Tweet

 


 

| HOME PAGE | MERIDIANI E PARALLELI | ASTROLOGIA E DINTORNI | ANNIVERSARI | CALENDARIO | LOUNGE TIME | IL RESORT DEL MESE | LO SCAFFALE | GALLERIA DEL GUSTO |
| RITRATTI DI ARTISTI | SPIGOLATURE | ITINERARI | PROTAGONISTE | NON SOLO HOTEL | ATTIMI DI CINEMA | NEWSLETTER | FORUM | CONTATTI | LINK CONSIGLIATI |

Scarica l'articolo in PDF

clicca sulle miniature
per ingrandirle

Articoli pubblicati
nella stessa rubrica


Partita a Scacchi

Il Caleidoscopio:
...ovvero riflessioni
di un barman

Una simpatica Canaglia

Si fa presto a dire Martini
prima puntata

La Corte dei Miracoli

Si fa presto a dire Martini
seconda puntata

Un ricordo speciale

Bluesman

Non vedo l’ora

Uno strano “salvataggio”

L’enciclopedia del gusto…

Due Filetti di Baccalà

Te la do io l’America
prima puntata
seconda puntata
terza puntata

Un Barman per amico

Stiamo uniti!!!

L’occasione perduta

Speakeasy

Menecmi

I nuovi carbonari

La solitudine
dei numeri primi

Vado in Messico

Ciao, tenente Colombo

Vado in Messico
seconda puntata

Giorgia On my mind

V.E.sP.er n°2

Vacanze romane

Altre vacanze romane

Dedica ad un caro amico

"I can’t get satisfaction!"

Signori ci si nasce…

Un ricordo di felicità

Il comune senso…
del doppio senso!

La Roma dell’Est

Illusioni o realtà

Illusioni o realtà
seconda puntata

L’abc del gusto

Bollicine

 


Prima puntata di una sosta parigina del Bar Manager dell’Hotel de Russie


di Max D’Addezio

Fontana ottocentesca in Place de la Concorde. (foto Musat Christian/Dreamstime.com) Faccio pubblica ammenda con relativa marcia indietro sulle mie posizioni per dichiarare folle amore per Parigi!

Enrico IV disse “Parigi val bene una messa” e aveva ragione, è proprio una bellissima città! Non me ne ero mai accorto in altri viaggi fugaci di lavoro, ma Parigi è proprio bella, ed è secondo me il risultato di uno sforzo culturale che nei secoli ha avuto il coraggio di mettersi in discussione, e ha colto la necessità sociale di rimettere in discussione tutto, non perdendo mai il treno della storia che passava e dava l’occasione di evolversi a livello culturale nel senso più profondo del suo significato! Stiamo parlando di quello che è stato uno degli imperi più grandi mai esistiti sulla terra che ad un certo punto ha rimesso le carte in tavola, ponendo fine alla mentalità che ha contraddistinto il medioevo in Europa, aprendo le porte ad una nuova mentalità collettiva.

Un tratto della Senna, sullo sfondo la cattedrale di Notre Dame. (foto Massimo D'Addezio) E oggi passeggiando per Parigi si respira distintamente questo genere di visione della vita: attraversando strade che segnano indissolubilmente la grandezza di una potenza militare, come Place de la Concorde, immenso esempio di autocelebrazione urbana, o la capacità di costruire con la bellezza negli occhi che ritrovi nelle piccole vie dove i palazzi sono sempre delle morbide costruzioni, che con quel tocco ottocentesco di art noveau diventano delle eleganti cornici di piacevoli passeggiate tra negozi mai noiosi.

Comunque è chiaro il mio compito, riportare dei piccoli consigli su come e dove potersi godere un po’ de la Grandeur passando dal nostro palato!

La facciata della cattedrale di Notre Dame. (foto Federico Labranca) Come avrebbe iniziato Snoopy quando scriveva i suoi romanzi “era un pomeriggio buio e tempestoso…”. Pioveva che era una bellezza, ma non potevamo stare fermi in un posto ad aspettare che la perturbazione passasse , quindi giubbottino antipioggia, stivaletto DM e si inizia a camminare, un po’ distrattamente, con l’isola di St. Louis come meta, una piccola isoletta subito attaccata alla più grande e importante Ile de la Cité, ma non molto frequentata dai turisti né tantomeno dai parigini che non ci abitano, ma è piena di piccoli negozi che vanno dal bahazar al piccolo atelier di moda, dalle maroquinerie al macellaio più bello di Parigi, tutto sulla Rue de St. Louis, il resto sono poche stradine dritte e regolari che ospitano qualche bistrot o alberghetto, in una quiete piacevolissima.

Le mansarde dell'Ile de la Cité. (foto Massimo D' Addezio) Il nostro primo pasto parigino è in una piazzetta tranquilla dell’Ile de la Cité, in un micro bistrot che si chiama “Ma salle à manger” in Place Dauphine, che ha contribuito in maniera preponderante al mio cadere in amore con la città: sembrava disegnato per quanto è bello, con una unica e grande vetrata un po’ appannata (fuori faceva freddo e dentro un accogliente tepore), una piccola ed unica sala dove non più di dieci tavoli quadrati larghi come le mie spalle apparecchiati con delle tovaglie a scacchi bianchi e rossi erano messi vicini vicini. Un buon bicchiere di bordeaux, un confit de canard divino e Parigi mi dà il suo più gustoso benvenuto!Rinfrancati dalla piacevole sosta ci rimettiamo in cammino, attraversiamo l’Ile de la Cité, l’isola più importante dove c’è sia il Palazzo di Giustizia che la cattedrale di Notre Dame con un terzo di tutti i turisti della città.

Un battello ormeggiato davanti al cosiddetto Vert Galant, punta estrema dell'Ile de la Cité. (foto Federico Labranca) Dopo i due isolotti ci rituffiamo sulla terraferma e ci rimettiamo in cammino alla volta di Place Vendome, passando per quel megalitico complesso del Museo Nazionale d’Arte Moderna che è il Centre Pompidou, una costruzione che come le piramidi di vetro costruite nel centro del cortile del Louvre ti lascia con dei punti interrogativi molti grandi su quello che è il nostro italico senso dell’estetica (o pudore) e sull’opportunità della totale virata verso uno stile che non è dato dalla continuità bensì dal nuovo (e che nuovo!).

Rue St.Honerè ci guida fino a casa, a Place Vendome appunto, e siccome l’Hemingway del Ritz è chiuso per ristrutturazione per i prossimi tre anni, uno champagne ce lo andiamo a prendere al Costes, il bar parigino dopo il Buddha più conosciuto al mondo (forse), seguito da un bel Bloody Mary al Park Hyatt dal mio amico Ben.

L'insegna di una stazione metro in perfetto stile art nouveau. (foto Federico Labranca) È arrivata inaspettatamente l’ora di cena con ancora la luce del giorno, le distanze non sembravano così grandi e invece attenzione perché le mappe ingannano e gli spazi sono grandi, le camminate sono lunghe e la fame è sempre in agguato, ma per fortuna troviamo davanti al teatro Edoardo VII una piccolo ristorantino, “Les Bacchantes”, un po’ fuori dal contesto turistico e dove i parigini vanno a mangiare.

Place Vendome. (foto Markus Mark) Cos’è la cucina locale? È il midollo dell’osso dello stinco della mucca tagliato per lungo e servito con cucchiaino e il saporito sale di Guerande, oppure la guancia del maiale cotta al forno per dodici ore o ancora una strepitosa anatra all’arancia senza considerare il loro flan al caramello, una sorta di creme caramel ma servito al cucchiaio e denso come una crema!

Adesso posso andare a dormire!

 

L'ingresso dell' Hotel Park Hyatt a Place Vendome. (foto Park Hyatt) Il bar del Park Hyatt. (foto Park Hyatt) La Tour Eiffel illuminata. (foto Massimo D'Addezio)

1 – Continua