritiera. Certe scene ricordano La battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo. Il regista dopo aver scoperto numerosi punti in comune fra la sua vita e quella di Albert Camus, ha voluto ripercorrere la giovinezza del grande scrittore, così come narrata nel suo romanzo autobiografico, incompiuto e pubblicato postumo, Le premier homme, dichiarando esplicitamente di averci messo anche qualcosa della sua esperienza.

Gianni D'Amelio sul set con il direttore della fotografia Yves Cape. (foto Claudio Iannone/01 Distribution) Lo scrittore Jacques Cormery, ormai ricco e famoso, dopo aver visitato la tomba del padre, morto in guerra poco dopo la sua nascita, torna in Algeria per far visita alla madre e alle altre persone che sono state significative per lui. In questo viaggio esistenziale si alternano immagini del presente e del passato, di grande poeticità e bellezza. È l’occasione per profonde riflessioni, sia personali, sia di carattere sociale e politico, il tutto però con uno stile ed una sensibilità non comuni. Commuovono ed inteneriscono le interpretazioni del giovane Nino Jouglet (Cormery-Camus da piccolo) e di sua madre da giovane (Maya Sansa).

Convincenti sono anche gli altri attori: Jacques Gamblin (Cormery da adulto), Chaterine Sola (la madre anziana), Nicolas Giraud (lo zio sordomuto). Unico elemento non proprio all’altezza del film è il doppiaggio, che seppur affidato ad attori italiani di spicco, non sempre è ben realizzato, (addirittura in alcuni personaggi è fuori sincrono). Ma questa piccola sbavatura non toglie nulla alla bellezza del film, che anzi merita anche una seconda visione in lingua originale (francese), disponibile in alcune sale cinematografiche.

Il piccolo Nino Jouglet è Jacques Cormery. (foto Claudio Iannone/01 Distribution) Maya Sansa nel ruolo della mamma di Jacques. (foto Claudio Iannone/01 Distribution) Catherine Sola interpreta la madre anziana di Cormery. (foto Claudio Iannone/01 Distribution) Jacques Gamblin nel personaggio di Cormery da adulto. (foto Claudio Iannone/01 Distribution)

Da sapere: Consigliamo vivamente la lettura della traduzione italiana del romanzo, edita da Bompiani, se non altro per vedere quanto ci sia nel film della biografia di Camus e quanto di quella di Amelio… A maggio le novità cinematografiche degne di nota sono essenzialmente due e di segno opposto. Il drammatico Hunger, del regista Steve McQueen, sulle estreme forme di protesta dei prigionieri appartenenti all’IRA nel carcere inglese di Moze, guidati da Bobby Sands e il divertente Dark Shadows di Tim Burton, “necrotica commedia” horror-fantasy, con Johnny Depp. Potrebbe essere interessante Maternity Blues, di Fabrizio Cattani, se non altro per la singolarità e la delicatezza dell’argomento. Ma già il titolo lascia perplessi, allude alla cosiddetta “depressione postnatale”, mentre nel film si parla di madri infanticide.